Alla scoperta della Pipa: storia e collezioni

La pipa è un oggetto di tradizione antichissima, utilizzato per fumare tabacco o altre sostanze. Per questo, in occasione del topic di maggio, ho pensato di suggerirvi un tour diverso dal solito, alla scoperta di questo straordinario oggetto.

La Pipa: storia e curiosità

pipa o incense-burner

Brucia incenso sabaico o pipa, III-II secolo a.C.

La storia della pipa si confonde spesso con la leggenda. Anzitutto è distinta da quella del tabacco, le cui origini risalgono all’epoca precolombiana. La pipa in origine non veniva usata per il tabacco, ma solo come attrezzo per il fumo, come testimoniano gli scritti di Erodoto, Plinio il Vecchio e Plutarco, fino ad arrivare ai Greci ed ai Romani, tra cui era tradizione aspirare con le narici tramite dei “cannelli” il fumo di alcune erbe.

Il fumo di canapa risale ad una tradizione ancora più antica diffusasi dall’India all’Asia e successivamente ai popoli africani. Alcuni oggetti simili per la forma alle moderne pipe sono state rinvenuti in scavi archeologici in Svizzera, Francia e Italia. Ad Ercolano si trova un affresco in cui delle donne sono ritratte mentre fumano la pipa. Strumenti ancora più antichi, simili nell’aspetto alle pipe, sono stati rinvenuti in tombe faraoniche risalenti al 2000 a.C. circa.

Il progenitore della pipa è il modo in cui alcune popolazioni dell’India inalavano il fumo: scavavano un buco nel terreno dove venivano poste e fatte bruciare delle erbe, il tutto veniva poi ricoperto con un cono di terra e, attraverso un foro dove veniva introdotta una canna cava, si aspirava il fumo.

La pipa moderna

Alce nero con pipa

Alce Nero, il capo pellerossa dei Sioux, con il Calumet

Le prime pipe come le intendiamo oggi sono quelle diffuse tra le tribù indiane del Nord America. Le pipe erano essenziali in tutti gli aspetti della vita di queste popolazioni. Erano costituite da una testa in pietra a forma di T rovesciata e da un lungo bocchino in legno, canna o pietra. Le più conosciute pipe indiane sono i calumet della pace usati dalle tribù Sioux.

In Europa l’uso della pipa si diffuse inizialmente tra i marinai spagnoli e, alla metà del sedicesimo secolo, si era diffuso in Portogallo, Francia e Olanda, diventando tradizione diffusa in tutti i Paesi europei agli inizi del 1600. Le prime pipe usate in Inghilterra probabilmente erano in argilla e risalgono alla seconda metà del 1500, erano costituite da un unico pezzo ed avevano un fornello molto piccolo.

All’inizio del 1700 il fornello aumentò di dimensione e la forma della pipa divenne più ricercata. Contemporaneamente, in Olanda iniziò una produzione di pipe in argilla con le stesse caratteristiche di quelle inglesi, dovuta all’arrivo nel paese dei protestanti inglesi cacciati dall’Inghilterra da Giacomo I.

Nel 1617 venne aperta la prima azienda artigianale. Le pipe olandesi divennero presto il prototipo della produzione europea e vennero copiate in tutta Europa, soprattutto in Germania, Austria, Svizzera e Francia. La fragilità di queste pipe e la grande diffusione, con la conseguente crescente richiesta, portarono ad un vero e proprio boom della fabbricazione industriale. Il prezzo era molto basso e ogni compratore ne acquistava dozzine per volta. La produzione migliorò grazie alla competitività tra fabbriche e la pipa si trasformò da strumento per il fumo in oggetto d’arte.

Nella storia sono molti i personaggi famosi che hanno avuto la pipa come compagna: Arthur Miller, Greta Garbo, John R. R. Tolkien, Pier Giorgio Frassati, Charlotte Rampling, Orson Welles, Enzo Bearzot, Sandro Pertini, giusto per citarne alcuni. Nel campo della letteratura e del cinema non si può non ricordare l’Ispettore Maigret, così come il geniale Sherlock Holmes.

Come sono fatte

Le forme e le dimensioni sono mutate notevolmente nel tempo: la pipa olandese in argilla bianca, che originariamente era lunga dai 10 ai 30 centimetri, diventò nei primi anni del 1600 da 30-50, per poi assumere una lunghezza che andava oltre gli 80. Inoltre si diffusero pipe col cannello smontabile. La pipa di porcellana invece, prodotta tra il 1700 e gli inizi del 1800 in Austria e Germania, era scomponibile in più pezzi. Queste pipe erano il segno di riconoscimento di chi le fumava in quanto le decorazioni richiamavano l’attività svolta dal proprietario.

La prima pipa di legno è stata prodotta nel 1602, in Germania, ma solo alla fine del secolo iniziò la lavorazione di questi modelli, che erano lunghi almeno 50 centimetri. Fino alla fine del 1800 in Europa è coesistita una gran varietà di pipe: in argilla, in porcellana, in legno e con le più svariate forme e decorazioni. Nel tempo hanno perso in parte la loro funzione e si sono diffuse le pipe-dono e le pipe-ritratto, molto più elaborate.

A metà del 1800 risale la pipa in radica, che presto ha soppiantato ogni altro tipo di pipa per la sua resistenza, economicità e per la bontà che conferiva al gusto della fumata. È difficile affermare dove nacque la pipa in radica, perché molti artigiani in tutta Europa ne rivendicano la paternità. La tesi più attendibile suggerisce che sia nata in Francia, nella cittadina di Saint-Claude. In ogni caso, all’inizio del 1900, le manifatture di pipe in radica si diffusero anche in Inghilterra e in Italia, dove era presente la materia prima.

Dunhill Bruyere 1940 pipa

Dunhill Bruyere 1940

I materiali con i quali possono essere costruite le pipe sono molteplici, così come le loro forme, veri esempi di espressione artistica e perfezione artigiana.
Quelli più comuni in ordine di utilizzo sono: radica di Erica arborea, schiuma di mare (o sepiolite), argilla, ciliegio o marasco, zucca, pannocchia di mais e diversi altri tra cui, non ultimo, anche il vetro (raramente le pipe in vetro sono usate per fumare del tabacco, più che altro sono oggetti artistici).

Non è un caso dunque che, sparsi un po’ ovunque in Italia e all’estero, si trovino diversi Musei della Pipa. Vediamo quali sono i più interessanti e dove si trovano.

Museo della Pipa, Gavirate (VA)

Il Museo della Pipa di Gavirate, conosciuto in tutto il mondo come il “Primo Museo Italiano della Pipa“ è stato costituito verso la fine degli anni ’70 da Jean Marie Alberto Paronelli. Si tratta di una struttura privata, di cui la famiglia Paronelli è da tre generazioni proprietaria e curatrice.
Il museo attualmente conta nove sale tematiche distribuite su due piani e si trova in Via Del Chiostro 1/A a Gavirate, in provincia di Varese. Le visite, guidate e totalmente gratuite, vanno prima prenotate.

pipa paronelli museo

Uno dei pezzi realizzati da Alberto Paronelli

Il fondatore, Alberto Paronelli, è stato prima rivenditore grossista e poi disegnatore di pipe. Nel corso della sua attività, iniziata nel 1945, ha raccolto numerosi pezzi dalla provenienze più disparate, che ha poi catalogato ed esposto.
Scopo importante del museo è quello di promuovere dibattiti, incontri, scambi culturali e informazioni tecniche ed economiche, esperienze tra gli appassionati, esperti ed operatori economici di tutto il mondo.

Complessivamente si contano circa trentamila pezzi. Di questi fanno parte pipe, utensili, macchinari, volumi cartacei, porcellane, terrecotte, ecc. A completamento della storia di questo settore, relativamente poco conosciuto, Paronelli ha raccolto tabacchiere da fiuto, pipe esotiche, bocchini da sigaretta e sigaro, nettapipe e curapipe di ogni genere, portapipe, fiammiferi, accendini e molto altro.

Assolutamente imperdibili sono macchinari, circa una trentina, tra cui spiccano quattro torni a pedale di oltre un secolo d’età, veramente monumentali, ed una affascinante collezione di conchiglie (per inciso, in Polinesia alcune popolazioni usavano pipe ricavate da certe varietà di conchiglie).

Museo della Pipa Gavirate

Il museo è inoltre sede dell’Accadémie Internationale de la Pipe fondata nel 1984 sempre da Alberto Paronelli con la partecipazione di altri otto membri, europei e americani. Tale organismo internazionale, senza scopo di lucro, promuove iniziative a carattere divulgativo – editoriale, promozionale e consultivo. Annualmente si tengono seminari sempre in paesi diversi. Nel 1985 per la prima volta, una riunione di 5 giorni, si è tenuta nei paesi dell’est. Corrispondenza, scambi, collaborazioni e gemellaggi avvengono continuamente con tutti gli appassionati, i collezionisti ed i più importanti musei pubblici e privati del mondo.


Se volete conoscere tutto il mondo delle pipe Paronelli, visitate il loro sito.


Amsterdam Pipe Museum

Se vi trovate ad Amsterdam non potete mancare una visita a questo museo, che ospita una collezione straordinaria di pipe e di oggetti legati al consumo di tabacco. Il Pijpenkabinet è stata fondato come collezione privata nel 1969 e l’attenzione si è concentrata principalmente sulle pipe in terracotta, per le quali l’Olanda è diventata famosa.

Amsterdam Pipe Museum

Sala principale dell’Amsterdam Pipe Museum

Dal 1975 al 1982 la collezione è stata esposta in una galleria d’arte a Frederiksplein, sempre ad Amsterdam. Nel 1982 il Pijpenkabinet è stato trasferito a Leida, dove ha funzionato come museo pubblico fino al 1995. La collezione è stata ampliata con oggetti storici ed etnografici ed il museo ha pubblicato attivamente la sua ricerca storica scientifica.

Dal 1995 il Pipe Museum si trova in un edificio storico nel centro di Amsterdam, in una tipica casa costruita nel 1680 lungo il canale Prinsengracht, tra la Leidseplein e il Museo Nazionale (Rijksmuseum). L’edificio è stato rinnovato intorno al 1800: le finestre sono state ingrandite e il tetto a capanna è stato trasformato in una cornice, lasciando i gradini di pietra scura e la fan-light sopra la porta d’ingresso autentici. L’interno è ancora testimone della storia di tre secoli, con il corridoio in stucco accuratamente restaurato con pannelli di marmo, autentici soffitti a travi con decorazioni intagliate e l’uso di colori originali.

I vari piani dell’edificio ospitano la biblioteca e il centro di documentazione. Il corpus espositivo illustra la storia e la cultura della pipa nei cinque continenti, dal 500 a.C. ai giorni nostri: più di venticinquemila oggetti. La collezione, davvero unica, comprende pipe provenienti da ogni angolo del pianeta, dall’esemplare di grande pregio storico e artistico fino a quelli di uso comune, tra i quali si contano opere d’arte come le pipe in schiuma di marmo o le ciotole di porcellana dipinte a mano.

esemplare pipa pipemuseum

Un esemplare esposto al Pipe Museum

Nel 2011 la collezione si è arricchita di ulteriori quattrocento pezzi, acquistati dal museo del tabacco Niemeyer di Groningen quando questo è stato chiuso.
Il museo ha inoltre pubblicato libri sull’archeologia delle pipe in terracotta e sui suoi marchi. Più recentemente, la storia dello sviluppo nel XIX secolo dell’industria delle pipe di argilla in Europa è stata pubblicata in un libro riccamente illustrato: “Century of Change: The European Clay Pipe, The Final Flourish e Ultimate Fall“. Nella pubblicazione è inclusa la moda francese delle pipe-ritratto e la sua influenza su altri centri di produzione.


Tutte le informazioni sul museo si trovano nel sito ufficiale (un click qui). Unica pecca: è monolingua olandese, munitevi quindi di traduttore!


Concludo questo tour con una considerazione personale. Non ho mai fumato e penso che non fumerò mai perché ho provato e non mi piace. Se dovessi però scegliere, o consigliare, punterei proprio sulla pipa, per il semplice fatto che va fumata con tirate lente, ritmate, e mai profonde. Più che un vizio, fumare la pipa è un vero e proprio rituale, con tanto di codice e manuale d’istruzioni.
Un po’ come l’inglesissimo tè delle cinque.

Al prossimo viaggio!
Annalisa A.

Giunta qui sicuramente da un mondo parallelo e da un universo temporale alternativo, in questa vita riparo pc e smartphone e mi occupo di grafica pubblicitaria e comunicazione (che vuol dire tutto e niente). Sono una grammar nazi con la sindrome della maestrina, probabilmente in un’altra vita ero una signorina Rottermeier. Lettrice compulsiva, mi piace mangiare bene, sono appassionata di manga, anime e serie TV e colleziono Lego.
In rete mi identifico col nick Lunedì, perché so essere pesante come il lunedì mattina, ma anche ottimista come il “primo giorno di luce”.
In Inchiostro Virtuale vi porto a spasso, scrivendo, nel mio modo un po’ irriverente, di viaggi geografici, storici, virtuali…
Sono inoltre co-fondatrice, insieme a Jessica e Virginia, nonché responsabile della parte tecnica e grafica del blog.
Mi potete contattare direttamente scrivendo: a.ardesi@inchiostrovirtuale.it

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