Olio EVO: dalle olive un prezioso alleato del cuore!

Gli amanti delle tradizioni si preparino, perché oggi approfondiremo la conoscenza di uno dei componenti principali della Dieta Mediterranea!

Si tratta dell’olio extravergine d’oliva, od olio EVO, a cui la ricerca scientifica attribuisce effetti positivi che vanno ben oltre quelli nutrizionali. Esso, infatti, contiene delle sostanze (definite nutraceutiche) che, inserite nel contesto di una dieta bilanciata, possono prevenire lo sviluppo di svariate patologie, in primis quelle cardiovascolari (Foods). Nell’articolo ci focalizzeremo proprio su quest’ultimo aspetto, non prima, però, di aver presentato come si deve l’oro verde! Siete pronti, dunque? Iniziamo!


Il percorso dell’olio EVO: dalle olive alla tavola!

In linea con le disposizioni europee, l’olio EVO viene ottenuto dalla spremitura a freddo delle olive (T ≤ 28°C), che ne preserva le caratteristiche organolettiche e nutrizionali. La lavorazione avviene in apposite strutture, i cosiddetti frantoi oleari, che possono funzionare a ciclo continuo o discontinuo. Scopriamone di più!

La produzione inizia con la pesata delle olive (raccolte da metà ottobre fino a dicembre inoltrato) seguita dalla mondatura, necessaria per rimuovere foglie, rametti e impurità. Dunque le olive vengono macinate, con ottenimento di una pasta che viene dapprima rimescolata, per far coalescere le goccioline oleose, dopodiché viene pressata o centrifugata per favorire l’estrazione. A questo punto, l’olio viene filtrato, imbottigliato e distributo, pronto a raggiungere le nostre tavole!

Nella galleria sono illustrate le fasi salienti del processo. (Un click sulla foto per ingrandire, un altro click sulla freccia indietro per tornare all’articolo).



Le rese d’olio, dipendenti dalle condizioni di crescita e dal periodo di raccolta dei frutti, variano dagli 8 ai 28 kg per quintale di olive pressate. Fatto del tutto normale, visto che la spremitura avviene esclusivamente a freddo e senza l’ausilio di solventi, diversamente da quanto accade con l’olio raffinato. Benché le rese non siano altissime, tuttavia, i classici metodi di estrazione consentono di ottenere un olio di qualità eccelsa, sotto qualsiasi punto di vista.

Ma quali caratteristiche dovrebbe possedere, un olio d’oliva, per essere classificato come extravergine? Continuate a leggere!

Caratteristiche principali dell’olio EVO

L’olio extravergine, per essere definito tale, dovrebbe rispettare gli standard stabiliti dal Regolamento (CEE) n. 2568/91. I requisiti, illustrati nell’immagine sottostante, sono numerosi e tra questi il più importante è l’acidità (espressa come acido oleico libero) che non dovrebbe mai superare lo 0,8%.

Olio EVO - requisiti allegato 1

Requisiti degli oli d’oliva: l’olio EVO possiede un’acidità non superiore allo 0,8%. Credits: Allegato 1, Reg. (CEE) n. 2568/91

Oltre ai requisiti chimico-fisici, tuttavia, ve ne sono di altri determinati con l’analisi sensoriale: i caratteri organolettici. Vediamoli!

Colore

Il colore dipende dalla presenza di pigmenti liposolubili, quali β-caroteneclorofilla, ed è fortemente influenzato dal grado di maturazione delle olive (più il frutto è maturo, più l’olio vira al giallo) e dalla conservazione dell’olio (quello esposto alla luce ingiallisce, perché la clorofilla si ossida). Perciò l’olio dovrebbe essere riposto in bottiglie scure, al riparo da luce e calore.

Aroma

L’aroma è l’insieme delle sensazioni olfattive dell’olio, dipendente dalla varietà delle olive e dal grado di maturazione. In particolare, l’olio ha un aroma fruttato verde, quando è ottenuto da frutti immaturi, e uno fruttato maturo quando, invece, deriva da olive mature e immature.

Sapore

Benché si tenda a pensare il contrario, gli oli EVO più pregiati sono quelli amarognoli e pungenti, ottenuti all’inizio della campagna da olive verdi. Queste ultime, infatti, sono ricche di glicosidi secoiridoidi che, durante la spremitura, liberano i principi amaricanti (oleocantale e oleuropeina aglicone) e piccanti (oleaceina), responsabili non solo del sapore ma anche dei benefici dell’olio (Fonte). Più pizzica, dunque, più fa bene!


Abbiamo visto cos’è l’olio EVO, come si produce e i caratteri salienti. Ora, invece, è giunto il momento di conoscerne la composizione, responsabile delle proprietà accennate in partenza. Se la chimica vi annoia, però, fareste meglio a saltarla!

Cliccate qui per passare direttamente ai benefici! ←

Se amate la chimica, invece, seguitemi per scoprire cosa contiene questo prezioso olio!

Cosa contiene l’olio EVO? 

L’olio extravergine d’oliva è costituito per il 98% da una frazione saponificabile, cosiddetta perché reagendo con gli alcali dà origine al sapone, e una frazione insaponificabile, che racchiude le sostanze biologicamente attive.


A proposito di sapone, l’olio d’oliva è usato per preparare quello di Aleppo.
Cliccate qui per conoscerne la ricetta e gli usi!


La composizione di entrambe viene ampiamente studiata, come dimostrano gli articoli pubblicati su FoodsNutrients e Advances in Molecular Toxicology. Ma ora, vediamole in dettaglio!

Frazione saponificabile 

La frazione saponificabile, oltre a essere predominante, è responsabile del valore energetico dell’olio EVO. Essa, infatti, è costituita da grassi, principalmente insaturi, che apportano circa 9kcal per grammo. Precisiamo, tuttavia, che l’olio extravergine non fa ingrassare (perlomeno alle dosi raccomandate) ma anzi, potrebbe essere utile nel controllo del peso (Molecules).

Ma quali sono, dunque, questi grassi?

Si tratta di grassi buoni derivati principalmente dall’acido oleico (un Ω-9 presente per il 55-83%) e in quantità visibilmente inferiori dall’acido linoleico (un Ω-6 presente per il 4-21%). I grassi saturi, invece, sono poco rappresentati e contengono principalmente acido palmitico (8-26%).

Frazione insaponificabile 

Rappresenta solo il 2% del totale, eppure include 230 composti tra cui i preziosi antiossidanti, ovvero:

  • la vitamina E in forma attiva, cioè l’α-tocoferolo, che può raggiungere i 400mg/kg;
  • i biofenoli, o polifenoli che dir si voglia, le cui concentrazioni variano da 50 a 800mg/kg.

Vitamina E e biofenoli, oltre a prevenire l’ossidazione dell’olio, si comportano da antiossidanti anche nel nostro organismo. Ma tra essi, quelli più interessanti dal punto di vista biologico sono senza dubbio i biofenoli, le cui proprietà non si limitano a quelle antiossidanti. Conosciamoli meglio!

I biofenoli dell’olio EVO

Al gruppo dei biofenoli appartengono tutta una serie di sostanze che, pur non essendo indispensabili per la crescita della pianta, svolgono altre importanti funzioni, come la difesa da microrganismi e parassiti. I nostri più fidi lettori ricorderanno sicuramente quelli del tè verde (qui) e della melagrana (qui e qui), ma saranno ben lieti di sapere che anche l’olivo ne contiene! Per quanto riguarda i frutti, in particolare, i biofenoli sono presenti sia nella polpa sia nel seme, in concentrazioni dipendenti da varietà, grado di maturazione e conservazione delle stesse, oltre che dalle condizioni di crescita della pianta. Essi, inoltre, si modificano durante l’estrazione e lo stoccaggio dell’olio, a causa degli enzimi presenti nelle olive (Fonte).

Ma quali sono i più abbondanti?

In uno studio pubblicato su Foods, è stata esaminata la frazione polifenolica degli oli EVO provenienti dalla Puglia, che detiene il primato della produzione italiana. L’HPLC ha evidenziato che questi oli, provenienti da sette cultivar differenti, contenevano 451,6 ± 102,4mg/kg di biofenoli totali e 313,9 ± 61,9mg/kg di vitamina E. Ed ecco i biofenoli identificati!

  1. Secoiridoidi
    • Tirosolo e derivati:
      1. tirosolo o p-HPEA (9,3 ± 6,8mg/kg),
      2. ligstroside aglicone o p-HPEA-EA (7,4 ± 3,4mg/kg),
      3. oleocantale o p-HPEA-EDA (43,5 ± 27,6mg/kg).
    • Idrossitirosolo e derivati:
      1. idrossitirosolo o 3,4-DHPEA (14,4 ± 11,2mg/kg),
      2. oleuropeina aglicone o 3,4-DHPEA-EA (38,2 ± 20,6mg/kg),
      3. oleaceina o 3,4-DHPEA-EDA (43,9 ± 26,4mg/kg). 
  2. Lignani: (+)-1-acetossipinoresinolo e (+)-1-pinoresinolo (21 ± 11,3mg/kg).
  3. Flavonoidiluteolina (12,5 ± 4,4mg/kg).

Per maggiori informazioni, qui di seguito riportiamo i dati estrapolati da Foods! (Un click sulla foto per ingrandire, un altro click sulla freccia indietro per tornare all’articolo).



Arrivati a questo punto, dunque, vi starete chiedendo il perché di questa trattazione dettagliata. E il motivo è semplice: i benefici dell’olio EVO sono dovuti soprattutto ai biofenoli! In questa sede, tuttavia, ci limiteremo ad approfondire quelli cardiovascolari, sui quali esistono evidenze consistenti (Molecules, Nutrients). Approfondiamo la questione!

Olio EVO e patologie cardiovascolari: quali benefici apporta?

Con un totale di 17,7 milioni di morti all’anno, le malattie cardiovascolari rappresentano la prima causa di morte al mondo. Dei 17,7 milioni, si stima che 7,4 siano associati alle coronaropatie e che più del 90% degli eventi correlati (infarto acuto del miocardio e morte) avvenga in individui con almeno un fattore di rischio (Nutrients, 2017). E a proposito di fattori di rischio, la sindrome metabolica rappresenta il più pericoloso, in quanto ne racchiude ben cinque!

Si parla di sindrome metabolica, infatti, quando sono presenti tre o più dei seguenti fattori di rischio:

  • ipertensione (P > 140/90mm di mercurio);
  • iperglicemia a digiuno (G > 100mg/dL);
  • obesità addominale (girovita > 88cm nelle donne e > 101cm negli uomini);
  • ipertrigliceridemia (T > 250mg/dL);
  • bassi livelli di colesterolo buono (HDL < 40mg/dL negli uomini e < 50mg/dL nelle donne).

Pensate che circa il 25% della popolazione mondiale soddisfa i criteri per la diagnosi, presentando un rischio 5 volte superiore di sviluppare il diabete e un rischio cardiovascolare doppio rispetto agli altri (Molecules, 2017).

Il lato positivo, tuttavia, è che questi fattori possono essere ridotti correggendo lo stile di vita: regolare attività fisica, niente eccessi e una dieta equilibrata. Ed è proprio qui che entra in gioco l’olio EVO! Inserito nella Dieta Mediterranea, infatti, esso contribuisce a prevenire la sindrome metabolica, e di conseguenza le malattie cardiovascolari, principalmente grazie ai suoi biofenoli (Molecules).

Ma in che modo? 

Il meccanismo d’azione dei biofenoli è stato discusso, approfonditamente, su Advances in Molecular Toxicology. Dagli studi effettuati sembra che agiscano sia in modo diretto, come antiossidanti, sia in modo indiretto, come modulatori genici. L’immagine sottostante riassume, in maniera schematica, i benefici che approfondiremo subito dopo!

Olio EVO: meccanismo d'azione dei suoi biofenoli. Credits: Advances in Molecular Toxicology.

Olio EVO: meccanismo d’azione dei suoi biofenoli. Credits: Advances in Molecular Toxicology.


Detto ciò, vediamoli!

Punto primo: i biofenoli sono potenti antiossidanti

Grazie alla loro struttura, infatti, i biofenoli contrastano i radicali liberi: atomi o gruppi atomici particolarmente reattivi, che intaccano le strutture cellulari pur di trovare stabilità. Essi vengono prodotti sempre, per via del normale metabolismo cellulare, e in condizioni normali non provocano danni, in quanto neutralizzati dai meccanismi detossificanti (glutatione ed enzimi).

Il problema, però, insorge quando la produzione aumenta a causa di uno stile di vita inadeguato, comprendente un’alimentazione ricca di grassi e zuccheri semplici, l’abuso di alcol e il fumo, che depauperano le riserve antiossidanti dell’organismo. S’instaura, quindi, una condizione nociva definita stress ossidativo che, come vedremo più avanti, è reputata alla base di patologie croniche e degenerative, cardiovascolari comprese. 

Come funzionano, dunque, gli antiossidanti dell’olio EVO?

Neutralizzano le specie reattive di ossigeno e azoto (RONS)

Si tratta dei radicali liberi più aggressivi e i biofenoli, comportandosi da “spazzini”, li legano a sé, impedendo loro di danneggiare i lipidi di membrana, gli enzimi e il DNA delle cellule. Così facendo, dunque, preservano l’integrità e la funzionalità dei tessuti, in primis quelli vascolari, direttamente coinvolti nello sviluppo delle suddette patologie.

Chelano i metalli coinvolti nei processi ossidativi

Essi, infatti, agiscono a monte, sequestrando gli ioni metallici (ad esempio, il ferro bivalente, Fe2+) coinvolti nella produzione delle ROS (Specie Reattive dell’Ossigeno).

Stimolano le difese antiossidanti dell’organismo

Legandosi a particolari sequenze del DNA (antioxidant responsive elements), infatti, i biofenoli stimolano l’espressione di importanti enzimi, che da un lato neutralizzano di per sé le specie reattive, come l’acqua ossigenata e l’anione superossido, mentre dall’altro ripristinano molecole antiossidanti, come il glutatione. Il risultato, quindi, sarà un potenziamento ad ampio spettro delle difese antiossidanti.


Punto secondo: i biofenoli modulano l’infiammazione

Questo è un fatto di notevole importanza, visto che le malattie cardiometaboliche sono associate ad un perenne stato infiammatorio, seppur blando, che fa degenerare i tessuti più rapidamente. Ebbene, diversi studi in vitro, in vivo e in ex-vivo, mettono in luce gli effetti antinfiammatori dei biofenoli, ascrivibili alla soppressione della cascata di NF-kB.

NF-kB e infiammazione

NF-kB è l’acronimo di nuclear factor kappa-light-chain-enhancer of activated B cells. Dietro al nome complicato si nasconde una proteina che riveste un ruolo chiave nei processi infiammatori e immunitari (così come nello sviluppo dei tumori) e che si attiva, spesso e volentieri, in risposta allo stress ossidativo. Quest’ultimo, infatti, fa si che NK-kB si leghi a regioni specifiche del DNA, definite promoter, attivando la trascrizione di particolari geni e, di conseguenza, la sintesi dei mediatori dell’infiammazione.

Riducendo lo stress ossidativo, dunque, i biofenoli inibiscono l’attivazione del NF-kB e gli eventi che ne conseguono. Vediamo quali!

I biofenoli sopprimono la cascata dell’acido arachidonico (AA)

L’acido arachidonico è un acido grasso presente nelle membrane cellulari. L’attivazione di NF-kB ne determina dapprima il rilascio, ad opera dell’enzima fosfolipasi A2, e successivamente la conversione in metaboliti chiamati eicosanoidi, ad opera degli enzimi ciclossigenasi (COX) e lipossigenasi (LOX). Gli eicosanoidi rivestono un ruolo cruciale nell’infiammazione, sia perché responsabili dei sintomi caratteristici, sia perché reclutano i globuli bianchi amplificanti tali effetti.

In particolare:

  • le prostaglandine (PGE2) provocano arrossamento, gonfiore, bruciore e dolore;
  • i trombossani (TXA2) causano l’aggregazione piastrinica e la conseguente coagulazione del sangue;
  • i leucotrieni (LTB4) stimolano la migrazione dei globuli bianchi nel sito infiammatorio.

A tal proposito, sono molto interessanti i risultati di uno studio in vitro riguardanti l’oleocantale. Questo biofenolo, infatti, ha inibito le COX (e, quindi, la produzione di prostaglandine e trombossani) in modo dose-dipendente e paragonabile a quella dell’ibuprofene, noto farmaco antinfiammatorio non steroideo (Nutrients).

I biofenoli sopprimono la produzione di citochine, molecole di adesione ed enzimi proteolitici

Si tratta di proteine che attirano i globuli bianchi nel sito infiammatorio (citochine), consentendo loro di arrivarci fuoriuscendo dai piccoli vasi (molecole di adesione) e digerendo la matrice proteica circostante (enzimi proteolitici).

I biofenoli dell’olio EVO, in particolare, riducono la produzione di:

  • TNF-α, IL-1β, IL-6, IL-8 e MCP-1 (citochine);
  • selectine P ed E, VCAM-1 e ICAM-1 (molecole di adesione);
  • metallopeptidasi della matrice o MMP9 (enzimi proteolitici).

In questo modo, dunque, i biofenoli sopprimono la migrazione dei globuli bianchi (monociti e linfociti) nel focolaio infiammatorio, nonché la produzione da parte degli stessi di eicosanoidi e specie ossidanti, limitando il danno ai tessuti. I meccanismi appena discussi sono illustrati nell’immagine a seguire, tratta da Nutrients.

Olio EVO - ruolo biofenoli nella CAD - Nutrients

Olio EVO: effetti antinfiammatori e immunomodulanti dei biofenoli. Credits: Nutrients.


Gli effetti di cui sopra sono stati valutati in diversi studi clinici. Tra essi come non citare il PREDIMED? In questo studio spagnolo, della durata di 5 anni e coinvolgente pazienti a rischio di coronaropatie, è stato valutato il ruolo dell’olio EVO nella Dieta Mediterranea.

La ricerca dimostra che, consumare l’olio EVO regolarmente, riduce il rischio di coronaropatie in modo significativo, come evidenziato dai bassi livelli di marker infiammatori (citochine e molecole di adesione) riscontrati a distanza di 3 e 5 anni dall’inizio.

Riducendo lo stress ossidativo e l’infiammazione, dunque, l’olio EVO contrasta alcuni fattori di rischio della sindrome metabolica, implicati nello sviluppo delle malattie cardiovascolari (Molecules). Approfondiamo la questione!

L’olio EVO abbassa la pressione arteriosa

L’ipertensione è una condizione patologica che, se sottovalutata, può aumentare il rischio d’infarto cardiaco e ictus. Nella patogenesi lo stress ossidativo è fondamentale, visto che compromette la capacità dei piccoli vasi di regolare il proprio tono, e con esso la pressione sanguigna, in base a necessità.

L’eccesso di radicali liberi, infatti, danneggia lo strato più interno delle pareti vascolari, l’endotelio, compromettendone la funzionalità (disfunzione endoteliale). Esso quindi, non rispondendo adeguatamente agli stimoli, finisce per produrre più vasocostrittori (endotelina) rispetto ai vasodilatatori (nitrossido), aumentando la pressione. Quando i valori si mantengono stabili al di sopra di 140/90mm di mercurio, ecco che si parla di ipertensione. 

L’olio EVO tuttavia, grazie agli antiossidanti, protegge l’endotelio dai radicali liberi, contribuendo a mantenere la pressione nei limiti consentiti. Questi effetti sono stati messi in luce sia nei volontari a rischio, sia in quelli ipertesi e trattati coi farmaci.

Uno studio pubblicato sull’American Journal of Hypertension ha valutato gli effetti dell’olio EVO, con o senza polifenoli, in un gruppo di giovani donne ipertese o a rischio. Dalla ricerca è emerso che solo l’olio EVO coi biofenoli è benefico, come evidenziato dall’aumento dei vasodilatatori (+ 4,7 ± 6,6 µmol/l, p < 0.001) accompagnato dal calo pressorio (− 7,91mm la massima e − 6,65mm la minima, p < 0,01).
L’olio EVO previene l’ossidazione delle LDL

L’ossidazione delle LDL, o “colesterolo cattivo”, è un processo chiave nello sviluppo dell’aterosclerosi, fattore di rischio altissimo per l’infarto del miocardio e l’ictus.

Le LDL ossidate, infatti, vengono riconosciute più facilmente dai macrofagi (cellule dell’infiammazione) che le inglobano, infarcendosi fino a diventare cellule schiumose. Queste ultime, quindi, penetrano nelle pareti vascolari e vi si accumulano, avviando un processo infiammatorio che può culminare nella trombosi, aumentando il rischio degli eventi suddetti.

L’olio EVO, in virtù dei suoi biofenoli, riduce l’ossidazione delle LDL, prevenendo così lo sviluppo dell’aterosclerosi e degli eventi correlati. Le evidenze al riguardo sono talmente forti che l’EFSA, cioè l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare, raccomanda il consumo dell’olio EVO per proteggere le LDL dai radicali liberi.


Un click qui per leggere il parere scientifico dell’EFSA.


L’olio EVO riduce gli zuccheri nel sangue 

Ebbene si! Analogamente ad altri alimenti, anche l’olio EVO aiuta a controllare la glicemia grazie ai biofenoli, che agiscono con meccanismi ancora da chiarire. Secondo recenti ipotesi, comunque, sembra che possano ridurre la digestione dell’amido (inibendo l’enzima amilasi) e il trasporto del glucosio attraverso le membrane intestinali (riducendo l’espressione delle proteine di trasporto), stabilizzando perciò la glicemia post-prandiale.

Uno studio pubblicato su Nutrition & Diabetes dimostra che, nei soggetti sani, l’olio EVO riduce significativamente la glicemia dopo i pasti (p < 0,001) oltre che i livelli di LDL ossidate (p < 0,001), sia rispetto al placebo, sia rispetto all’olio di mais.

Oltre agli effetti sulla pressione, sull’ossidazione delle LDL e sulla glicemia, sono stati documentati quelli sui livelli ematici di lipidi e sul peso corporeo. Benché suggestive, tuttavia, le evidenze riguardanti gli effetti su dislipidemia e obesità, non sono così forti da confermare i benefici dell’olio EVO (Molecules).


E con questo siamo agli sgoccioli. Prima di salutarci, però, vediamo come inserire l’olio EVO nella dieta, in base al parere degli esperti!

Olio EVO nella Dieta Mediterranea: dosi e consigli utili

Come accennato nell’incipit, l’olio extravergine d’oliva è uno dei componenti principali della Dieta Mediterranea, nonché importante fonte di grassi buoni. Osservando la piramide alimentare, infatti, ci accorgiamo che l’olio EVO è localizzato alla base, cioè tra gli alimenti da consumare più frequentemente, insieme a frutta, verdura, legumi, cereali integrali e derivati (pane e pasta).


A proposito di pasta: fa ingrassare o è solo un falso mito? Trovate la risposta qui!


Olio EVO nella piramide alimentare

Piramide della Dieta Mediterranea: l’olio EVO è localizzato alla base, tra gli alimenti da consumare più di frequente. Credits: IFMed.

Ma a cosa dobbiamo tutta questa importanza?

Come potete immaginare, il motivo risiede nei benefici discussi in precedenza, ascrivibili al consumo regolare di olio EVO nelle giuste dosi.

A tal riguardo, l’EFSA sostiene che per goderne appieno dovremmo consumarne dai 30 ai 50g al dì, l’equivalente di 3-5 cucchiai da minestra (Parere Scientifico). Considerato il tasso di assorbimento dei biofenoli, variante dal 40 al 95%, le dosi consigliate apportano, infatti, la quantità necessaria per esplicare gli effetti antiossidanti, cioè dai 4 ai 9mg al dì (Parkinson and Cicerale, 2016). 

Meglio consumarlo a crudo con le verdure, i fagiolini verdi, la pasta, il riso e così via, per preservare gli antiossidanti e i grassi buoni. Potete usarlo in quanto tale o, se preferite, sotto forma di oleolita speziato.


Amate il fai da te? Qui trovate la ricetta dell’oleolita al rosmarino!


E con questo è tutto, cari lettori! Se l’articolo vi è piaciuto, e lo reputate interessante, consigliatene la lettura. Alla prossima!

L’articolo ha uno scopo puramente illustrativo e non sostituisce il parere del medico.

Bibliografia e sitografia

Oltre alle fonti disseminate nel testo, per scrivere questo articolo mi sono avvalsa del Robbins & Cotran, un testo di patologia indispensabile.

Classe 1987, una laurea in Farmacia e la passione per la divulgazione scientifica, che ho tramutato in lavoro. Insieme a Virginia Taddei e ad Annalisa Ardesi ho fondato Inchiostro Virtuale, attraverso il quale vi coinvolgerò nelle tematiche a me più care, quelle inerenti alla salute e al benessere. Per contattarmi mandate una mail a j.zanza@inchiostrovirtuale.it

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