Kanye West: dalle stelle alle stalle… delle preferenze!

Nel giro di poco più di una settimana, Kanye West è passato dall’essere un possibile candidato alle elezioni presidenziali del 2024, a perdere l’appoggio di star e follower, a seguito di alcuni tweet pro-Trump e di una intervista piuttosto discutibile.

Kanye West, considerato una delle figure dominati nel mondo della musica, è sempre stato al centro dell’attenzione per le sue dichiarazioni controverse e provocatorie, ma negli ultimi giorni ha dato vita ad una polemica che sembra non voler finire. Come le sue esternazioni sconsiderate, d’altronde.

Da sempre sostenitore di Barack Obama e attivo difensore dei diritti degli afroamericani, Kanye West aveva spiazzato tutti quando, poco dopo le elezioni presidenziali del 2016, aveva dichiarato ad un concerto di non aver votato ma che se lo avesse fatto avrebbe scelto Trump, in assoluta contraddizione con l’ampio sostegno dimostrato a Hillary Clinton da West e famiglia durante la campagna elettorale.

A dirla tutta, lo stesso Kanye agli MTV Music Awards di Los Angeles nel 2015, introdotto dalla (ormai ex) amica Taylor Swift, aveva annunciato la sua corsa alle presidenziali del 2020.

Da subito l’hashtag #Kanye2020 era entrato in tendenza e il rapper aveva ricevuto l’endorsement da moltissimi suoi colleghi dello showbiz. Inoltre, gli americani non sembravano poi tanto preoccupati e, anzi, il suo seguito, che conta quasi 30milioni di follower, sembrava essere dalla sua parte. Forse, pensando che outsider per outsider, meglio Kanye West di Donald Trump.

E invece, dopo le elezioni, il neo-eletto Presidente Trump invitò proprio Kanye West alla Trump Tower, con tanto di fotografi ad immortalare l’evento, per proporre al rapper un eventuale ma non ben identificato ruolo (che sembrò abbastanza soddisfacente da convincerlo a non correre per le presidenziali nel 2020, proprio per evitare uno scontro diretto con Trump, ed optare invece per il 2024).


Se però questa svolta “trumpista” non ebbe un eccessivo rilievo mediatico, non è stato lo stesso con le dichiarazioni degli ultimi giorni.

Dopo quasi un anno di silenzio Twitter, Kanye West, tornato attivo per annunciare l’uscita di un nuovo disco, si è prima reso protagonista di una serie di tweet criptici che rimandano alle elezioni del 2024 e di uno scambio di apprezzamenti con il Presidente Trump, attirando così le critiche dei fan e l’attenzione dei media.

Kanye West tweet 2

Kanye West - Donald Trump Kanye West - Donald Trump tweet 2

Con smentite praticamente obbligate.

Kanye West tweet

Per poi allargare l’occhio del ciclone con l’intervista rilasciata a Tmz, dove il rapper ha fatto delle affermazioni sconcertanti.

Se in precedenza, parlando della schiavitù, aveva sostenuto che questa viene ricordata troppo spesso, che sulle banconote da 20$, al posto dell’attivista afroamericana Harriet Tubman, dovrebbe esserci il cestista Michael Jordan, e che Martin Luther King e Malcolm X sono icone «troppo del passato e nelle quali non ci si può più identificare», ora si è sbilanciato dicendo:

Quando senti parlare di schiavitù per 400 anni suona come una scelta. Sei stato lì per 400 anni ed è tutto per te. È come essere mentalmente in carcere. Preferisco la parola “prigionia”, perché “schiavitù” è troppo legata al mondo dei neri, così come l’Olocausto a quello degli ebrei. La prigione è qualcosa che ci unisce come un’unica razza, bianchi e neri, siamo la razza umana.

Dopo essere stato informato sulla quanto mai discutibile scelta delle parole, il rapper, per calmare le acque, ha provato miseramente a spiegare meglio il suo pensiero:

Naturalmente so che gli schiavi non sono stati incatenati e messi su una barca per loro libera volontà. Il punto è che siamo rimasti in questa posizione anche se i numeri erano dalla nostra parte: significa che eravamo mentalmente ridotti in schiavitù. Ci hanno tagliato le lingue in modo che non potessimo comunicare l’uno con l’altro. Non permetterò che questo accada anche a me. Non possiamo essere mentalmente imprigionati per altri 400 anni. Abbiamo bisogno del pensiero libero adesso. Anche la mia dichiarazione ne era un esempio. Ancora una volta vengo attaccato per avere espresso nuove idee.

Secondo diverse testate, questo gli sarebbe costato ben 9 milioni di follower in poche ore. Ma Twitter ha smentito il conteggio dando la colpa ad un bug, tanto che si può ben vedere come i follower siano più di 28 milioni. Ma se il suo seguito virtuale non ha subito variazioni rilevanti, non si può dire lo stesso di quello reale.

Attaccato su tutti i fronti, denigrato dai suoi ex sostenitori e addirittura sconfessato dai suoi amici, l’appoggio per una eventuale corsa alle presidenziali sembra ormai sfumato.

Da giorni ci si interroga su cosa abbia scatenato questo flusso incontrollato di assurdità, e se queste posizioni non siano da attribuire al suo proverbiale gusto per l’andare controcorrente, più che a reali posizioni politiche.

Secondo molti, invece, il rapper non sarebbe che l’ennesimo uomo caduto in disgrazia a causa della famiglia della moglie: dopo aver cancellato Bruce Jenner, ormai diventato Caitlyn, dopo aver affossato la carriera sportiva di Lamar Odom, anche Kanye sembra essere caduto sotto la scure della decadenza post-Kardashian.


Possiamo, quindi, considerare tramontata l’ipotesi di un #Kanye2024?

Restringiamo l’attenzione più nel breve periodo: Kanye è tornato solo per pubblicizzare i suoi album in uscita ad inizio giugno, condite il tutto con una stagione di ascolti bassi per il reality della moglie e otterrete che the devil works hard but Kris Jenner works harder.

Traduzione? Che sia tutta una trovata pubblicitaria di quella vecchia volpe della suocera, pronta a muovere i fili dei suoi burattini e a strumentalizzare le vicende personali per darle in pasto all’audience? Basta aspettare la prossima stagione di KUWTK per scoprire le possibili sorti della deriva presidenziale americana.

Laureata in giurisprudenza e redattrice, nonché co-fondatrice di Inchiostro Virtuale.
Mi piace dire che ho un occhio sempre puntato sul mondo e per questo troverete il mio radar puntato sulla politica e in generale su tematiche di attualità.
Potete contattarmi inviando una mail a v.taddei@inchiostrovirtuale.it

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