Tortu: un’attesa lunga (quasi) quarant’anni

Filippo Tortu, da tempo annunciato come il miglior prospetto dell’atletica italiana, a 20 anni appena compiuti è già nella storia con il suo 9″99 sui 100 metri.

Sono sempre diffidente quando si parla di giovani prodigi dello sport con toni trionfalistici: senza fossilizzarsi sul solo aspetto mentale, ci sono fin troppi fattori imprevedibili che possono minarne la crescita, su tutti lo sviluppo fisico, che potrebbe far venir meno le certezze motorie del ragazzo. Inutile dire però che delle volte la curiosità spinge a dare comunque un’occhiata ai profili più promettenti, senza per questo caricarli di aspettative. L’interesse è maggiore quando i pareri sul talento dell’apprendista campione sono pressoché unanimi. A quest’ultima categoria di talenti universalmente riconosciuti apparteneva sicuramente Filippo Tortu. Non saprei dire da quanti anni si parla di lui come del futuro elemento di spicco dell’atletica italiana, ma sono decisamente abbastanza, considerando che oggi questo brianzolo, fierissimo delle proprie origini sarde (tanto da aver tatuato la sagoma della Sardegna sul fianco), ha appena vent’anni, compiuti pochi giorni fa (15 giugno).

Le aspettative attorno al ragazzo sono già state ripagate, anche se dovesse smettere di correre oggi stesso.

Come molti di voi avranno letto, infatti, in occasione del Meeting de Atletismo Madrid Tortu ha abbattuto la barriera dei dieci secondi sui cento metri, facendo registrare il tempo di 9″99, battendo così il quasi-quarantennale record italiano del leggendario Pietro Mennea di 10″01 (resisteva dal 1979!). Dopo l’impresa di Cecchinato al Roland Garros, un altro enorme risultato per lo sport italiano che ci aiuta a dimenticare la nostra assenza ai Mondiali di calcio (di cui, promesso, parleremo prossimamente).

Per rendere meglio l’idea, Filippo Tortu è solamente il terzo atleta bianco ad abbattere il muro dei dieci secondi.

Prima di lui solamente Ramil Gulyev, azero naturalizzato turco, il cui record personale è di 9″97, e il più noto velocista francese Christophe Lemaitre, capace di far segnare addirittura un 9″92, rimanendo ad oggi il tempo più basso fatto segnare da un atleta bianco sui cento metri. In assoluto, diventa il 134° atleta capace di scendere sotto i dieci secondi che, se ci pensate, non sono molti, soprattutto considerando che il primo ad abbattere questa barriera fu l’americano Jim Hines nel 1968!

Fondamentale nella crescita di Tortu è stata la gestione delle pressioni, con cui ormai convive da anni. Filippo ha proseguito – o, meglio, sta proseguendo – il suo percorso di crescita con grande serenità e senza caricarsi di troppe aspettative se non una: quella di migliorarsi allenamento dopo allenamento, con l’impegno come unica stella polare da seguire.

Mennea murales

Il tributo a Mennea nel centro sportivo di Appiano Gentile centra lo spirito dell’atleta e, probabilmente, torna buono anche per Tortu.

Questo atteggiamento molto prudente e poco spavaldo emerge spesso nelle parole di Tortu.

Nell’intervista rilasciata a La Gazzetta dello Sport dopo aver fatto segnare il nuovo record italiano, non si è assolutamente sbilanciato sui suoi obiettivi futuri, lasciando però intendere di averli ben presenti. Il giornalista di SKY Nicola Roggero ha inoltre affermato – con conferma del diretto interessato, presente in studio – che delle volte a Filippo fra il riscaldamento e la gara è capitato di addormentarsi, mostrando forse un eccesso di serenità!

A tal proposito, una delle chiavi di tanta tranquillità è il padre Salvino, ex velocista con un’immensa passione per l’atletica (tanto da spingerlo all’eugenetica) che si è occupato in prima persona della programmazione del figlio. Aspetto questo tutt’altro che semplice, dal momento che le sue idee, definite innovative da Filippo, cozzavano con quelle della maggior parte dei tecnici federali. Nella stessa intervista alla Gazzetta appena menzionata, Tortu jr. ha spiegato come il programma del padre preveda (relativamente) poche competizioni e molti allenamenti, soprattutto sulla tecnica, sulla qualità della corsa, evitandogli forse anche un’eccessiva esposizione mediatica. Ad oggi la tanto criticata strategia di papà Salvino si è rivelata vincente.

A questo punto, cercando di rispondere cautamente noi al posto di Tortu, cosa dobbiamo aspettarci dal nostro miglior velocista?

Probabilmente un ulteriore salto di qualità sui cento metri, cosa che comunque non è scontata: il già citato Lemaitre ha raggiunto il proprio apice nel 2011, a 21 anni, senza essere in grado di progredire successivamente. Tuttavia nel caso di Tortu ci sono degli elementi tecnici visibilmente migliorabili che potrebbero permettergli il miglioramento auspicato, su tutti la partenza (come si può vedere anche nel video in alto e come ha affermato lo stesso Tortu); senza contare la serietà e la dedizione al lavoro sopra menzionate.

Ma la vera sfida di Tortu potrebbe essere un’altra.

A dire di molti, compreso Salvino, la vera gara di Filippo è quella dei 200 metri, come lo è per lo stesso Lemaitre e, soprattutto, come lo era per Mennea, il cui 19″72, tuttora record europeo (resiste dal 1979!), un tempo che ancora oggi può valere una medaglia olimpica, aspetta di essere battuto. Chissà che, anche stavolta, non tocchi di nuovo a Tortu. Difficile, ma la determinazione di Filippo ci ha da poco mostrato di poter superare ostacoli proibitivi.

Laureato in Giurisprudenza ed iscritto all’ordine dei pubblicisti. Per deformazione professionale seguo qualunque fatto d’attualità. Non sono malato di sport, mi limito a scandire i periodi dell’anno in base agli eventi sportivi. Ogni tanto provo a fare il nerd, con risultati alterni.
Potete contattarmi scrivendo una mail: l.picardi@inchiostrovirtuale.it

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