Pollinosi: sintomi e terapie delle allergie al polline

È arrivata la Primavera e, con essa, anche loro: le pollinosi! Ma di cosa si tratta?

Col termine pollinosi s’identificano le allergie al polline, che possono manifestarsi sotto forma di rinite, congiuntivite o asma allergica, in base alla sede di penetrazione dell’allergene. Il polline trasportato dalle correnti aeree, infatti, si deposita nel naso, negli occhi e nei bronchi, provocando – nelle persone precedentemente sensibilizzate – i sintomi riportati in tabella.

Rinite allergica

Gli allergeni del polline penetrano nella mucosa di naso e gola, causando:

  • rinorrea  o “naso che cola“;
  • congestione nasale o “naso tappato“;
  • prurito al naso o alla gola;
  • iposmia o anosmia, ovvero la capacità ridotta o assente di percepire gli odori;
  • starnutazione;
  • mal di testa da sinusite, cioè l’infiammazione dei seni paranasali ostruiti dal muco.
Congiuntivite allergica

Quando gli allergeni penetrano nella congiuntiva, invece, provocano:

  • arrossamento e prurito oculare;
  • lacrimazione più o meno copiosa;
  • fotofobia, cioè il fastidio provocato dalla luce intensa.
Asma allergica

Infine, qualora il polline riesca a penetrare nella mucosa dei bronchi, possono manifestarsi:

  • tosse respiro sibilante;
  • difficoltà respiratorie fame d’aria;
  • costrizione toracica.

A causa di questi sintomi, inoltre, i pazienti dormono poco, con ripercussioni negative sulle prestazioni scolastiche e lavorative.


Problemi d’insonnia? Cliccate qui per leggere l’articolo sui sedativi naturali! 


Ma in che modo, il polline, provoca le reazioni suddette? Scopriamolo!

La patogenesi delle pollinosi, ovvero: come il polline provoca le allergie

Le pollinosi insorgono a causa della risposta eccessiva, del sistema immunitario, ad alcuni componenti del polline. Questi ultimi sono rappresentati dalle proteine dello sporoderma (la parete dei granuli pollinici) oppure, come nel caso dell’Ambrosia, dagli organuli definiti orbicoli (localizzati sulla superficie del granulo). Li vediamo rappresentati nell’immagine.

Figura 1: sezione del granulo pollinico. Gli allergeni sono rappresentati dagli orbicoli di superficie e dalle proteine dell’esina e dell’intina. Ricordiamo che esina e intina costituiscono lo sporoderma, cioè la parete del granulo. Credits: aurumterrae.it

Affinché i componenti (che chiameremo allergeni o antigeni) scatenino la reazione allergica, tuttavia, è necessario che gli individui vengano dapprima sensibilizzati. Vediamo di cosa si tratta!

La sensibilizzazione agli antigeni del polline

Come accennato in partenza, il primo contatto con gli allergeni non produce i sintomi allergici, bensì un fenomeno chiamato sensibilizzazione. Come illustrato in figura 2, estrapolata dal Robbins & Cotran, la sensibilizzazione deriva dall’interazione di diverse tipologie di cellule immunitarie: APC, linfociti T e B, mastociti e basofili (questi ultimi non indicati, poiché si comportano in modo simile ai mastociti).

Vediamo, dunque, come avviene questo processo, passo dopo passo.
  1. Gli antigeni del polline vengono catturati, nella sede di entrata, dalle APC (Antigen-Presenting Cell). Le APC coinvolte, in questo caso, sono le cellule dendritiche, localizzate in prossimità delle mucose.
  2. Una volta captato l’antigene, le cellule dendritiche lo presentano ai linfociti T nativi. Questi ultimi, in particolare, appartengono alla classe Helper CD4+.
  3. I linfociti T nativi, legandosi all’antigene, si differenziano in linfociti TH2.
  4. Questi ultimi rilasciano mediatori chiamati citochine, in grado d’influenzare l’attività delle altre cellule immunitarie.
  5. Tra le citochine prodotte, infatti, abbiamo: l’IL-4, che attiva i linfociti B, e l’IL-5, che attiva gli eosinofili (coinvolti nella fase tardiva della reazione allergica).
  6. Sotto lo stimolo dell’IL-4, dunque, i linfociti B si differenziano in plasmacellule, che secernono gli anticorpi.
  7. Gli anticorpi, appartenenti alla serie IgE, si legano alla superficie dei mastociti e dei basofili. A questo punto l’organismo è sensibilizzato.

Ma cosa succede quando l’organismo viene nuovamente a contatto col polline? Si manifesta l’allergia, come vedremo a breve.

La reazione di ipersensibilità immediata (tipo I)

A questo punto, se l’organismo viene nuovamente a contatto con gli antigeni, ecco che si manifesta la reazione di ipersensibilità immediata. Comunemente nota come allergia, questa reazione si manifesta entro un’ora dall’esposizione e consta di due fasi. Vediamole!

Risposta iniziale

È innescata dal legame degli antigeni con le IgE, presenti sulla superficie dei mastociti e dei basofili, che rilasciano i mediatori responsabili dei sintomi allergici. Tra i più importanti vi sono l’istamina e i leucotrieni, le cui funzioni sono approfondite nel riquadro.

Istamina

L’istamina è un mediatore, prodotto dall’aminoacido istidina, che viene immagazzinato nei granuli dei mastociti e dei basofili. Viene rilasciata in seguito al legame degli antigeni con le IgE e agisce su più fronti, provocando i sintomi caratteristici delle allergie. Essa, infatti, causa:

  • prurito, perché stimola le terminazioni nervose sensoriali;
  • eritema, cioè l’arrossamento provocato dalla dilatazione dei capillari;
  • edema, cioè il gonfiore conseguente all’aumento della permeabilità capillare;
  • lacrimazione e secrezione di muco, perché stimola le ghiandole lacrimali e mucose;
  • broncocostrizione, cioè il restringimento dei bronchi, per azione sulla muscolatura bronchiale.
Leucotrieni

I leucotrieni sono prodotti a partire dall’acido arachidonico, un componente delle membrane cellulari, ad opera dell’enzima lipossigenasi (LOX). Il ruolo nelle reazioni allergiche dipende dal tipo considerato, infatti:

  • il Leucotriene B4 richiama i globuli bianchi in situ, amplificando la reazione allergica;
  • i Leucotrieni C4 e D4, invece, agiscono sui bronchi e sui vasi sanguigni come l’istamina. Rispetto a quest’ultima, tuttavia, sono migliaia di volte più potenti.

La comparsa dei sintomi inizia entro 5′-30′ minuti dall’esposizione e si riduce dopo 60′.

Risposta tardiva

La risposta tardiva, invece, s’instaura dopo 2-24 ore dall’esposizione e vede protagonisti gli eosinofili. Sotto lo stimolo della succitata IL-5, essi producono delle proteine, come la proteina basica maggiore e la proteina cationica, che danneggiano le mucose. In tal modo, dunque, la reazione allergica viene amplificata e sostenuta per diversi giorni, anche in assenza degli antigeni.

Pollinosi - patogenesi

Figura 2: patogenesi della pollinosi. Negli individui sensibilizzati, la riesposizione agli allergeni attiva il rilascio dei mediatori allergici. Credits: Robbins & Cotran.


Abbiamo visto cosa sono le pollinosi e come si manifestano. Ma come si arriva alla diagnosi? La risposta nel prossimo paragrafo!

La diagnosi delle pollinosi: dall’anamnesi ai test

Le pollinosi sono di per sé diffuse in Europa, così come nel resto del mondo, e purtroppo il numero dei casi diagnosticati è destinato a salire. Il motivo è ascrivibile ai cambiamenti climatici, a causa dei quali l’insorgenza non è più limitata ad aree geografiche o periodi dell’anno specifici, come in passato.

Parlando di numeri, infatti, si stima che il 60% degli Europei sia affetto da rinite allergica (senza congiuntivite) e che il 15-20% soffra di una forma severa. Il 5-12% della popolazione, invece, è affetto da asma allergica che, molto spesso, si sovrappone alla rinite. Il motivo è ancora sconosciuto tuttavia, secondo l’ipotesi della via aerea unica, rinite e asma deriverebbero dallo stesso processo allergico.

In caso di sospetta pollinosi, la prima cosa da fare è quella di rivolgersi allo Specialista in Allergologia. Se attraverso l’anamnesi (cioè la raccolta dei sintomi riferiti dal paziente) e l’esame obiettivo (cioè la verifica della presenza o dell’assenza dei segni clinici) non si dovessero capire le cause del malessere, il paziente dovrà sottoporsi ai test cutanei. Se anche questi ultimi dovessero fallire, allora, si dovrà ricorrere al test per evidenziare gli anticorpi specifici nel siero. Vediamo di cosa si tratta!

Test cutanei

Come accennato in precedenza, i test cutanei vengono effettuati quando, l’anamnesi e l’esame obiettivo, non sono sufficienti a chiarire la natura del problema. Essi, in particolare, consistono nell’inoculare una dose standard di antigene e nel valutare la reazione cutanea rispetto al controllo negativo (il solvente) e a quello positivo (l’istamina). Il test risulterà positivo se, entro 15′-20′, si svilupperà un pomfo (la tipica reazione che consegue alla puntura o al morso d’insetto) di diametro maggiore a 3-5mm.

Prick test

Una goccia di estratto allergenico viene posta sulla pelle, che viene punta in corrispondenza della stessa goccia, affinché l’antigene venga a contatto con gli anticorpi eventualmente presenti. Il test permette di individuare gran parte delle allergie comuni, tuttavia, può dare risultati equivoci.

Il prick test, infatti, può dare falso positivo a causa di:

  • dermografismo, cioè la comparsa di arrossamenti e gonfiori improvvisi sulla pelle, in seguito a una leggera pressione della stessa;
  • cattiva conservazione degli estratti allergenici o utilizzo successivo alla data di scadenza;
  • terapia con farmaci antistaminici, antidepressivi triciclici e inibitori delle MAO.
Test intradermico

È più sensibile del prick test, perciò viene usato quando quest’ultimo dà risultato negativo o equivoco. Consiste nell’inoculare l’allergene, solitamente 0,02mL di soluzione, direttamente nel derma.

Entrambi i test sono controindicati nei pazienti affetti da patologie cutanee e in quelli che assumono farmaci β-bloccanti. Qualora si verificasse lo shock anafilattico, infatti, questi farmaci annullerebbero gli effetti dell’adrenalina (il farmaco salvavita) per interazione coi suoi stessi recettori.

Sono controindicati, inoltre, anche nei pazienti in cura con gli ACE-inibitori, farmaci antipertensivi che contrastano l’azione dell’adrenalina sulla pressione sanguigna (fortemente in calo durante lo shock) e favorenti il soffocamento (peggiorano l’edema della glottide, un segmento della laringe).

Test per gli anticorpi specifici nel siero

Qualora i test cutanei risultassero inefficaci o rischiosi, si possono ricercare le IgE antigene-specifiche nel siero, indicanti l’avvenuta sensibilizzazione al polline.


Cosa succede, dunque, una volta diagnosticata la pollinosi? Naturalmente si procede con la terapia, che prevede sia l’assunzione di farmaci, sia la ridotta esposizione al polline. Approfondiamo la questione!

Terapia delle pollinosi

La terapia prevede l’assunzione di farmaci, quali corticosteroidi e antistaminici, o degli stessi antigeni del polline, qualora i primi fallissero.

Farmaci antiallergici

Vediamo i farmaci da utilizzare in caso di rinite, congiuntivite e asma allergica!

Farmaci per la rinite allergica

Il trattamento di prima scelta prevede la somministrazione di corticosteroidi per via inalatoria, con o senza antistaminici, che inibiscono a monte la cascata dell’acido arachidonico. In tal modo, dunque, si riduce la produzione di leucotrieni, e altri mediatori, amplificanti la reazione allergica. Tra i corticosterodi più utilizzati vi sono il beclometasone, la flunisolide e la budenoside.

In alternativa si può ricorrere all’associazione tra gli antistaminici (che riducono gli effetti dell’istamina, inibendo i suoi recettori H1) e gli agonisti adrenergici (che riducono la congestione nasale, stimolando i recettori per l’adrenalina α1), da assumere per via orale.

Farmaci per la congiuntivite allergica

Il trattamento di prima scelta prevede la somministrazione di un collirio a base di antistaminici, come l’azelastina, che inibiscono i recettori H1 per l’istamina. Ancor meglio la somministrazione di farmaci con una duplice azione (come l’olopatadina) che, oltre a inibire gli H1, inibiscono il rilascio dei mediatori dei mastociti.

Farmaci per l’asma allergica

Il trattamento di prima scelta prevede corticosteroidi e broncodilatatori (che aumentano la pervietà delle vie aeree, stimolando i recettori β2 per l’adrenalina). Tra le associazioni più utilizzate vi è quella tra beclometasone e formoterolo, da assumere per via inalatoria.

Terapia desensibilizzante

Quando il paziente è affetto da una forma molto grave di pollinosi e refrattaria ai farmaci, può effettuare la terapia desensibilizzante, che consiste nella somministrazione dell’allergene sotto forma di compresse sublinguali. L’allergene viene somministrato in piccole dosi aumentate progressivamente, per ridurre la severità delle reazioni allergiche, a partire dai quattro mesi antecedenti la stagione allergica e per tutta la sua durata.

La prima dose viene assunta in ospedale, in modo che i medici possano monitorare la reazione del paziente, nei 30′ successivi. Se tutto va bene, il paziente può assumere le altre dosi a casa propria.

Le abitudini per ridurre l’esposizione al polline

Veniamo, infine, alle abitudini volte a ridurre l’esposizione al polline e le manifestazioni conseguenti.

Consultate il calendario e il bollettino dei pollini

Il primo ci permette di conoscere il periodo di fioritura delle piante e, dunque, la diffusione dei loro pollini nelle varie regioni d’Italia, il secondo i livelli nell’aria di tali pollini. Grazie a essi, dunque, è possibile programmare gli spostamenti e i soggiorni, nonché la terapia desensibilizzante. Vediamoli uno a uno!

Calendario dei pollini

Come già accennato, il calendario dei pollini indica il periodo di fioritura delle piante allergeniche.

Ma quali sono le piante allergeniche?

Il polline può provenire da piante arboree o erbacee. Il periodo di fioritura è soprattutto primaverile nel primo caso, estivo e autunnale nel secondo. Tra le piante allergeniche abbiamo le:

  • Betulaceae, come la betulla e il nocciolo;
  • Cupressaceae, come il cipresso;
  • Oleaceae, come l’olivo;
  • Platanaceae, come il platano;
  • Fagaceae, come il faggio e la quercia;
  • Urticaceae, come la parietaria;
  • Poaceae o Graminaceae, come il grano e la gramigna;
  • Asteraceae o Compositae, come il dente di leone, l’ambrosia, il cardo, il carciofo e la camomilla;
  • Fabaceae o Leguminosae, come le fave e la mimosa.

E a proposito di mimosa, cliccate qui per leggere l’articolo sui benefici per la pelle!


Ma ora, vediamo un esempio di calendario dei pollini!

Pollinosi - calendario pollinico Anallergo

Figura 3: calendario dei pollini. Come illustrato nell’immagine, ad Aprile fioriscono quasi tutte le piante allergeniche. Credits: (Anallergo).

Bollettino dei pollini

Il bollettino del polline, indicante il tipo e la concentrazione di pollini nell’aria, viene aggiornato ogni mercoledì, in base ai dati della settimana precedente. Questi vengono raccolti nei centri di monitoraggio, sparsi in tutta Italia, per poi essere elaborati e, infine, trasmessi dalla Segreteria Tecnica della Rete AAITO (Allergologi e Immunologi Territoriali e Ospedalieri).

Su pollinieallergia.net, vengono pubblicate le previsioni per le regioni d’Italia. Selezionando la Sardegna, ad esempio, compare questa schermata. Come possiamo vedere, per ciascuna tipologia di polline, sono riportati i valori e il grado di gravità.

Pollinosi - Bollettino del polline per la Sardegna da pollinieallergianet

Figura 4: bollettino del polline per la regione Sardegna. Le previsioni si riferiscono alla settimana che va dal 22 marzo al 29 marzo 2018. Credits: pollinieallergia.net

Ma attenzione: queste informazioni devono essere interpretate dall’allergologo! I valori, infatti, indicano la concentrazione dei pollini nell’aria, senza, però, quantificare il rischio di comparsa dei sintomi allergici. E il rischio non varia solo da una persona all’altra ma anche nella stessa persona in base a vari fattori, tra cui l’età ed eventuali patologie o terapie in corso, oltre ai fattori ambientali.

Limitate la presenza di polline negli ambienti domestici

In che modo?

  • Fate arieggiare le stanze la mattina presto o la sera, quando la concentrazione di polline nell’aria è più bassa.
  • Munitevi di condizionatori dotati di filtri, cosicché possano trattenere il polline presente nell’aria.
  • Quando fate le pulizie usate l’aspirapolvere, per non inalare gli eventuali granuli presenti.
  • Lavate spesso cuscini, lenzuola e tappeti, che possono accumulare il polline penetrato dalle finestre o portato da voi stessi all’interno.
  • Soggiornate al mare, dove i livelli di polline sono inferiori rispetto alla campagna.

Abbiate cura della vostra persona

Lavatevi più spesso la chioma e il volto, perché il polline si accumula facilmente nei capelli e nelle ciglia. Per quanto riguarda le vie respiratorie, invece, è buona prassi fare l’aerosol con soluzione fisiologica, anche più volte al giorno.

Usate la doccia micronizzata per pulire le cavità nasali e paranasali: essa, infatti, eroga gocce in grado di localizzarsi a tale livello (d≥10μm). Per le vie aeree inferiori, invece, usate la classica mascherina, che eroga gocce più piccole. Cliccate qui per maggiori dettagli sull’aerosol.

Prestate molta attenzione fuori casa!

Concludiamo con alcuni consigli utili, per limitare l’esposizione al polline fuori casa.

  • Prediligete la mattina presto o la sera per uscire, quando le concentrazioni di polline nell’aria sono più basse.
  • Meglio non uscire prima dei temporali, perché i pollini (soprattutto quelli delle Graminaceae) tendono a raggiungere concentrazioni elevate.
  • Se non potete fare a meno di uscire nelle ore centrali, o se c’è vento, munitevi di mascherina e occhiali da sole.
  • In macchina viaggiate con i finestrini chiusi e munitevi di filtri dell’aria.

Bene, cari lettori, per oggi questo è tutto. E voi, soffrite di pollinosi o conoscete qualcuno che ne soffre? Raccontateci la vostra esperienza nei commenti e, se l’articolo vi è piaciuto, consigliatene la lettura! Alla prossima!

L’articolo ha uno scopo puramente illustrativo e non sostituisce il parere del medico. 

Bibliografia e sitografia

Qui di seguito riportiamo le fonti utilizzate per l’articolo. Cliccate sui link per ulteriori approfondimenti!

Classe 1987. Laureata in Farmacia presso l’Università di Cagliari, ho tramutato la mia passione per le piante officinali, e molto altro ancora, in lavoro. Insieme a Virginia Taddei e Annalisa Ardesi, sono fondatrice di Inchiostro Virtuale, attraverso il quale spero di coinvolgervi nelle tematiche a me più care, quelle inerenti alla salute e al benessere. Adoro i gatti, i romanzi di Dumas e Resident Evil.
Per contattarmi mandate una mail a j.zanza@inchiostrovirtuale.it

Ti è piaciuto? Condividilo!

Comments are closed.