Tema del mese: dopo la Vendemmia, il Vino

Vi siete ubriacati col topic di settembre? Gli Inchiostrati se la sono vista con la Vendemmia ed il suo prodotto: il Vino.

Ecco come al solito il comodo recap della Redazione: un bicchiere di Vino da bere tutto d’un fiato!

Apre il tema Jessica, che ci ha spiegato cos’è il Resveratrolo d’uva ed i motivi per i quali questa sostanza è divenuta così celebre. È tutto vero oppure si tratta di un falso mito?
Il resveratrolo è uno stilbene, ovvero una sostanza appartenente alla grande famiglia dei polifenoli. Fu isolato per la prima volta nel 1939 dalle radici del Veratrum grandiflorum, una pianta velenosa utilizzata a scopo curativo in Cina e Giappone. A seconda della disposizione degli atomi nello spazio, in particolare, il resveratrolo esiste in due forme (o isomeri geometrici) chiamate cis-resveratrolo e trans-resveratrolo, delle quali la seconda è considerata la più stabile e attiva.

I vini francesi e quelli italiani sono senza dubbio quelli più pregiati e conosciuti, eppure Mauro ci consiglia di fare attenzione ai vini cinesi, che presto potrebbero arrivare sulle nostre tavole. Ne varrà la pena?
Sebbene al giorno d’oggi in Cina siano presenti poco più di 500 cantine, il Paese è al secondo posto al mondo per ettari di vigne. Buona parte di queste si estendono nella regione di Ningxia – considerata la più indicata per la produzione dei vini cinesi – nella quale sono ubicate centinaia di aziende. Molto importante è anche la città di Yantai, nella provincia dello Shandong, nella quale, dai vitigni di Merlot e Cabernet Sauvignon, vengono prodotti brandy e spumanti. Nella provincia di Liaoning, tra le più settentrionali della Cina, ci si è invece specializzati sui cosiddetti vini di ghiaccio, a causa delle temperature piuttosto rigide.

Cristina ci fa scoprire Dioniso, il dio dell’estasi e del vino, la versione romana di Bacco. La sua pazzia era dovuta solo all’ubriachezza oppure era una sorta di maledizione? E i famosi Baccanali esistono ancora oggi?
Semele, ovviamente, rimase folgorata (e non in senso figurato) da cotanto splendore. Zeus, accortosi di aver combinato un guaio, si prodigò per salvare almeno il loro bambino; così, dopo averlo estratto dal ventre della donna, poiché il tempo della gravidanza non era ancora compito, decise che l’avrebbe portata a termine personalmente.
Per comodità si fece un taglio su una coscia, ci infilò il pargolo prematuro e si ricucì, con buona pace di Rambo.

La provincia di Brescia è la seconda produttrice di vino in Lombardia, ecco perché Annalisa ci porta in un viaggio virtuale alla scoperta dei vini bresciani, tutti DOC e DOCG.
La coltivazione della vite in area bresciana risale al neolitico: numerosi sono infatti i ritrovamenti di vinaccioli negli scavi presso i siti palafitticoli alpini nei pressi del Garda bresciano, che risalgono all’Età del Bronzo. Ci sono le tradizioni leggendarie riferite al celebre poeta Catullo e al re ostrogoto Teodato, cui si sono aggiunte nel tempo una messe considerevole di citazioni storico-letterarie, a partire dalle “bellissime uve” che Isabella d’Este Gonzaga assaggiò presso i ruderi della villa romana di Sirmione durante il suo viaggio verso il Garda.

Cosa sono blockchain e sharing e cosa hanno a che fare col nostro topic? Leggete l’articolo di Gabriella e capirete come un QR-code può essere utilizzato per garantire la qualità del vino.
Ma a che serve la blockchain? Mettiamo il caso di una rete PTP: c’è bisogno di una regolamentazione di fondo affinché si possano utilizzare i dispositivi. Nelle reti con un server centrale è lo stesso server a determinare la crittografia dei messaggi sent&received. Non solo: determina anche lo scorrere cronologico dei messaggi, li trasmette seguendo determinati criteri. Ecco: in un sistema PTP, questo è il lavoro della blockchain. Che è semplicemente una catena di blocchi, al cui interno si possono riscontrare dati organizzati per una determinata crittografia. Inviare denaro o ricevere documenti sono processi crittografati: cioè comunicati a tutti i dispositivi della rete.

Se con Cristina abbiamo conosciuto Dioniso, il dio greco, è il turno di Serena che ci fa fare conoscenza con la sua versione romana, Bacco, attraverso l’arte.
“La versione greca di Bacco, ovvero Dioniso, aveva fama di essere molto più affascinante del suo alter ego romano, capace di ammaliare i mortali e di distruggerli allo stesso tempo, proprio perché rappresentava l’eccesso, l’ebbrezza e l’estasi.
Personalmente, sono più colta (si fa per dire) in fatto d’arte che di vino, sebbene mi piaccia molto berlo, ma ammetto che Bacco ha un fascino immortale, perché impersonifica colui che va contro le regole e che si gode la vita, quello che un po’ tutti vorremmo essere… Forse!

Come può l’analisi di una mole immensa di dati migliorare la produzione del vino e la qualità della vendemmia? Ce lo spiega Pasquale nel suo articolo “Vino e big data“.
Qualche anno fa, la società italo-tedesca ORS Group elaborò con la facoltà di Agraria dell’Università di Torino, l’americana Cornell University e l’Istituto Enologico Umberto I di Alba, un algoritmo per ottimizzare la vendemmia, basato sulla raccolta di dati dal territorio di produzione: Algo-Wine.
Una gran massa di informazioni digitalizzate relative a temperatura, luce e tipo di esposizione, disposizione dei filari, precipitazioni, rugiada, vengono raccolte ed elaborate dall’Algo-Wine. In base al tipo di vino da produrre, l’algoritmo indica il momento migliore per raccogliere l’uva, ma guida anche i successivi passaggi di produzione, quali la fermentazione e la pressatura.


Anche per settembre abbiamo chiuso il cerchio, con un tema assolutamente gustoso e tutto da bene. Continuate a seguirci: ad ottobre ci saranno alcune novità interessanti!

Alla prossima!
La Redazione

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