Zerocalcare: senso di appartenenza e condivisione del vissuto

Il mese scorso ti ho parlato del webcomic: qui puoi trovare un breve excursus del fenomeno, fondamentale per comprendere il passaggio dal cartaceo al prodotto online; ti ho elencato anche caratteristiche e differenze con il fumetto stampato e i principali esponenti. Ti ho lasciato, però, con la promessa che, in quest’articolo, ti avrei parlato esclusivamente di Zerocalcare. E allora, eccoci!

Io e la socialità

Io ho un limite. Preferisco andare al cinema e ai concerti da sola. Per certi versi, un limite bello grosso, ne sono consapevole.
Perché questa mania, chiedi? Perché raramente – molto raramente, purtroppo – trovo un’anima affine, un essere umano che la vede e pensa come me, un gemello siamese artistico, un tipo empatico come Elliott con E.T.
È un atteggiamento che mi fa passare tranquillamente da asociale, a tratti portatrice della sindrome di Asperger, ne sono cosciente, ma alla fine va bene così: non posso certo compromettere la cultura con qualche zavorra inopportuna, oh! (E poi devo essere libera di potermi commuovere… sssshhh!!!). Magari ‘sta palla al piede mi tocca pure il braccio e parla tra una battuta e l’altra del film, mi canta in un orecchio – berciando note a caso – e risponde al cellulare durante una puntata di Fargo. No, no… lasciamo perdere, ché poi, da qui a finire a Rebibbia, è un attimo.

Sì, però ti devo confessare che condividere queste cose con Michele annullerebbe quanto esposto poc’anzi. Io, lo so, mi contraddico (no, non sto citando Celentano), ma io, tutte queste attività, le farei con Michele! Michele Rech, in arte Zerocalcare. E ora ti spiego perché, magari.

Analogie sparse

Io e Zerocalcare siamo quasi coetanei. Lui è del 1983. Personalità complesse, ironia e autoironia simili, stesse pippe mentali. Stiamo entrambi a rota di cinema, videogiochi, musica e serie TV. Ci sentiamo realizzati esprimendoci attraverso citazioni. Affoghiamo nella cultura anni ’80 e ’90. Insomma, parliamo la stessa lingua.
Poi, se aggiungi il fatto che tutto ciò lui riesce a riversarlo nel fumetto, io come faccio a non emozionarmi? Come quando David Lynch ha annunciato la terza stagione di Twin Peaks. Ti batte il cuore. Forte.

Rebibbia state of mind

Zerocalcare non è di Roma. Zerocalcare è di Rebibbia.
Nasce ad Arezzo, d’accordo, da madre di origine francese e padre italiano. I primi anni di vita li passa anche in Francia, certo. Ma è di Rebbibia. È qui che fondamentalmente cresce e si forma. Ed è da qui che non se ne vuole andare: soffre a stare lontano dal suo mondo per più di 48 ore; la nostalgia lo devasta. “Rebibbia per me è un’isola felice, tra San Francisco e Pescara“, dice.

Quando senti dire “Rebibbia”, ti vengono in mente solo due cose: il carcere e il capolinea della metro B.
A Rebibbia, però, non c’è solo questo. Per esempio, c’è anche un mammuth! Sì, un mammuth. Devi sapere che negli anni ’80, a Casal de’ Pazzi, durante uno scavo archeologico furono ritrovate alcune zanne di questo animale preistorico. Per la comunità rebibbiese, questo non poteva che diventare motivo di orgoglio, trasformando l’evento in simbolo del quartiere da contrapporre al carcere.

Zerocalcare, da rebibbiese DOC, il fenomeno lo vive appieno! Lo testimonia il fatto che nel dicembre del 2014 realizza un enorme murales che accoglie le persone all’uscita della metro B.
Un murales in bianco e nero, raffigurante un mammuth! Sulla sua groppa, trovi diversi personaggi che animano i fumetti di Zerocalcare e sullo sfondo scorci di quartiere, mentre sul fianco dell’animale c’è il CAP di Rebibbia. La scritta recita: “Welcome to Rebibbia. Fettuccia di paradiso stretta tra la Tiburtina e la Nomentana, terra di mammuth, tute acetate, corpi reclusi e cuori grandi”. E più sotto: “Qui ci manca tutto, non ci serve niente”.
Direi che è impossibile sintetizzare la propria appartenenza meglio di così.
È consapevolezza, è legame, è amore. Soprattutto se sei disposto a scrivere “Rebibbia regna” in ogni angolo del globo.

Esordi, esperienze, stile

Innanzitutto il nome. La leggenda vuole che Michele, in un giorno qualsiasi del 2000, stesse polemizzando su Indymedia. Serviva un nickname per poter scrivere commenti e proprio in quel momento passava in TV la pubblicità di ZeroCal.

Zerocalcare è autodidatta, nel senso che non ha mai frequentato una scuola di illustrazione. Quello che sa fare, quello che fa, è frutto della sua abilità innata. E di anni a esercitarsi ricopiando qualsiasi cosa, da Topolino e Paperino fin da piccolo, Lupo Alberto, Cattivik, Sturmtruppen, i supereroi della Marvel, i manga giapponesi, Dragon Ball, Ken il Guerriero, fino ad arrivare al fumetto underground, come Tank Girl di Jamie Hewlett e Brian the Brain di Miguel Ángel Martín.
Altri stili di consultazione sono Skottie Young, Alan Martin, Luke Pearson e attinge molto anche da autori francesi, come Manu Larcenet (Lo scontro quotidiano) e Boulet.

Il suo approccio al disegno è davvero rassicurante: disegna sul divano con un libro come base appoggiato sulle ginocchia. Inizia con la matita, ripassa con pennarelli Staedtler (03, 05, 08) e, dopo la scansione, completa con Photoshop (campiture nere e ombre grigie). D’obbligo un sottofondo fatto di serie TV, quando disegna, e musica, principalmente punk, quando è al computer.

Importantissimo per la sua formazione personale e artistica è l’incontro con i centri sociali che comincia a frequentare intorno ai tredici anni, ambiente che considera una famiglia a 360° con cui ha un rapporto quotidiano. A sedici anni, centro sociale e fumetto si incrociano perché Michele inizia a illustrare valanghe di locandine per concerti punk e manifestazioni, oltre che copertine di dischi e di fanzine di artisti vari.

Un episodio davvero rilevante è quello del G8, nel luglio del 2001, che lo stesso Zerocalcare considera lo spartiacque della sua esistenza. Aveva diciotto anni. Il primo esperimento di fumetto vero e proprio è stato il racconto dell’esperienza di Genova. Non in diretta, ma un anno dopo, quando hanno arrestato venticinque persone per devastazione e saccheggio. Da lì è nata l’esigenza di scrivere La nostra storia alla sbarra, un fumetto venduto per pagare le spese processuali dei ragazzi arrestati.

Prima della nascita del blog, nel 2011, Zerocalcare collabora con diversi giornali, quali Liberazione, Carta, Repubblica XL, Canemucco, DC Comics, Smemoranda, Internazionale; ha una rubrica mensile a fumetti su Wired e Best Movie; partecipa all’annuale antologia del fumetto indipendente Sherwood Comix.

2011

Il blog. Anche lui lo apre, come eriadan. Inizialmente senza nemmeno tutta questa convinzione. A dirla tutta, Zerocalcare viene trascinato da Makkox: è lui, difatti, che ha registrato l’indirizzo, aperto il sito, caricato le prime storie. Insomma, ha avuto ragione a credere in lui, direi. Makkox, tra l’altro, è colui che gli cura anche l’edizione autoprodotta del primo libro, La profezia dell’armadillo (tutti i libri di Zerocalcare, compreso questo, sono pubblicati e ristampati dalla Bao Publishing, per un totale di 7, finora).

Precisazione fondamentale: non ti svelerò quasi nulla delle trame e dei protagonisti perché devi comprare tutti i libri!!! E poi lotto anche io quotidianamente contro i maledetti dello spoiler, anche se parliamo di cose non fresche di pubblicazione. Devi strozzarti di risate anche tu, commuoverti e riflettere devastata dalla nostalgia, come ho fatto io. E tanti altri. Convinciti che siamo sulla stessa barca.

Vita quotidiana, plumcake e armadilli

Come tutte le opere di Zerocalcare, La profezia dell’armadillo ha una fortissima connotazione autobiografica. Anzi, si può tranquillamente affermare che è la base della sua arte.
I suoi disegnetti, come li definisce lui stesso, sono ispirati da quello che gli capita quotidianamente, dalla coda per la spesa a quella al semaforo, e le storie sono quelle che racconta a cena: vecchi compagni di scuola che rovinano i finali dei telefilm, genitori imbranati con la tecnologia, il precariato che sta facendo naufragare due generazioni, la reperibilità perenne a cui ci costringono gli smartphone. A tal riguardo, ha raccontato di avere creato un documento word dove appunta tutte le cose buffe che gli accadono e che potrebbero diventare spunti per un fumetto.
Zerocalcare racconta delle proprie debolezze: si diverte a disegnarle e le persone ci si riconoscono perché alla fine si tratta delle debolezze di tutti noi. Inoltre, nella narrativa contemporanea c’è un enorme buco relativo agli anni ’90. Mentre la cultura del decennio precedente è stata recuperata ovunque, dalla musica ai film, lo stesso non è ancora accaduto per i ’90. Nei fumetti è un fenomeno macroscopico, soprattutto in Italia. In Francia, per esempio, molti autori raccontano la generazione cresciuta in quel decennio.


Con La profezia dell’armadillo si parte dal momento in cui Zerocalcare apprende della morte di una cara amica, Camille, e la difficoltà di comunicare agli altri una notizia indigeribile, per proseguire con una serie di micro storie autoconclusive, che messe insieme raccontano il delicato passaggio all’età adulta, con il risultato di non accettazione e dell’incapacità di rinunciare alle sicurezze e alle illusioni dell’infanzia.

Tutto condito da citazioni erudite, dipendenza da plumcake e serie TV, e personaggi che incarnano stati d’animo: abbandonate le didascalie introspettive (ma la didascalia rimane presente in modo forte, principalmente come voce narrante), Zerocalcare sceglie di personificare direttamente le sue inclinazioni e le sue numerose “voci interiori”. A differenza di eriadan, che trasforma le voci della coscienza in diverse caricature di se stesso, Zerocalcare opta per incarnare gli stereotipi utilizzando personaggi diversi dal protagonista ben radicati nell’immaginario collettivo. Il risultato è che ogni personaggio, appena introdotto, dà subito l’impressione di essere conosciuto da sempre.

Degno di nota, e vero e proprio coprotagonista della vicenda, è l’armadillo, anch’esso proiezione mentale dell’autore e che di esso incarna una specie di coscienza al contrario, mostrandone le paure e le paranoie. È la voce principale, quella autentica.

Prigionieri dell’infanzia

Un polpo alla gola, del 2012 e secondo libro, è il primo esperimento di racconto lungo. È una storia corale e suddivisa in tre capitoli, tre stagioni della vita di Zerocalcare da giovane: amicizie, rivalità, gameboy, incomprensioni con il mondo femminile. Ed è anche un giallo in piena regola perché abbiamo tre amici, un comprensorio scolastico, un omicidio, un segreto che sarà svelato dopo molti anni. Quello che risulta interessante è vedere come queste emozioni, questi sentimenti, vengono portati alla luce ed esorcizzati attraverso il filtro della distanza temporale e della costante revisione in chiave comica.

L’infanzia non è solo un contenitore di bei ricordi, ma è soprattutto un luogo oscuro e fitto di mistero in cui si è protagonisti passivi o attivi di atti di violenza con i quali dovremmo fare i conti per il resto della nostra vita.

Dal blog alla carta

Ogni maledetto lunedì su due, terzo libro e del 2013, contiene molto semplicemente tutte le strip che hai letto sul blog nel periodo novembre 2011-febbraio 2013 con l’aggiunta di una storia inedita di cinquanta pagine e di A.F.A.B.


Si parte dall’analisi critica del proprio status di precario che vive da solo nutrendosi quasi esclusivamente di merendine: in questo contesto indaga con sagacia creando dei climax comici nelle passioni e nei miti di un’intera generazione.

Zombie a Rebibbia

Rebibbia la respiri in tutte le strisce di Zerocalcare, ma più di tutto in Dodici, quarto libro del 2013.


Come in The Walking Dead, non si sa il perché, il come e il quando dell’invasione. Zerocalcare e gli amici cercano di sopravvivere e un evento inaspettato li costringe ad andare via di lì. La narrazione si serve di salti temporali e flashback che creano suspence ma anche un po’ di confusione, raggirata sufficientemente dall’alternanza dei colori e del B/N.


Doom, Mortal Kombat, Street Fighter, I Cavalieri dello Zodiaco, Ken il Guerriero. Mi capisci?
Rebibbia regna soprattutto qui. E cuoricini per Secco!

Misteri generazionali

Pensiamo di sapere tutto della nostra famiglia. Niente di più sbagliato! E Zerocalcare ce lo dimostra nel toccante Dimentica il mio nome, quinto libro del 2014, altro riuscitissimo esempio di racconto lungo.

La morte della nonna è il punto di partenza per una storia misteriosa che riguarda non solo questa dolcissima vecchina, ma anche la mamma di Zerocalcare e lui stesso.
Dolore, lutto, crisi, sincerità: 10 e lode per l’introspezione dei personaggi.
Risvolti fantasy spettacolari e crescita stilistica esagerata.

Accolli, accolli ovunque

L’elenco telefonico degli accolli è la seconda raccolta delle strip del blog (marzo 2013-aprile 2015), sesto libro del 2015. Contiene anche un inedito di 45 pagine.

La difficoltà di gestire gli accolli che inevitabilmente si moltiplicano quando cominci a diventare discretamente famoso. Dai fan agli editori, dalla famiglia agli amici, può risultare frustrante dover soddisfare le richieste più disparate, soprattutto per quelle persone, come me e Zerocalcare, che hanno necessità di restare da soli per potersi rigenerare, che faticano a stare in mezzo agli altri, costretti a indossare quella “deprimente maschera sociale”.

Scadenze, responsabilità, paure adulte, inadeguatezza, ansia e come gestirle. Almeno ci si prova.

Fuori da Rebibbia

Kobane Calling è l’ultimo lavoro, del 2016.
Il libro nasce a seguito di alcuni viaggi che Zerocalcare ha intrapreso tra il 2014 e il 2015, all’interno del progetto “Rovaja calling”, una staffetta di solidarietà nei territori siriani per portare generi alimentari e aiuti vari al popolo curdo, dopo aver realizzato che l’unico modo per capire veramente la situazione e per poter veramente far propria la rivoluzione che sosteneva, era recarsi direttamente in quei luoghi.


Si tratta di un resoconto piuttosto lucido e approfondito della situazione tra Turchia, Siria e Iraq, dove Zerocalcare esplica in poche vignette il contesto per poi dedicarsi soprattutto a riportare quanto visto e sentito durante la sua permanenza in quelle zone.
Una testimonianza molto personale, che straborda di Michele, e che rappresenta sicuramente l’apice della sua maturità dal punto di vista sia narrativo che grafico.


Ti segnalo questo video. A mio parere, una summa di Zerocalcare.
Zerocalcare ha anche vinto diversi premi. Leggi qui.

Ti sei già vestito e recato in fumetteria? Ti sei spinto fino al capolinea della metro B? No? E che aspetti?

Annamaria Marraffa

Hai presente quelle tipe total black, dai capelli rossi? Bene.
Poi immaginami estasiata tra dischi, fumetti, film, serie TV, libri, violoncelli.
Anna, dal 1982, tra citazioni e suoni.
Ti farò compagnia, tra una tavola di Magnus e una canzone di Fiumani.
Se vuoi contattarmi, scrivi a a.marraffa@inchiostrovirtuale.it
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