Psoriasi: classificazione, cause e gestione del disturbo

La psoriasi è una malattia cronica e invalidante, che colpisce 150 milioni di persone nel mondo e per la quale non esiste ancora una cura. 

Parlarne, tuttavia, è importante, vista e considerata la sua influenza sulla vita dei pazienti, la cui qualità risulta essere notevolmente ridotta nelle forme più severe. Nell’articolo, quindi, conosceremo meglio la psoriasi nelle sue molteplici forme cliniche, le cause e i rimedi per tenerla sotto controllo. Seguiteci!

Indice dell’articolo
PSORIASI

Classificazione: come si presenta la psoriasi?

La psoriasi è una malattia cutanea infiammatoria che può manifestarsi in diverse forme, ciascuna delle quali possiede caratteristiche ben definite. Secondo la classificazione dell’International Psoriasis Council, in particolare, esistono quattro forme cliniche principali – volgare, guttata, pustolosa ed eritrodermica – all’interno delle quali si distinguono diversi sottotipi. Partendo dalla classificazione suddetta, dunque, vediamo in dettaglio le diverse forme!

Psoriasi volgare o psoriasi a placche

Si tratta della forma più comune della malattia, che si manifesta nell’80-90% dei pazienti sotto forma di placche, cioè aree arrossate e ispessite, con contorni ben definiti e ricoperte da squame argentate, che provocano piccole emorragie quando rimosse (segno di Auspitz). Esse, inoltre, sono accompagnate da dolore e prurito, che spingono il paziente a grattarsi, aggravando la situazione.

Figura 1: placca di psoriasi localizzata nel gomito. La pelle appare arrossata, ricoperta da squame argentate e ben demarcata dal tessuto circostante.

Figura 1: placca localizzata nel gomito. La pelle appare arrossata, ricoperta da squame argentate e ben distinta dal tessuto circostante.

Classificazione e sottotipi principali

La psoriasi volgare può essere suddivisa in numerosi sottotipi, differenti per localizzazione, dimensione ed età di sviluppo delle placche. Scopriamone di più!

Localizzazione delle placche

Le placche possono comparire in qualsiasi parte del corpo e coinvolgere la pelle, le unghie e, addirittura, le articolazioni.

Psoriasi della pelle

La pelle è l’organo più colpito dalla malattia. Le placche, che spesso hanno una distribuzione simmetrica, si localizzano soprattutto nella parte estensoria dei gomiti e delle ginocchia, nello scalpo, nella regione lombosacrale e nel dorso di mani e piedi. Talvolta, però, possono presentarsi anche dietro ai padiglioni auricolari, intorno agli occhi e alle labbra. Qui di seguito una galleria di immagini esemplificative.

Una variante di psoriasi cutanea, definita inversa, è meno frequente della precedente e coinvolge le pieghe cutanee e le mucose. Le lesioni sono chiazze arrossate, traslucide, prive di squame e pruriginose, che possono localizzarsi nell’incavo delle ginocchia e dei gomiti, nel solco sottomammario, nell’inguine, nelle ascelle, nella regione perianale e nei genitali esterni, sia maschili sia femminili.

Psoriasi inversa localizzata sel solco sottomammario.

Figura 7: psoriasi inversa nel solco sottomammario. Le chiazze sono arrossate e traslucide, ma completamente prive di squame.

Psoriasi delle unghie 

Rappresenta il 30% dei casi di psoriasi e può presentarsi in concomitanza con le placche cutanee. La sua insorgenza, purtroppo, si associa a un aumento del rischio di artrite psoriasica, della quale parleremo più avanti. Le unghie affette da psoriasi si presentano ispessite e con la tendenza a sgretolarsi, hanno un colore simile all’olio bruciato e presentano depressioni e increspature; esse, inoltre, tendono a staccarsi dal letto ungueale. Qui di seguito vediamo un’immagine rappresentativa.

psoriasi alle unghie

Figura 8: psoriasi ungueale.

Artrite psoriasica

A distanza di 10 anni dallo sviluppo, nel 20-30% dei pazienti la psoriasi può diffondersi alle articolazioni, provocando l’artrite psoriasica. Si tratta di un disturbo muscolo-scheletrico cronico che può presentarsi in vari modi, in base ai distretti coinvolti. La sua manifestazione più comune, tuttavia, è la dattilite, cioè l’infiammazione delle dita, che appaiono gonfie, arrossate e dolenti.

Psoriasi estesa alle articolazioni delle dita, ovvero artrite psoriasica

Figura 9: artrite psoriasica. È evidente il rigonfiamento delle dita, che assumono il tipico aspetto “a salsiccia”, a causa dell’infiammazione articolare.

L’artrite psoriasica, tuttavia, può colpire anche le altre articolazioni, sia grandi sia piccole, delle quali può provocare l’erosione se non diagnosticata e trattata in tempi rapidi. Nel 47% dei casi l’erosione articolare si manifesta entro i primi due anni.

Dimensioni e aspetto delle placche

In base alla dimensione delle placche, possiamo distinguere due sottotipi di psoriasi: a piccole placche e a grandi placche.

Psoriasi a piccole placche 

Le placche hanno un diametro inferiore a 3cm e uno spessore inferiore a 0,75cm; sono rosa, ricoperte da squame bianche finissime; possono essere ben delineate oppure confondersi con la pelle circostante.

Psoriasi a grandi placche

In questo caso, invece, le placche superano 3cm di diametro e 0,75cm di spessore; sono ben demarcate, rosse e ricoperte da squame argentate spesse.

Età di sviluppo delle placche

Le placche possono svilupparsi prima dei 40 anni (psoriasi di tipo I) o dopo i 40 anni (psoriasi di tipo II). Il tipo I è associato alla presenza familiare della malattia.


Avete le idee un po’ confuse? Riepiloghiamo!

Qui di seguito riportiamo una tabella con i criteri di classificazione più comuni, della psoriasi volgare, e le caratteristiche di ciascun sottotipo.

Classificazione e principali sottotipi della psoriasi volgare
Localizzazione anatomica delle placche 

Psoriasi della pelle: è la più frequente e può manifestarsi nella forma comune o inversa.

  1. Nella forma comune sono colpiti:
    • gomiti e ginocchia (superficie estensoria);
    • cuoio capelluto;
    • regione lombosacrale;
    • mani e piedi (dorso).
  2. Nella forma inversa, invece, sono affetti:
    • incavo di gomiti e ginocchia;
    • ascelle e inguine;
    • solco sottomammario;
    • genitali esterni;
    • regione perianale.

Psoriasi delle unghie: si sviluppa nel 30% dei pazienti psoriasici ed è predittiva di artrite psoriasica.

Qui di seguito riportiamo le più importanti modificazioni dell’unghia:

  • colorazione giallo-bruna;
  • depressioni e increspature;
  • ispessimento e sgretolamento;
  • distacco dell’unghia (onicolisi);
  • ispessimento della pelle sottostante (ipercheratosi subungueale).

Artrite psoriasica: è una complicanza che si manifesta nel 20-30% dei pazienti psoriasici.

L’infiammazione si estende, dalla pelle o dalle unghie, alle:

  • articolazioni piccole o grandi, singole o in gruppo;
  • entesi, cioè le inserzioni dei muscoli, dei tendini o delle fasce, sulle ossa.

I tessuti colpiti sono gonfi, arrossati, doloranti e compaiono difficoltà di movimento.

Dimensioni e aspetto delle placche
Psoriasi a piccole placche:

  • diametro < 3cm;
  • spessore < 0,75cm;
  • colore rosa;
  • squame bianche e sottili;
  • contorni netti o sfumati.

Psoriasi a grandi placche:

  • diametro > 3cm;
  • spessore > 0,75cm;
  • colore rosso;
  • squame argentate e spesse;
  • contorni netti.
Età di sviluppo delle placche

Psoriasi di tipo I: insorge prima dei 40 anni nei soggetti geneticamente predisposti.

Psoriasi di tipo II: insorge dopo i 40 anni a causa di fattori non genetici.

Detto ciò, proseguiamo con la classificazione dell’International Psoriasis Council. Ci rimangono le ultime tre forme cliniche, vediamole!

Psoriasi guttata

La psoriasi guttata (dal latino gutta, goccia) si manifesta sotto forma di piccole lesioni a goccia, di colore rosa salmone e sormontate da papule e squame finissime. Le lesioni compaiono nel tronco e negli arti, improvvisamente e, spesso, a causa di infezioni delle alte vie respiratorie. Tra queste ultime, ad esempio, abbiamo la faringite streptococcica (cioè il mal di gola da streptococco) frequente nei bambini.

Psoriasi guttata - Le tipiche lesioni a goccia, di colore rosa, si manifestano soprattutto nel tronco.

Figura 10: psoriasi guttata. Le tipiche lesioni a goccia, di colore rosa, si manifestano soprattutto nel tronco.

Psoriasi pustolosa

I segni distintivi sono pustole dolenti sulla pelle infiammata. In base alla loro distribuzione, in particolare, è possibile distinguere una forma palmoplantare e una generalizzata.

Psoriasi pustolosa palmoplantare 

È caratterizzata dalla presenza di pustole nel palmo delle mani, come quella in figura, e/o nella pianta dei piedi.

Fototerapia - psoriasi postulosa mano

Figura 11: psoriasi pustolosa palmare. Le lesioni sono rappresentate da pustole dolenti, distribuite sulla cute infiammata. Tutto sommato, è una forma della malattia benigna.

Psoriasi pustolosa generalizzata (PPG) o di von Zumbusch

Le pustole, in questo caso, sono diffuse in tutto il corpo e si accompagnano ad altri sintomi, quali: febbre alta, fatica e aumento dei globuli bianchi neutrofili nel sangue (leucocitosi neutrofila). Gli attacchi acuti della PPG, seppur rari, si manifestano con maggior frequenza in gravidanza e possono essere scatenati da infezioni e farmaci. Una volta arrestata la produzione di pustole, la PPG può trasformarsi in psoriasi eritrodermica.

Psoriasi eritrodermica (PE)

Questa forma clinica è la più rara (1-2,5% dei casi diagnosticati) e severa, dal momento che interessa più del 75% della superficie corporea ed è accompagnata anche da altri sintomi. Vediamo quali!

Manifestazioni cutanee:
  • arrossamento diffuso, conseguente alla dilatazione dei vasi cutanei;
  • desquamazione superficiale, non sempre presente.
Altre manifestazioni:
  • riduzione della temperatura conseguente alla vasodilatazione;
  • gonfiore degli arti, conseguente all’aumento di permeabilità dei vasi;
  • affaticamento e dolori muscolari;
  • febbre alta.

La PE può insorgere a causa di alcuni farmaci, delle scottature solari e dello stress.

psoriasi eritrodermica - nella foto un dettaglio della schiena psoriasica

Figura 12: psoriasi eritrodermica. Credits: PMC.

Patogenesi: come si sviluppa la psoriasi?

Nel paragrafo precedente abbiamo detto che la psoriasi è una malattia infiammatoria, il che è vero. Ciò che anni di ricerca hanno permesso di capire, però, è che l’infiammazione è scatenata da anomalie del sistema immunitario, innescate dalla comunicazione fra i cheratinociti (cellule dell’epidermide), le cellule dendritiche e i linfociti T (cellule immunitarie). Vediamo i punti salienti di questa interazione!

Fase 1: il ruolo dei cheratinociti

I cheratinociti sono le cellule dell’epidermide che, nell’arco di 28 giorni, si trasformano in corneociti. Questi ultimi sono cellule morte, ricche di proteine tra cui la cheratina, formanti una barriera naturale all’ingresso di microbi e sostanze esogene (lo strato corneo).

Talvolta, però, a causa di traumi, infezioni o altri stimoli, i cheratinociti producono una sostanza (AMP LL-37) che si lega ai frammenti di DNA delle cellule cutanee danneggiate, formando dei complessi che interagiranno con le cellule dendritiche.

Fase 2: il ruolo delle cellule dendritiche

Queste cellule immunitarie localizzate nel derma, una volta legate al complesso suddetto, maturano e migrano nei linfonodi, dove attiveranno i linfociti T, attraverso particolari molecole segnale (citochine) tra cui il TNF e l’IL-23.

Fase 3: il ruolo dei linfociti T

I linfociti T, quindi, migrano nell’epidermide dove rilasciano altre citochine, che, se da un lato attirano i globuli bianchi causando, perciò, l’infiammazione (chemochine), dall’altro spingono i cheratinociti a moltiplicarsi e a raggiungere lo strato corneo in 8 giorni anziché 28 (IL-17A e IL-17F), accumulandosi e dando origine alle squame. Queste ultime, contrariamente a quanto accade con la forfora, rimangono adese alla pelle, provocando piccole emorragie se distaccate.

Nello dviluppo della psoriasi sono coinvolti cheratinociti, cellule dendritiche e linfociti T, che comunicano tra loro attraverso molecole segnale definite chitochine.

Figura 13: patogenesi della psoriasi. Nello sviluppo sono coinvolti i cheratinociti (KC), le cellule dendritiche (DC) e i linfociti T, che comunicano tra loro attraverso le citochine. Credits: PMC.

A causa degli eventi esposti, dunque, la pelle subisce dei cambiamenti che culminano con la formazione delle placche o di altre lesioni psoriasiche. Queste ultime possono continuare ad allargarsi (lesioni attive) o stabilizzarsi (lesioni stabili), manifestandosi con un andamento recidivante (scompaiono e riappaiono dopo un tempo imprecisato) per tutta la vita del paziente. Solo in casi molto rari le lesioni regrediscono e scompaiono definitivamente (eclissi della malattia).

Epidemiologia: quanto è diffusa e perché si sviluppa?

Si stima che la psoriasi colpisca il 2-4% della popolazione mondiale, con una frequenza variabile in base alla localizzazione geografica, all’età e ai fattori genetici (fattori non modificabili).

Localizzazione geografica

La prevalenza si riduce mano a mano che ci si avvicina all’equatore e la luce solare si fa più intensa. Come abbiamo visto in questo articolo, infatti, i raggi UV modulano il sistema immunitario riducendo il rischio di sviluppare la malattia.

Età

Gli adulti sono più colpiti dei bambini, soprattutto quelli di 30-39 anni e 60 anni. Al di sotto dei 18 anni, inoltre, la malattia è più frequente nelle donne, mentre dai 18 anni in su colpisce di più gli uomini.

Fattori genetici

Le persone geneticamente predisposte corrono un rischio maggiore di sviluppare la malattia. Ciò è dovuto alla presenza, nel corredo genetico, di sequenze di DNA chiamate geni di suscettibilità, che possono essere ereditate dai figli e aumentare le probabilità che si ammalino. Il rischio, in particolare, aumenta del 15%, se il bambino ha un genitore malato, e del 40%, se entrambi i genitori lo sono.

Portare nel DNA i geni di suscettibilità alla psoriasi (elencati qui) aumenta sì il rischio di svilupparla, ma non è sufficiente. Come spiegare, infatti, che la psoriasi si manifesti solo nel 2-4% dei casi, nonostante il 10% della popolazione sia predisposto? Semplicemente considerando il contributo dei fattori ambientali (fattori modificabili). Vediamo quali!

Microrganismi

Le infezioni sostenute da virus (HIV) e batteri (Streptococcus spp) aumentano il rischio di sviluppare la patologia. Il rischio di sviluppare la psoriasi guttata, ad esempio, è superiore nelle persone che hanno contratto infezioni delle alte vie respiratorie da streptococco.

Farmaci

Anche l’assunzione di alcuni farmaci, purtroppo, può favorire lo sviluppo della malattia. Tra questi:

  • i β-bloccanti, noti antipertensivi;
  • il litio, usato per stabilizzare l’umore nei pazienti con disturbo bipolare;
  • l’imiquimod, un antivirale usato per curare le infezioni genitali da HPV. Per maggiori informazioni su questo virus, leggete l’articolo: “HPV: se lo conosci lo eviti! Rischi e profilassi“.

Traumi cutanei

In seguito a traumi, provocati dal bisturi o dall’ago per tatuaggi, possono comparire lesioni psoriasiche nelle zone cutanee interessate.

Stile di vita

Ebbene sì, anche lo stile di vita può influenzare la comparsa del disturbo! Tra i fattori predisponenti:

  • una dieta povera di vitamina D, che regola le risposte immunitarie e infiammatorie;
  • la sedentarietà, che aumenta il rischio di sovrappeso e obesità, più frequenti nei pazienti psoriasici;
  • il fumo, che altera le risposte immunitarie e favorisce l’infiammazione;
  • il consumo di alcol, che aggrava le lesioni psoriasiche;
  • lo stress, l’ansia e la depressione, che possono rappresentare sia un fattore predisponente, sia una conseguenza della psoriasi.

Terapie: i rimedi farmacologici e non per la psoriasi

Nei paragrafi precedenti abbiamo visto cosa è la psoriasi, come viene classificata e le sue possibili cause. Ma come trattarla? Diciamo da subito che non esistono terapie risolutive: i rimedi, infatti, favoriscono sì la remissione delle lesioni, ma queste possono ricomparire in ogni momento. Il disturbo, tuttavia, può essere gestito in maniera ottimale con la scelta dei trattamenti giusti – da parte del dermatologo – e con l’adozione di uno stile di vita sano. Detto ciò, approfondiamo la questione!

Le sane abitudini per gestire al meglio la psoriasi

Uno stile di vita sano contribuisce, insieme alle terapie, alla gestione ottimale della malattia. Il paziente, in particolare, dovrà correggere le cattive abitudini e acquisirne di salutari, per non aggravare i sintomi e aumentare l’efficacia dei trattamenti. Cosa fare, dunque?

Primo: smettete di fumare!

Se fumate, la prima cosa che dovreste fare è smettere: il fumo, infatti, aggrava l’infiammazione cutanea e altera le risposte immunitarie. In tal modo, quindi, peggiora l’entità delle lesioni e riduce l’efficacia della terapia.


Vorreste liberarvi delle sigarette? Leggete l’articolo: “Smettere di fumare: si può! Strategie e consigli utili“.


Secondo: limitate gli alcolici!

Il consumo di alcol, infatti, favorisce lo sviluppo e l’aggravamento delle lesioni e potrebbe aumentare la mortalità dei pazienti psoriasici per malattie associate all’alcol. Limitate gli alcolici, quindi, o ancor meglio aboliteli dalla dieta.

Terzo: assumete vitamina D a sufficienza!

La vitamina D è importante per il controllo del sistema immunitario, le cui anomalie sono alla base della psoriasi. Benché l’assunzione di vitamina D non riesca, di per sé, a prevenire il disturbo, introdurla nelle giuste quantità può comunque limitarne la gravità. Il fabbisogno giornaliero per gli adulti sani è di 1.500 Unità Internazionali (37,5 microgrammi) che possiamo soddisfare consumando fegato, pesce, uova, latte e derivati. Qui di seguito una tabella più dettagliata!

I valori in microgrammi (μg) si riferiscono a 100g. Credits: Valori Nutrizionali Alimenti.
Fonti alimentari di vitamina D
  • Olio di fegato di merluzzo: 250μg
  • Trota cotta: 19μg
  • Salmone affumicato: 17,1μg
  • Pesce spada cotto: 16,6μg
  • Tonno sottolio sgocciolato: 6,7μg
  • Sogliola cotta: 3,5μg
  • Caviale: 2,9μg
  • Uovo di gallina (fritto, sodo, à la coque): 2,2μg
  • Burro: 1,5μg
  • Latte intero: 1,3μg

Quarto: mantenetevi in forma!

Il sovrappeso e l’obesità, infatti, favoriscono la comparsa delle lesioni psoriasiche e ne aggravano l’entità. Praticare attività aerobiche, quali corsa, ciclismo e nuoto, vi aiuterà a perdere peso e aumentare, perciò, l’efficacia della terapia. In accordo con la Società Italiana Obesità (SIO) e l’Associazione Italiana Dietetica (ADI), praticate almeno 150 minuti alla settimana di attività aerobica moderata, suddivisi in 4-5 sessioni.

Quinto: riducete lo stress!

Come già accennato, la psoriasi può essere sia la causa sia la conseguenza dello stress, che può favorire lo sviluppo di ansia e depressione. Non abbiate paura di rivolgervi a un bravo psicologo, che vi aiuterà a gestire lo stress, con benefici per il corpo e la mente.

I trattamenti per la psoriasi: cosmetici, farmacologici e fototerapici

Ma ora veniamo ai trattamenti veri e propri, che vengono scelti in base alla severità della patologia, che dipende dall’estensione delle lesioni, dalla localizzazione e dall’impatto sulla qualità di vita del paziente.

Estensione delle lesioni

La psoriasi è tanto più grave quanto più sono estese e spesse le lesioni. La psoriasi è:

  • lieve, se l’estensione è < 3% della superficie corporea;
  • moderata, se l’estensione è del 3-10% della superficie corporea;
  • grave, se l’estensione è > 10% della superficie corporea.
Localizzazione delle placche

Le lesioni più difficili da trattare sono quelle localizzate:

  • nelle mani e nei piedi;
  • nel cuoio capelluto;
  • nella zona genitale e perianale.
Impatto sulla qualità di vita

La psoriasi, soprattutto nelle forme più gravi, è causa di stress, bassa autostima, ansia e depressione. Nonostante non sia contagiosa, inoltre, i pazienti psoriasici vengono ancora stigmatizzati dalla società e ciò contribuisce a ridurre la qualità di vita percepita.

In base all’entità della psoriasi, dunque, possiamo distinguere trattamenti di 1a, 2a e 3a linea. Vediamoli in dettaglio!

Terapie di prima linea per la psoriasi da lieve a moderata

Consiste nell’applicazione cutanea di glucocorticoidi e analoghi della vitamina D, supportati dall’uso di cosmetici idonei per le pelli psoriasiche. Laddove disponibile è possibile ricorrere anche alla fototerapia, cioè l’uso delle radiazioni solari (elioterapia) o UV (fototerapia UV), per promuovere la remissione delle lesioni. Poiché della fototerapia abbiamo già parlato qui, in questa sezione ci occuperemo dei cosmetici e dei medicinali. Seguiteci!

Glucocorticoidi per la psoriasi

I glucocorticoidi, comunemente chiamati cortisonici, sono i farmaci più diffusi nel trattamento di questa patologia. Vengono somministrati per via topica, cioè attraverso l’applicazione locale di creme, unguenti e lozioni, due volte al giorno per placare l’infiammazione e favorire la remissione delle lesioni.

Come agiscono i glucocorticoidi?

Questi farmaci penetrano nelle cellule immunitarie (linfociti T) e infiammatorie (neutrofili, macrofagi) e si legano a particolari recettori. Così facendo, dunque, comunicano col DNA cellulare, sopprimendo la risposta immune e l’infiammazione. Essi, infatti:

  • provocano l’apoptosi (cioè la morte programmata) dei linfociti T;
  • sopprimono la produzione di citochine (che attivano i linfociti T e le cellule infiammatorie, nonché la proliferazione dei cheratinociti);
  • sopprimono la produzione di molecole infiammatorie (cascata dell’acido arachidonico).

La scelta del farmaco viene effettuata sia in base alla severità delle lesioni, sia in base alla localizzazione. Per quanto riguarda la psoriasi del viso, ad esempio, sono controindicati quelli contenenti fluoro, perché favoriscono lo sviluppo della couperose e della dermatite periorale. Tra i più utilizzati vi è il mometasone furoato (Elocon®), disponibile in creme, unguenti e soluzioni cutanee allo 0,1%.

Reazioni avverse ai glucocorticoidi

Benché siano ben tollerati, l’uso cronico di questi farmaci può provocare:

  • assottigliamento della pelle (atrofia cutanea);
  • smagliature (striae);
  • dilatazione dei piccoli vasi (teleangectasie);
  • eruzioni simili all’acne (rash acneiforme).

Analoghi della vitamina D per la psoriasi

Il calcipotriolo è un analogo della vitamina D, cioè un farmaco di simile struttura, che inattiva i linfociti T e modula il ricambio dell’epidermide, favorendo la scomparsa delle lesioni. È disponibile come unguento (Daivonex® 0,005%) e soluzione cutanea (Daivonex® 50μg/mL), molto usata nella psoriasi dello scalpo.

Reazioni avverse al calcipotriolo

Negli studi il calcipotriolo si è rivelato un farmaco di efficacia e sicurezza paragonabili ai glucocorticoidi. Può provocare lievi dermatiti e, se usato eccessivamente, ipercalcemia (livelli elevati di calcio nel sangue).

Non si usa prima della fototerapia o in associazione all’acido salicilico, un noto agente esfoliante, perché aumenta il rischio di reazioni avverse.

Combinazioni tra glucocorticoidi e analoghi della vitamina D

In commercio esistono combinazioni tra glucocorticoidi e analoghi della vitamina D, più efficaci e sicure dei singoli farmaci. Tra i medicinali più noti vi è Dovobet®, da applicare una volta al giorno sotto forma di unguento o gel, quest’ultimo indicato per la psoriasi del viso e delle pieghe.

Terapie di seconda linea per la psoriasi da moderata a severa

Quando la psoriasi si fa un po’ più severa, i trattamenti topici potrebbero non bastare, perciò si ricorre a quelli sistemici, da assumere per via orale o endovenosa. Vediamoli!

Farmaci non biologici

Questo gruppo include i retinoidi, gli antimetaboliti e gli inibitori della calcineurina.

Retinoidi: acitretina

L’acitretina è usata nel trattamento della psoriasi volgare, alla dose di 25-50mg/die, di quella pustolosa ed eritrodermica, alla dose di 10-25mg/die. Poiché da sola è poco efficace (tasso di remissione < 50%) viene usata in combinazione con altri farmaci, dei quali aumenta l’efficacia e la sicurezza.

Ma come agisce l’acitretina?

Questo farmaco penetra nelle cellule epidermiche e le riprogramma, allungandone i tempi di ricambio e riducendo, così, la desquamazione e l’ispessimento della pelle.

L’acitretina si assume per via orale, sotto forma di capsule da 10mg o 25mg (Neotigason®) per almeno 3-6 mesi, così da raggiungere risultati ottimali.

Reazioni avverse e avvertenze

Il farmaco può provocare secchezza di pelle e mucose, incluse quelle oculari, ma anche assottigliamento dei peli, aumentata sensibilità alle radiazioni, disturbi gastrointestinali e dolori articolari.

L’assunzione è controindicata in gravidanza, perché causa malformazioni fetali, e, se si ha intenzione di programmarne una, bisogna aspettare almeno 3 anni dall’interruzione del trattamento.

Antimetaboliti: metotrexato

Il metotrexato viene usato (spesso in combinazione con altri farmaci) nelle forme moderate e severe di psoriasi volgare, grazie alla capacità di sopprimere le cellule immunitarie della pelle. Può essere assunto per via orale o intramuscolare, partendo da dosi settimanali di 5-7,5mg, che vengono via via aumentate fino a un massimo di 20-30mg. La dose settimanale viene, solitamente, suddivisa in tre somministrazioni distanziate di 12 ore. È indicato anche nell’artrite psoriasica.

Reazioni avverse e avvertenze

Il metotrexato può provocare fatica, disturbi gastrointestinali, epatotossicità e soppressione del midollo osseo.

Inibitori della calcineurina: ciclosporina

Anche la ciclosporina è usata nella psoriasi moderata e severa e nell’artrite psoriasica, perché sopprime le cellule immunitarie, sebbene con un meccanismo diverso dal metotrexato. Viene somministrata per via orale, a una dose iniziale di 3-5mg/kg al giorno in più somministrazioni, ed è stata approvata dalla FDA (Food and Drug Administration) come antipsoriasico.

Reazioni avverse e avvertenze

La ciclosporina agisce più rapidamente ed è meno tossica per il fegato e il midollo osseo, rispetto agli altri farmaci sistemici, sebbene possa provocare ipertensione e tossicità renale.

Farmaci biologici o terapie mirate

Le terapie mirate sono farmaci intelligenti che riconoscono specifici bersagli, cioè le citochine e i recettori localizzati nei linfociti T, in grado di sopprimere l’infiammazione e le risposte immunitarie alla base della psoriasi. Grazie alla loro selettività d’azione, questi farmaci sono più sicuri degli altri sistemici, proprio perché non agiscono sulle cellule sane.

L’elenco di questi farmaci è lungo e in continuo aggiornamento

Tra questi annoveriamo l’infliximab (un farmaco anticitochine, più precisamente contro il TNF) che, in una metanalisi di studi di fase III, si è dimostrato il più efficace seguito da ustekinumab (farmaco contro IL-12 e IL-23), adalimumab ed etanercept (entrambi contro TNF).


A proposito di terapie mirate, cliccate qui per leggere l’articolo su quelle usate in oncologia.


Ricordiamo che tutti questi farmaci possono essere supportati dalla fototerapia.

Terapie di terza linea per la psoriasi severa e refrattaria 

Si tratta dei farmaci biologici e non biologici usati in combinazione, per attaccare su più fronti le forme di psoriasi molto gravi.

Terapia di supporto della psoriasi 

Prima di salutarci chiudiamo con la terapia di supporto, cioè un insieme di trattamenti che migliorano l’efficacia dei farmaci e favoriscono il ripristino dell’integrità cutanea.

Prodotti cheratolitici

Si tratta di creme o unguenti a base di principi attivi cheratolitici, come l’acido salicilico e l’urea, che esfoliano l’epidermide rendendola più morbida e levigata, facilitando così la penetrazione dei farmaci topici.

Prodotti restitutivi

Le creme a base di ceramidi (grassi naturalmente presenti nello strato corneo) ripristinano la barriera cutanea, prevenendone la disidratazione e impedendo a sostanze irritanti e microbi di attraversarla.

Detergenti delicati

I detergenti per affinità, contenenti sostanze simili al sebo (olio cutaneo), rimuovono lo sporco con delicatezza, perciò sono l’ideale per la detersione delle pelli psoriasiche secche e infiammate.

E con questo è tutto, cari lettori! Se l’articolo vi è piaciuto, e lo reputate interessante, condivitelo pure sui social. Alla prossima!

L’articolo ha uno scopo puramente illustrativo e non sostituisce il parere del medico.

Bibliografia e sitografia

Classe 1987, una laurea in Farmacia e la passione per la divulgazione scientifica, che ho tramutato in lavoro. Insieme a Virginia Taddei e ad Annalisa Ardesi ho fondato Inchiostro Virtuale, attraverso il quale vi coinvolgerò nelle tematiche a me più care, quelle inerenti alla salute e al benessere. Per contattarmi mandate una mail a j.zanza@inchiostrovirtuale.it

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