Resveratrolo d’uva: sostanza portentosa o falso mito?

Al resveratrolo d’uva – una sostanza antiossidante contenuta anche nel vino – vengono attribuite proprietà miracolose. Ma è davvero così o si tratta dell’ennesimo falso mito?

Nell’articolo cercheremo di fare un po’ di chiarezza sul resveratrolo d’uva e sui motivi che lo hanno reso così celebre. Prima di entrare nel merito del discorso, però, conosciamo meglio il nostro protagonista!

Cosa è il resveratrolo? 

Il resveratrolo è uno stilbene, ovvero una sostanza appartenente alla grande famiglia dei polifenoli. Fu isolato per la prima volta nel 1939 dalle radici del Veratrum grandiflorum, una pianta velenosa utilizzata a scopo curativo in Cina e Giappone. A seconda della disposizione degli atomi nello spazio, in particolare, il resveratrolo esiste in due forme (o isomeri geometrici) chiamate cis-resveratrolo e trans-resveratrolo, delle quali la seconda è considerata la più stabile e attiva.

Resveratrolo - Isomeri trans e cis del resveratrolo di vino e uva - Oxidative Medicine and Cellular Longevity (2015)

Figura 1: le due forme (isomeri trans e cis) del resveratrolo. Credits: Oxidative Medicine and Cellular Longevity (2015).

Dove si trova il resveratrolo? Le fonti principali

Questo polifenolo, benché sia considerato tipico dell’uva, in realtà viene prodotto da più di 70 specie vegetali, in risposta a stimoli stressanti quali raggi UV, sostanze dannose e patogeni. Per quanto riguarda l’uva, in particolare, esso si ritrova nella buccia, nei vinaccioli e nel raspo, in quantità che decrescono con la maturazione. Durante la vinificazione, inoltre, le parti succitate trasferiscono il resveratrolo e altri polifenoli al mosto, col risultato che anche il vino conterrà queste sostanze.

Le vinacce, cioè le bucce comprensive dei vinaccioli, successivamente vengono riciclate dalle aziende, per ottenere i cosiddetti sottoprodotti dell’industria vinicola. Tra questi:

  • estratti ricchi di polifenoli, usati nella formulazione di integratori e cosmetici;
  • olio di vinaccioli, ottimo come nutriente ed emolliente cutaneo;
  • acido tartarico, usato nell’industria alimentare come agente lievitante e acidificante.

Nel contesto della Dieta Mediterranea, l’uva e il vino sono le più importanti fonti di resveratrolo, con una percentuale pari all’1,6% fornita dalla prima e del 98,4% fornita dal secondo. Ma quanto ne contengono? Qui di seguito riportiamo i valori di resveratrolo nell’uva e nel vino, fonti dietetiche principali, ma anche in altri alimenti di consumo abituale.

Alimento Quantità di resveratrolo
Vino:

  • rosso
  • rosato
  • bianco
 

  • 0,361-1,972mg/L
  • 0,29mg/L
  • 0-1,089mg/L
Uva:

  • rossa
  • bianca
 

  • 92-1.604μg/kg
  • 59-1.759μg/kg
Cioccolato:

  • fondente
  • al latte
 

  • 350μg/kg
  • 100μg/kg
Birra 1,34-77μg/L
Arachidi 0,03-0,14μg/g
Mele 400μg/kg di peso fresco
Pomodori (buccia) 19μg/g di peso essiccato

Ora che sappiamo cosa è e in quali alimenti è contenuta, è giunto il momento di conoscere i motivi per i quali questa sostanza è divenuta così celebre. Seguiteci!

Resveratrolo: alba e tramonto di un mito

Nel corso degli ultimi venti anni si è parlato molto del resveratrolo e dei potenziali benefici per la salute, dalla prevenzione dei tumori e dell’invecchiamento cerebrale agli effetti protettivi per il cuore, evidenziati dalle ricerche condotte dal Dr. Dipak K. Das, direttore del Cardiovascular Research Center dell’Università del Connecticut. A proposito di salute cardiovascolare, ad esempio, dagli studi del Dr. Das sembrava che il resveratrolo possedesse effetti protettivi sul cuore paragonabili a quelli dell’acido acetilsalicilico.

L’acido acetilsalicilico, principio attivo dell’Aspirina, viene assunto alla dose di 100mg per prevenire la formazione dei trombi, cioè coaguli di sangue, che possono ostruire i vasi sanguigni e ridurre l’apporto di sangue al cuore e al cervello. Inibendo l’aggregazione delle piastrine, infatti, l’acido acetilsalicilico mantiene il sangue fluido e riduce il rischio d’infarto cardiaco e ictus cerebrale.

Grazie alle scoperte del Dr. Das, dunque, il resveratrolo ha assunto la fama di sostanza portentosa, in grado di proteggerci da malattie degenerative e potenzialmente letali. Ma la realtà dei fatti è diversa!

La frode scientifica del Dr. Dipak K. Das

Nel 2008, una segnalazione anonima pervenuta all’Office of Research Integrity, riguardante l’operato del Dr. Das, ha fatto sì che venissero a galla le manipolazioni dei dati sul resveratrolo (circa 145) dettate dagli interessi economici dello studioso, il quale possedeva brevetti ed era in affari con aziende di integratori. In seguito a questa spiacevole scoperta, dunque, l’Università del Connecticut richiese la restituzione degli 890.000$ destinati alle sue ricerche e lo licenziò. D. K. Das morì il 19 settembre del 2013, prima di poter fare causa all’UConn per diffamazione.

Ma, quindi, ciò che si afferma sul resveratrolo è tutto falso?

Per essere corretti fino in fondo, dovremmo farvi presente che il resveratrolo è un antiossidante le cui potenzialità sono state valutate in altri studi preclinici oltre a quelli del Dr. Das, i cui risultati, tuttavia, non sono predittivi degli effetti sull’uomo. Anzi, per dirla tutta, dai pochi studi clinici effettuati emergono dati tutt’altro che rassicuranti, riguardo alla reale utilità di questa sostanza. Ma come mai?

La biodisponibilità è ciò che frega il resveratrolo

Fermo restando che il resveratrolo assunto con la dieta è insufficiente per sortire qualsiasi effetto, ciò che lo frega – anche quando viene introdotto con gli integratori, che ne contengono dosi elevate – è la scarsa biodisponibilità.

La biodisponibilità è la quantità di farmaco che raggiunge immutata la circolazione sistemica, cosicché possa distribuirsi ai tessuti bersaglio e ivi esplicare i suoi effetti.

Dagli studi sui volontari umani è emerso che, sebbene il resveratrolo venga assorbito in grandi quantità (circa il 70%) quando assunto per via orale, esso viene convertito, nell’intestino e nel fegato, in composti rapidamente eliminati dall’organismo. La frazione di sostanza immutata che raggiunge la circolazione sistemica (e, quindi, i tessuti bersaglio) è troppo bassa per esplicare gli effetti biologici. Lo sviluppo di formulazioni in grado di proteggere il resveratrolo dagli enzimi, così da aumentarne la biodisponibilità, dovrebbe essere, dunque, il primo passo per una seria valutazione clinica.

E con questo è tutto, cari lettori. Se l’articolo vi è piaciuto, e lo reputate interessante, consigliatene pure la lettura e non perdetevi gli altri articoli a tema vendemmia. Alla prossima!

L’articolo ha uno scopo puramente illustrativo e non sostituisce il parere del medico.

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Bibliografia e sitografia

Classe 1987, una laurea in Farmacia e la passione per la divulgazione scientifica, che ho tramutato in lavoro. Insieme a Virginia Taddei e ad Annalisa Ardesi ho fondato Inchiostro Virtuale, attraverso il quale vi coinvolgerò nelle tematiche a me più care, quelle inerenti alla salute e al benessere. Per contattarmi mandate una mail a j.zanza@inchiostrovirtuale.it

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2 thoughts on “Resveratrolo d’uva: sostanza portentosa o falso mito?”

  1. Buonasera Emanuele, innanzitutto grazie per aver apprezzato l’articolo! Io non mi sono soffermata su questo aspetto perché, in rete, ci sono tantissimi articoli che ne parlano, uno fra tanti quello della FNOMCeO; la ringrazio, comunque, per questa precisazione, che sono sicura verrà apprezzata dai nostri lettori (oltre che da me e dal resto della redazione, s’intende). Ancora grazie e torni a trovarci nel nostro sito!

  2. Mi permetto di segnalare , per completezza e a maggior comprensione da parte dei lettori/consumatori, che quel milligrammo di resveratrolo per litro di vino, anche in funzione della sua bassisssima biodisponibilità quando veicolato con l’alcol del vino, è quantità di principio attivo assolutamente che confermiamo da anni come inefficace a qualunque effetto sull’organismo e che l’effetto tanto reclamizzato del bicchiere che fa bene alla prevenzione di alcune malattie è la fake news, la bufala, più abusata dai media e da alcuni “ricercatori” che hanno evidentemente conflitti d’interesse. Si potrebbe parlare di una qualche apprezzabile attività del resveratrolo qualora fosse consumato in quantità pari a 100 mg – oltre 100 bicchieri di vino – quantità implausibile con la condizione di stato in vita. Bell’articolo, complimenti. Emanuele SCAFATO, Societò Italiana di Alcologia

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