Il surrealismo e Dalì: l’indissolubile binomio

Il surrealismo è uno dei movimenti artistici più interessanti e, passatemi il termine, stravaganti.

Artisti del calibro di Magritte o ancora Picasso, sebbene egli sia spesso associato all’astrattismo ed al cubismo, erano esponenti di spicco del surrealismo. Se però mi venisse chiesto di identificare il surrealismo con un artista in particolare, non avrei alcun dubbio nel dire che questo movimento artistico ha un nome ed un cognome: Salvador Dalì. Non credo di esagerare se dico che Dalì è, di fatto, l’anima del surrealismo e questo lo si vede dalle sue opere un po’ oniriche e assai particolari. Vediamone alcune!

La persistenza della memoria

Questo è, probabilmente, il quadro più noto di Dalì ed una delle opere che più riflettono il surrealismo.

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Il quadro, considerato un vero e proprio capolavoro e che altro non è che una riflessione sullo scorrere inesorabile del tempo, ha una storia bizzarra alle spalle: Dalì, infatti, raccontò che ad ispirare i suoi “orologi molli” fu del camemberth. Riflettendoci ed osservando il quadro, gli orologi di Dalì ci danno un po’ la sensazione di qualcosa che si scioglie e che si dilata in maniera inesorabile.

Certo, può risultare strano pensare che uno dei quadri più noti del movimento surrealista si ispiri a del formaggio, ma in fondo parliamo di Salvador Dalì, che aveva un formichiere come animale domestico. Quindi non dovremmo stupirci più di tanto, no?


Il volto della guerra

È nel 1940 che Dalì ultima quest’opera, che è chiaramente un manifesto contro gli orrori della guerra che imperversava in Europa. Anch’essa è certamente un manifesto del surrealismo ma, a dispetto delle tante altre opere di Dalì, questa è probabilmente una delle più forti dal punto di vista visivo.

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Il teschio rappresenta la morte, la desolazione, il dolore, la paura e chissà che altro ancora. La bocca e le orbite alloggiano un altro teschio che a sua volta alloggia altri teschi e così via in una spirale che pare senza fine, un po’ come le atrocità che la seconda guerra mondiale ha scatenato e che si è trascinata dietro nel corso della storia. Dulcis in fundo, affamati vermi circondano il volto, come se volesse azzannarlo, sebbene non vi sia carne.

La firma dell’autore, in questo caso, è rappresentata dall’impronta della mano in basso a destra, quasi a voler lasciare una traccia indelebile. In quanto a crudezza, quest’opera viene spesso paragonata all’orrore della guerra dipinto da Picasso in Guernica.


Al celebre artista spagnolo ho dedicato un articolo. Lo trovate qui!


Apparizione del volto e del piatto di frutta sulla spiaggia

Tra le opere che meglio rappresentano il surrealismo (e Dalì) vi è questo incredibile quadro, che sembra voler giocare con lo spettatore. Il soggetto del quadro cambia a seconda di come lo si guarda.

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Se ad un primo impatto ci sembra che il soggetto sia un volto, guardando con più attenzione vediamo che è una fruttiera o, meglio, che può essere entrambe le cose a seconda di ciò che lo spettatore vuol vedere. Lo stesso vale per il cane sullo sfondo il cui corpo ricorda le montagne.

Questo è un vero capolavoro surrealista perchè tutto è il contrario di tutto e niente è come appare ad un primo sguardo.


Cigni che riflettono elefanti

Verrebbe da dire che ogni opera di Dalì è l’emblema del surrealismo, e questa non fa eccezione.

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Tre cigni accomodati placidamente sulla superficie di uno stagno ci rimandano l’immagine di tre elefanti, come a voler mettere a confronto l’eleganza dei cigni con la forza massiccia dei pachidermi, che però ci appaiono tremendamente leggiadri mentre riflettono alla perfezione le movenze dei cigni. Al piegare del collo di uno, corrisponde lo stesso movimento della proboscide dell’altro. Se si capovolge il quadro, di colpo quelli che erano cigni diventano elefanti e quelli che erano elefanti diventano cigni, come se gli uni fossero l’esatta immagine speculare degli altri.


Gli elefanti di Dalì

Salvador Dalì sembrava avere un certo interesse nell’immortalare gli elefanti. Li ritroviamo infatti nell’opera Gli elefanti, dove vengono rappresentati con zampe lunghissime e molto molto sottili, quasi come quelle dei ragni.

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E ancora nell’opera La tentazione di S. Antonio, dove gli elefanti vengono ancora una volta rappresentati con lunghissime e sottilissime zampe, guadagnandosi il soprannome di “elefanti spaziali”.

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Sogno causato dal volo di un’ape intorno a una melagrana un attimo prima del risveglio

È il lunghissimo titolo dell’opera surrealista per eccellenza. Il surrealismo, secondo molti, si riassume tutto in questo quadro.

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Nell’opera, una donna nuda (che altri non è che Gala, la moglie di Dalì) dorme distesa e sembra fluttuare in aria, mentre una baionetta, che simboleggia l’ape, la punge sul braccio. In alto vediamo due tigri ruggenti che fuoriescono dalla bocca di un pesce, che a sua volta fuoriesce da una melagrana. La ferocia delle tigri simboleggia il dolore causato dalla puntura d’ape e, dunque, il risveglio tormentato della donna. A destra, possiamo scorgere ancora una volta un elefante dalle lunghe zampe.


Onirico, bizzarro, strambo, confusionario, magico sono solo alcuni degli aggettivi con cui viene definito il surrealismo e, tutto sommato, Dalì.

C’è chi sostiene che il surrealismo non sarebbe mai diventato il movimento che tutti conosciamo senza Dalì, e Dalì non sarebbe mai diventato “l’artista del sogno” senza il surrealismo, quasi come una sorta di binomio dove non si comprende fino in fondo dove finisce l’uno e comincia l’altro e in fondo è davvero così.

Il surrealismo è Dalì… E Dalì è il surrealismo. Alla prossima!


Per conoscere a tutto tondo le opere di questa straordinario artista, visitate il sito a lui dedicato.


Serena Aiello

Studentessa a tempo pieno, lettrice vorace e scrittrice per diletto. Raramente mi interesso ad un solo argomento, mi piace scoprire nuove cose e mi piace confrontare le mie idee con quelle degli altri, cosa che spero accadrà con i miei articoli.
Potete contattarmi scrivendo a s.aiello@inchiostrovirtuale.it

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