Krazy Kat: una mattonata ci seppellirà

E ti vengo a cercare

Una delle vette più alte mai toccate dalle storie d’amore di tutto il mondo, ha oltre cent’anni ed è un fumetto.

La trama è veramente semplice, che più semplice non si può.
C’è un gatto, Krazy, e un topo, Ignatz. Benissimo.
Il gatto adora il topo; lo ama di un amore assoluto, indistruttibile, totale; lo segue e lo venera, e vive nell’attesa di un suo gesto d’amore; ha una voglia impellente di passare il proprio tempo col topo, di ammirarlo e di assecondarlo.
Il topo odia il gatto di un odio cieco, furioso, granitico; lo compatisce e lo tormenta; vive esclusivamente per il compiacimento che prova nel colpirlo con un mattone; non desidera altro che stordirlo, metterlo a tacere e allontanarlo.
Potrebbe già andare bene così, e invece…
C’è anche un cane, Officer Bull Pupp, che ama il gatto e odia il topo; trascorre le proprie giornate cercando di aiutare il primo, che considera una povera vittima di un’aberrante spietatezza, e di accalappiare il secondo, per lui solo un recidivo disonesto il cui destino è quello di finire al fresco.

Dunque, parliamo di un evidente triangolo amoroso.
Un triangolo che si ripete, e ripete, e ripete. Ed è proprio dalla ripetizione di questo semplicissimo intreccio che nascono le strisce di Krazy Kat (“Krazy Kat and Ignatz Mouse”, nella versione originale), fumetto adorato da ogni parte del globo e che è stato trasposto in cartoni animati in una lunga serie prodotta dal 1916 fino alla fine degli anni ’30, oltre a una serie di cortometraggi per la televisione, nel 1963.

Anche solo per vederti o parlare

L’ideatore di Krazy Kat è George Herriman, un disegnatore statunitense famoso per aver creato, nel 1909, Baron Mooch, uno scroccone seriale, e Gooseberry Sprig, un papero con cilindro. Le figure che popolano Krazy Kat verranno partorite di lì a breve, nel 1910, e tre anni più tardi avranno uno spazio tutto loro su decine di quotidiani americani fino al 1944, quando la pubblicazione si interrompe per la morte dell’autore.

Herriman riuscì a mantenere viva l’attenzione sui suoi personaggi per più di trent’anni, senza mai incappare nella monotonia e nella ripetitività (anche se, la meccanicità, è proprio il tratto distintivo del fumetto), ottenendo l’ammirazione di molti critici e lettori, tra i quali E. E. Cummings, e ispirò artisti come Walt Disney, Charles Schulz, Jack Kerouac, Bill Watterson, Frank Capra e Art Spiegelman, ed è proprio quest’ultimo che ci fornisce una spiegazione circa il successo di Krazy Kat.

Spiegelman si è chiesto come una formula apparentemente banale come quella del gatto cerca topo – topo vessa gatto – cane acciuffa topo possa aver creato una solida ossatura per un’opera che ha modificato totalmente sia la maniera di narrare fumetti, sia la percezione stessa del medium fumetto.
Al fine di comprendere ciò, Spiegelman si serve del Cubismo: per il fumettista statunitense, la semplice metafora dell’amore resa possibile dall’interazione tra il gatto e il topo (e il mattone, simbolo dell’amore), è l’equivalente della corrente artistica picassiana. Ma in che modo? Il Cubismo disseziona una forma per mostrarla, simultaneamente, da tutti i punti di vista possibili: allo stesso modo, Herriman esplora il tema fondante della sua storia in tutti i suoi possibili sviluppi e interpretazioni, raffigurando perfettamente un sentimento tramite la sovrapposizione dei punti di vista di tutti i protagonisti.

E quando parliamo di protagonisti, non ci riferiamo solo al tenero gattino e a quella canaglia di topo che si rincorrono e stuzzicano da una vignetta all’altra: in Krazy Kat, infatti, anche i luoghi in cui le vicende avvengono, vivono di vita propria. Lo scenario che ospita le avventure dei nostri amici è, di per sé, un’opera perfetta: le surreali ambientazioni che fanno da sfondo sono tanto singolari, quanto lo sono i personaggi.
Herriman deve essere rimasto talmente affascinato dai paesaggi della Contea di Coconino, in Arizona, da ambientarci il suo fumetto: le scene alle spalle di Krazy & Company sono esse stesse dei personaggi, dinamici e mutevoli.

Perché ho bisogno della tua presenza

La Coconino di Krazy Kat diventa, così, sinonimo di immaginazione e creatività, dove tutto può accadere; dove un dolcissimo e goffissimo gatto pensa di essere un funambolo per, poi, rendersi conto di stare calpestando l’orizzonte; dove un paio di pantaloni stesi ad asciugare possono stancarsi di restare appesi e decidere di scendere a terra e andare in giro; e dove una mattonata costituisce la più romantica tra tutte le dichiarazioni d’amore che un gatto potrebbe mai desiderare.

L’estrosità che pervade Coconino si riflette anche nella lingua parlata in Krazy Kat. Le parole pronunciate dal nostro gattino innamorato sono lo specchio della sua anima candida e ingenua, il ritratto in suoni della sua essenza bizzarra: egli, infatti, si esprime attraverso un parlato tutto suo, fatto di allitterazioni e scorrettezze, animato da un incredibile miscuglio di termini presi in prestito dall’irlandese, francese, tedesco, spagnolo yiddish e altro.

Ancora non vi è chiaro se Krazy sia un maschio o una femmina, lo so. È un aspetto che è rimasto sempre avvolto nel mistero. Ignatz è di sicuro un maschio: di lui si parla al maschile e ha moglie e figli. Krazy, invece, sembra avere sia caratteristiche femminili che maschili, e lo stesso gatto pare essere confuso al riguardo. Nelle strisce, di Krazy si parla sia come un lui che come una lei, e i figli di Ignatz non sanno se chiamarlo “zio” o “zia”. I lettori davano per scontato che Krazy fosse femmina (considerate l’epoca: nel 1913, un gatto maschio attirato da un topo maschio avrebbe creato troppi problemi!), ma lo stesso Herriman ci chiarisce le idee: “Una volta ho provato a immaginare Krazy come femmina, l’ho persino disegnata incinta… ma non era più Krazy: assegnargli un genere spostava troppo l’attenzione sui suoi problemi, dava al tutto un’atmosfera da soap opera. È stato così che ho capito che Krazy è più qualcosa di simile a uno spiritello, o un elfo. Non ha sesso. Non può essere un lui o una lei. È come un folletto: libero di essere ciò che gli pare.”

Per capire meglio la mia essenza

Dunque, oltre a essere meraviglioso, Krazy Kat è un fumetto del tutto attuale, che dimostra chiaramente come l’identità di un individuo non è qualcosa che nasce in una forma pronta da incasellare e non dovrebbe mai sottostare a categorizzazioni superficiali e mortificanti. Siamo moltitudini e solo il tempo e la conoscenza sono in grado di rivelare a ognuno di noi la propria caratteristica complessità. E le storie di Coconino mostrano proprio come possa essere interessante trovare significato l’uno nell’altro, lasciando che le reciproche differenze ci uniscano, invece di allontanarci.

Krazy Kat è poesia a fumetti, semplice e delicata, quella del gatto talmente infatuato da interpretare come segno d’amore perfino le mattonate lanciate dalla preda tanto ambita. Non riusciremo mai a spiegarci fino in fondo il perché e il percome di tanta fissazione: Krazy è semplicemente Krazy, e si può solo amarlo teneramente, seguirlo e contemplarne la briosa esuberanza, l’intensa curiosità e l’immensa bontà, mentre cammina per il deserto fischiettando un motivetto, nell’attesa che Ignatz sbuchi fuori da un cespuglio dimostrandogli tutto il suo amore… a suon di mattonate!

È davvero un amore non corrisposto? Corrisposto in un modo del tutto personale? Forse: del resto, per quanto lo maltratti e lo tormenti, Ignatz sembra avere, in fondo, molto in fondo, un debole per Krazy (basti pensare al momento in cui il gattino gli stampa un bacetto sulla guancia mentre dorme, i sogni del topo si riempiono di cuoricini; in altre scene toccanti, i due si accoccolano perfino insieme per dormire).
Sicuro è che si tratta del racconto di un amore cercato, bramato, sognato, sospirato… all’infinito! Del resto, chiunque abbia mai desiderato ardentemente qualcuno o qualcosa, è stato Krazy; chiunque sia stato accecato dai propri sentimenti o abbia vissuto l’esperienza commovente di un amore improbabile, è stato Krazy; così come tutti noi abbiamo conosciuto la cattiveria e l’insicurezza del terribile topolino.

Chissà se a Krazy sarebbe bastato cambiare l’oggetto dei suoi desideri, non accontentarsi di piccole gioie quotidiane. Ma forse, per Krazy, Battiato non vale.

Annamaria Marraffa

Hai presente quelle tipe total black, dai capelli rossi? Bene.
Poi immaginami estasiata tra dischi, fumetti, film, serie TV, libri, violoncelli.
Anna, dal 1982, tra citazioni e suoni.
Ti farò compagnia, tra una tavola di Magnus e una canzone di Fiumani.
Se vuoi contattarmi, scrivi a a.marraffa@inchiostrovirtuale.it

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