Uliveto, l’acqua della salute e dell’indignazione

Un’immagine della Uliveto, sponsor della Nazionale Italiana di pallavolo, in occasione dei Mondiali di volley ha destato tanta indignazione per nulla.

Il percorso delle ragazze della Nazionale Italiana di pallavolo agli ultimi Mondiali è stato a dir poco splendido, culminato purtroppo in una sconfitta delle nostre rappresentanti al tiebreak della finale disputata contro la Serbia; incontro questo che ci aveva visto addirittura andare avanti per 2 set ad 1. Una campagna comunque trionfale al quale è mancato solo l’acuto finale, non arrivati solo per pochi punti, e che ha avuto il merito di ridare alla pallavolo una centralità mediatica che mancava da tempo, ottenendo sicuramente maggior risalto rispetto alla Nazionale maschile, naufragata nel Mondiale casalingo dopo aver disputato un’ottima prima parte di competizione. Come ogni bel traguardo che si rispetti, però, non poteva non esserci una discussione che facesse passare il risultato sportivo in secondo piano. Nel caso di specie la polemica ha investito l’acqua minerale Uliveto, sponsor proprio della Nazionale Italiana.

Uliveto e l’immagine incriminata

La polemica esplode dopo che la Uliveto pubblica questa immagine, per celebrare il Mondiale delle azzurre:

Uliveto Volley

 

Apparentemente non sembrerebbe esserci nessun tipo di problema, senonché qualcuno ha fatto notare che la bottiglia dell’acqua della salute (cit.) copre Paola Egonu, probabilmente la miglior giocatrice azzurra della competizione.

Volley without Uliveto

I primi confronti sono stati fatti con una foto analoga realizzata per la Nazionale maschile:

Uliveto Maschile

L’accusa mostra che in questo caso l’Uliveto non abbia coperto nessun giocatore perché non c’era nessun giocatore di colore da coprire. Da ciò si evincerebbe, al di là di ogni ragionevole dubbio, l’intento discriminatorio dello sponsor.

Accade, tuttavia, che qualcuno un po’ più attento faccia notare come in un’immagine precedente l’Uliveto non abbia affatto coperto la Egonu:

UliVolley semifinale

A questo punto la strada per l’accusa si complica oltremodo, ma molti non indietreggiano dalla posizione presa. Dunque bisognerebbe pensare che chi ha realizzato quell’immagine volesse far passare volutamente un messaggio razzista (solo per la finale, però), rischiando deliberatamente di creare un ritorno negativo per la propria azienda e magari mettendo in pericolo anche il suo posto di lavoro. Il tutto per una posizione personale dell’addetto di turno, perché è difficile pensare che i vertici della Uliveto abbiano dato mandato di oscurare le atlete di colore ma solo dalla finale in poi, che magari a vederne troppe si pensa che facciano bene al Paese.

Si tratta veramente di razzismo o si esagera?

Onestamente sostenere che l’Uliveto (o chi per lei) volesse censurare la “scarsa purezza etnica” della Nazionale sembra una forzatura enorme, dettata dalla volontà di denunciare il razzismo, ben oltre la (preoccupante) misura nella quale già non si manifesti in Italia. Esasperare in questo modo la lotta al razzismo è controproducente e permette a qualche pittoresco personaggio di usare l’insopportabile termine “buonista” per sminuire chi vuole tutelare il diverso.

Anche la volontà stessa di voler elevare la Nazionale femminile di pallavolo ad esempio virtuoso di integrazione è sbagliato, semplicemente perché avere in squadra giocatrici di colore oggi è la normalità. Non penso neanche che qualcuno abbia cambiato la propria idea sulle politiche di integrazione vedendo l’Egonu schiacciare (sarebbe addirittura più razzista così, forse). Penso che sarebbe più efficace far cambiare idea a qualcuno mostrando (ad esempio) il ritorno economico che garantiscono i centri SPRAR, che l’attuale Governo vuole smantellare, o anche la loro efficacia nell’impedire che gli immigrati finiscano nella rete della tratta dei lavoratori, quella che tanto usano come alibi per dire di non volere gli immigrati.

Capisco, tuttavia, che argomentare compiutamente questi discorsi sia più difficile rispetto a dire “la Nazionale vince perché la nera schiaccia più forte”; non sono io il genio della comunicazione, quindi magari sbaglierò e le schiacciate della Egonu sbricioleranno il razzismo. Nel frattempo però possiamo tranquillizzare tutti: bere Uliveto non vi farà diventare razzisti, né farà aumentare il numero di discriminazioni in Italia.

L’indignazione, dunque, potete tenerla da parte per quando, realmente, ci sarà qualcosa per cui valga la pena alzare un pochino la voce.

Laureato in Giurisprudenza ed iscritto all’ordine dei pubblicisti. Per deformazione professionale seguo qualunque fatto d’attualità. Non sono malato di sport, mi limito a scandire i periodi dell’anno in base agli eventi sportivi. Ogni tanto provo a fare il nerd, con risultati alterni.
Potete contattarmi scrivendo una mail: l.picardi@inchiostrovirtuale.it

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