Scuola aperta anche d’estate: la rivoluzione che non arriva

I genitori lo chiedono e il ministro Fedeli prova ad accontentarli: ecco che si fa strada, per l’ennesima volta, l’ipotesi della scuola aperta anche d’estate.

Siamo ormai agli sgoccioli delle vacanze estive e per gli studenti è partito il conto alla rovescia per il ritorno tra i banchi di scuola. Ma a Giugno il Ministro dell’istruzione Fedeli aveva ipotizzato la possibilità di modificare il classico calendario scolastico, immutato da quasi cinquant’anni, accogliendo le richieste di molti genitori di tenere aperte le scuole anche d’estate. I tecnici del ministero si sono messi all’opera ed entro l’inizio del nuovo anno scolastico dovrebbe essere pronto un disegno di legge, anche se di fatto il Ministro non ha specificato il progetto alla base di questa “rivoluzione”.

L’idea della scuola aperta nei mesi estivi non è di certo nuova: una direttiva del 1997 prevedeva che le scuole restassero aperte anche d’estate; quasi dieci anni fa Rutelli provò a proporre una diversa distribuzione delle vacanze; Monti abbozzò una riforma del calendario scolastico; da ultimo tentò il ministro Poletti. Tutti senza successo.

A chi sostiene l’impraticabilità di questa soluzione, Mario Rusconi, vicepresidente dell’Associazione Nazionale Presidi, spiega che in realtà, essendo le scuole già aperte d’estate con tanto di personale, non sarebbe poi così difficile attuare il tutto:

I bidelli lavorano in estate, gli addetti alla segreteria e i presidi anche. Per garantire una vera assistenza agli studenti sarebbe necessario rimodulare l’orario di servizio degli insegnanti e prevedere un impiego dei giovani precari. Da questo dipende la possibilità di riempire di contenuti le scuole che già comunque sono aperte.


Opportunità di formazione o “parcheggio” per i figli?

Al di là delle critiche – molte sterili – mosse finora dai professori, che annunciano battaglia per mantere i loro mesi di ferie, alcune sono invece più che condivisibili. Legittima, sicuramente, quella di chi si chiede se questa svolta sia finalizzata solo alla necessità di trovare una sistemazione per i bambini piuttosto che a rappresentare una vera opportunità di formazione.

Pino Turi, segretario generale della UIL scuola afferma:

Per noi quello che conta è tenere ben distinta l’assistenza dalla scuola vera e propria. Sono due funzioni distinte. Dal mio punto di vista la scuola non è un servizio assistenziale e sociale ma una funzione dello Stato molto precisa che attiene alla formazione degli studenti. La scuola forma i bambini, non li assiste.


Genitori pro e genitori contro

La questione “parcheggio per bambini” e mancanza di contenuti utili e reali è anche alla base della preoccupazione di molti genitori, spiega Rosaria Danna, presidente dell’Age, associazione italiana genitori.

Sostiene Angela Nava Mabretti, presidente del Coordinamento Genitori Democratici:

Se le scuole restano aperte, e a farsene carico sono le associazioni in convenzione come già avviene in molti casi, il rischio è che tutto questo ci porti in una giungla. È necessario che si stabiliscano delle regole su chi e come può occuparsi degli studenti. Ci devono essere linee guida chiare per evitare che si creino spiacevoli incidenti.


Il vero problema su cui focalizzarsi è un altro

Le scuole chiudono nei primi giorni di Giugno e riaprono a Settembre inoltrato, scaricando sulle spalle delle famiglie tre mesi in cui trovare una soluzione per gestire i figli in “vacanza”. Se da un lato troviamo i paladini dell’ozio che sostengono che i bambini meritano tre mesi di dolce far niente per godersi l’estate (e probabilmente sono gli stessi che criticano i compiti a casa e che si vantano con post acchiappa like di giustificare i figli al ritorno dal weekend perché è importante avere tempo libero e dedicarsi ad attività più creative), dall’altro troviamo quei genitori in difficoltà che non hanno mezzi o persone a cui lasciare i propri figli.


C’è poi da considerare che quella che noi stiamo definendo una rivoluzione, in buona parte dei Paesi europei, rappresenta già la normalità: le scuole d’estate sono infatti aperte in Finlandia, nella Francia di Macron e persino in Germania.

Se quindi sosteniamo che una riforma al nostro sistema scolastico e soprattutto al consueto calendario è la soluzione più ovvia, è fondamentale però avere anche un progetto formativo chiaro per evitare di trovare nelle scuole d’estate solo i figli delle famiglie più disagiate, che non possono permettersi i centri formativi o sportivi estivi. Ecco perché si dovrebbe sicuramente coniugare la funzione di assistenza, richiesta da molti genitori, con scopi educativi. E non stiamo parlando di allungare l’anno scolastico per consentire agli insegnanti di finire i programmi del proprio corso, cosa che ad oggi molto raramente accade, né di trasformare la scuola in un centro estivo gratis. Piuttosto parliamo di una opportunità di aprire le porte a quelle associazioni che già fanno corsi estivi formativi fuori dalla scuola e che li renderebbero in questo modo accessibili a tutti.


Una riforma al nostro sistema scolastico è necessaria, ma serve un progetto chiaro, in grado di garantire che il tutto non finisca, come nostro solito, in un enorme spreco di risorse.

Vedremo come evolverà la questione.
Studentessa di giurisprudenza e redattrice, nonché co-fondatrice di Inchiostro Virtuale. Mi piace dire che ho un occhio sempre puntato sul mondo e per questo troverete il mio radar puntato sulla politica e in generale su tematiche di attualità. Potete contattarmi inviando una mail a v.taddei@inchiostrovirtuale.it
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