Iperidrosi: cause e rimedi della sudorazione eccessiva

L’iperidrosi, meglio nota come sudorazione eccessiva, è un problema che si accentua con l’arrivo dell’estate ed è causa di stress e forte imbarazzo. Scopriamone cause e possibili rimedi! 

L’iperidrosi è un disturbo caratterizzato da sudorazione eccessiva, cioè superiore a quella richiesta per regolare la temperatura corporea, che colpisce l’1-3% della popolazione, senza differenze tra i generi. I pazienti la vivono come un incubo perché, nel tentativo di gestirla (spesso senza riuscirci), perdono del tempo, con ripercussioni negative sulle attività professionali e ricreative. Essi, inoltre, si ammalano più facilmente di fobia sociale, perché temono di essere osservati e giudicati a causa del loro problema, ma anche di infezioni e infiammazioni cutanee, visto che il sudore favorisce lo sviluppo dei microrganismi e irrita la pelle.

Rivolgersi al medico, dunque, è necessario per intervenire in modo appropriato sull’iperidrosi e impedire che influisca negativamente sulla propria vita. Il disturbo, infatti, non insorge sempre allo stesso modo e per gli stessi motivi, perciò bisogna dapprima ricercarne la causa e poi, una volta individuata, valutare il trattamento più adeguato. Prima di vagliare i possibili rimedi, quindi, ci sembra doveroso aprire una piccola parentesi sulle tipologie di iperidrosi, primaria e secondaria, e approfondirne le rispettive cause e caratteristiche. Seguiteci!

Iperidrosi primaria: caratteristiche e cause

L’iperidrosi primaria o idiopatica, purtroppo per chi ne soffre, insorge senza causa apparente, sebbene sia stata individuata una variante genetica, caratterizzata da anomalie del cromosoma 14q. Tra le cause più probabili, tuttavia, sembrano esservi disfunzioni nervose, a causa delle quali le ghiandole secernono più sudore di quello necessario, per abbassare la temperatura corporea. Secondo una recente ipotesi, infatti, la disfunzione non riguarda il controllo della sudorazione legata alla temperatura, bensì quella associata alle emozioni (sudorazione emozionale).

A supporto di questa ipotesi, vi è il fatto che l’iperidrosi primaria si manifesta solo quando si è svegli, proprio come la sudorazione emozionale, e che colpisce soprattutto le mani, i piedi e le ascelle, cioè le zone che sudano di più quando si è in balia delle emozioni.

A causa di queste presunte disfunzioni, dunque, i nervi che originano dai gangli del simpatico (gruppi di neuroni fiancheggianti la colonna vertebrale) liberano più acetilcolina che, legandosi ai recettori M3 sulle ghiandole, le spinge a secernere più sudore.

Ma su quali criteri si fonda la diagnosi?

La sudorazione eccessiva è un requisito necessario ma non sufficiente per la diagnosi. Affinché si parli di iperidrosi primaria, infatti, la sudorazione eccessiva senza causa apparente, deve protrarsi almeno 6 mesi.

In più devono manifestarsi almeno due fra i seguenti sintomi:

  1. sudorazione bilaterale, cioè che colpisce entrambi i lati del corpo, almeno una volta alla settimana;
  2. assenza di sudorazione durante il sonno;
  3. età d’insorgenza inferiore ai 25 anni;
  4. attività quotidiane scombussolate;
  5. storia di iperidrosi in famiglia.

L’iperidrosi, inoltre, è generalmente localizzata nel palmo di entrambe le mani, nella pianta di entrambi i piedi o in entrambe le ascelle, ovvero le zone con una densità di ghiandole sudoripare maggiore. Meno di frequente interessa il viso e lo scalpo.

Iperidrosi secondaria: caratteristiche e cause

L’iperidrosi secondaria insorge per una causa ben precisa, che viene identificata attraverso l’anamnesi (la raccolta di informazioni dal paziente o dalla sua famiglia) ed eventualmente con esami di laboratorio.

Le cause sono le più disparate e, tra le più comuni, possiamo annoverare:

  • psicofarmaci, come gli antidepressivi e gli antipsicotici;
  • sostanze d’abuso, come l’alcol;
  • malattie metaboliche, come l’obesità, il diabete e l’ipertiroidismo;
  • malattie neurologiche, come il Parkinson e la Sclerosi Multipla;
  • tumori, come i linfomi e il feocromocitoma;
  • malattie congenite, come la Sindrome di Riley-Day;
  • traumi, come le lesioni del midollo spinale;
  • gravidanza e menopausa.

In questo caso l’iperidrosi insorge tardivamente, interessa tutto il corpo e non cessa durante il sonno.

Avete le idee un po’ confuse? Ecco un breve riepilogo!

Iperidrosi primaria
  • Cause: sconosciute.
  • Età d’insorgenza: inferiore ai 25 anni.
  • Localizzazione: soprattutto mani, piedi o ascelle, raramente viso o scalpo.
  • Cessa durante il sonno: si.
Iperidrosi secondaria
  • Cause: farmaci, malattie, traumi, gravidanza e menopausa.
  • Età d’insorgenza: superiore ai 25 anni.
  • Localizzazione: ovunque.
  • Cessa durante il sonno: no.

Ora che abbiamo visto cosa è e come si manifesta l’iperidrosi, possiamo approfondire l’aspetto che avrà spinto la gran parte di voi a leggere l’articolo: la terapia. Poiché l’iperidrosi secondaria è dovuta a cause identificabili, basterà intervenire su queste ultime per risolverla o, quanto meno, minimizzarla. La vera sfida, invece, è rappresentata da quella primaria, le cui cause sono sconosciute; pertanto le terapie sono solo sintomatiche e non possono intervenire alla base del problema. Approfondiamo la questione!

Iperidrosi primaria: le terapie principali

I trattamenti per il disturbo sono molteplici, benché nessuno di essi sia completamente efficace. Persino la chirurgia, che possiede le maggiori probabilità di successo, può lasciare insoddisfatto il paziente, come vedremo più avanti. Detto ciò vediamo le terapie principali, da quelle di 1a linea a quelle di 4a linea!

Terapia di prima linea: i sali di alluminio

I sali di alluminio vengono usati come trattamento di 1a linea, grazie alla loro sicurezza ed economicità, e sono disponibili sotto forma di prodotti da applicare nelle ascelle, nei palmi delle mani e nelle piante dei piedi. Il sale più diffuso è il cloruro di alluminio esaidrato, presente in concentrazioni fino al 25%, che ostruisce i dotti ghiandolari impedendo, così, la fuoriuscita del sudore. Esso, inoltre, è batteriostatico, cioè inibisce lo sviluppo dei batteri, riducendo perciò la produzione di cattivo odore (bromidrosi).

Come usare i sali di alluminio?

I sali di alluminio si applicano la notte, prima di andare a dormire, perché le ghiandole sudoripare sono meno attive e perciò sono più efficaci. La pelle deve essere pulita e ben asciutta, per limitare il rischio di irritazione. Il mattino seguente, dopo la detersione, si può applicare il normale deodorante.

Quando usare i sali di alluminio?

I sali di alluminio sono efficaci nelle forme più lievi dell’iperidrosi, con una durata di effetti compresa fra i 3 e i 5 giorni. Se non dovessero funzionare, dunque, sarà necessario consultare uno specialista.

Ma i sali di alluminio sono sicuri?

I sali di alluminio sono generalmente ben tollerati, sebbene non siano completamente privi di rischi. Tra gli effetti indesiderati più comuni, infatti, vi sono:

  • l’irritazione cutanea, soprattutto quando la pelle non è ben asciutta, perché si libera acido cloridrico;
  • la sudamina, cioè la comparsa di eruzioni cutanee pruriginose, in quanto il sudore ristagna sottocute.

A lungo andare, inoltre, i sali di alluminio possono far degenerare le ghiandole sudoripare, benché questo non venga interpretato come un fatto negativo nei pazienti con iperidrosi.

I sali di alluminio provocano il cancro? Risponde l’AIRC!

Alcuni ricercatori, infatti, sostenevano che l’uso dei sali di alluminio aumentasse il rischio di cancro al seno, a causa della loro capacità di attraversare la cute e modificare l’attività dei recettori mammari per gli estrogeni. Ad oggi, però, si esclude che questi sali possano essere cancerogeni, dal momento che la quantità di alluminio che raggiunge il seno, attraverso la pelle, è trascurabile. Addirittura, è più facile che ci arrivi con l’alimentazione piuttosto che con l’applicazione degli antitraspiranti.

Terapia di seconda linea: i farmaci anticolinergici 

Passiamo, ora, alla terapia di 2a linea dell’iperidrosi, indicata in caso di fallimento dei sali di alluminio. Si tratta dei farmaci anticolinergici, in particolare l’ossibutinina, che si è dimostrata efficace nel trattamento dell’iperidrosi ascellare, palmare e plantare, alla dose di 5-10mg al giorno.

Questo farmaco, infatti, impedisce all’acetilcolina di legarsi ai recettori M3 ghiandolari, riducendo perciò la secrezione di sudore. L’uso dell’ossibutinina nell’iperidrosi, tuttavia, è off-label, cioè non approvato per questo disturbo (essa, infatti, viene usata nell’incontinenza urinaria).

Ma l’ossibutinina è sicura?

Benché l’ossibutinina sia efficace, l’impiego è limitato dalle reazioni avverse, che compaiono in seguito all’inibizione dei recettori localizzati in altri tessuti.

Essa, infatti, può provocare:

  • secchezza oculare e visione offuscata;
  • confusione e agitazione;
  • vertigini e capogiri;
  • debolezza muscolare;
  • secchezza delle fauci;
  • nausea e vomito;
  • reflusso gastroesofageo;
  • diarrea o stipsi;
  • battito accelerato;
  • ritenzione urinaria.

L’ossibutinina, perciò, è controindicata nei pazienti con patologie oculari, muscolari, gastrointestinali o cardiache.

Terapia di terza linea: la tossina botulinica

Avreste mai pensato che il botulino possedesse altri usi oltre a quelli estetici? Tra i vari impieghi terapeutici vi è, infatti, l’iperidrosi primaria refrattaria ai sali di alluminio e agli anticolinergici. Le tossine A, la più nota delle quali è l’Ona/A (Botox®), sono autorizzate per il trattamento dell’iperidrosi primaria ascellare, benché siano usate off-label anche per quella palmare.

Ma come agisce la tossina botulinica?

Il botulino blocca la liberazione di acetilcolina dai nervi, perciò viene a mancare lo stimolo necessario per la sudorazione. Gli effetti, che compaiono entro una settimana, possono durare dai 4 mesi fino ai 7-12 mesi nei casi più fortunati; le iniezioni, tuttavia, non possono essere ripetute prima di 16 settimane.

In cosa consiste il trattamento?

La seduta inizia con la prova dell’amido, necessaria per individuare i punti in cui viene secreto il sudore. Fatto ciò, lo specialista applica l’anestetico e, circa 45′ dopo, inietta la tossina in corrispondenza dei punti evidenziati come in foto. La dose approvata è di 50U (Unità Allergan) di tossina per ascella.

Iperidrosi - iniezioni di botulino

Figura 1: iniezioni di botulino per l’iperidrosi ascellare. La tossina viene inoculata in punti distanziati di 2cm. Credits: Toxins.

Reazioni avverse e controindicazioni del botulino

Come tutti i trattamenti farmacologici, purtroppo, anche quello con la tossina botulinica non è scevro da rischi.

Tra le reazioni avverse più comuni, infatti, vi sono:

  • gonfiore, torpore e formicolio nel sito d’iniezione;
  • odore anomalo della pelle;
  • vampate di calore;
  • iperidrosi compensatoria, cioè la comparsa di iperidrosi in siti differenti da quelli trattati;
  • mal di testa e perdita di capelli;
  • dolore alle braccia.

Più di rado, invece, il medicinale può causare allergie dovute alla tossina o agli eccipienti.

In quali casi è controindicato, dunque, il trattamento?

Il trattamento è:

  • assolutamente controindicato in caso di allergie al medicinale e infezioni cutanee;
  • relativamente controindicato in caso di debolezza muscolare, difficoltà respiratorie o di deglutizione;
  • controindicato sotto i 12 anni, per mancanza di studi sulla sicurezza.

Terapia di quarta linea: la simpatectomia toracica

La simpatectomia toracica è un intervento indicato nelle forme gravi d’iperidrosi primaria (soprattutto palmare) refrattarie ai trattamenti già visti. Fu effettuata per la prima volta da Alexander, nel 1889, per l’epilessia, mentre è stata sperimentata per l’iperidrosi nel 1919. Da allora la tecnica si è evoluta, fino ad arrivare alla moderna Simpatectomia Toracica Endoscopica (STE), meno invasiva e quindi più sicura delle precedenti.

Ma in cosa consiste la simpatectomia toracica?

La simpatectomia consiste nell’interrompere la catena dei gangli simpatici, cioè i gruppi di neuroni che innervano le ghiandole sudoripare, in modo che non possano più attivare la sudorazione. L’interruzione viene effettuata in punti diversi a seconda delle zone interessate.

La foto sottostante può aiutarci a capire dove avviene l’interruzione dei gangli simpatici.

I gangli (G2, G3, G4) formano due catene decorrenti, una su ogni lato, lungo la colonna vertebrale. Qui di seguito, ad esempio, è rappresentata la catena simpatica destra (Sympathetic Chain) che appare come un cordoncino bianco. Le coste (R2, R3, R4) vengono usate come punto di riferimento, per individuare il segmento in cui recidere e cauterizzare, con lo scalpello armonico, la catena gangliare.

Iperidrosi - Anatomia della catena simpatica sul lato destro - Journal of Toracic Disease

Figura 2: anatomia della catena simpatica destra. Le coste (R) vengono prese come riferimento per stabilire a che punto interrompere la catena dei gangli (G). Credits: Journal of Toracic Disease.

Il punto in cui interrompere la catena dipende sia dalla zona colpita dall’iperidrosi, sia dal rischio che possa comparire iperidrosi compensatoria dopo l’intervento. Il rischio, in particolare, aumenta mano a mano che ci si sposta verso la testa.

Per quanto riguarda l’iperidrosi palmare, ad esempio, l’interruzione tra R3 e R4 porta alla scomparsa totale o quasi dei sintomi; tuttavia, il rischio che compaia iperidrosi in un’altra zona è molto elevato. Per ridurre il rischio si può intervenire solo a livello di R4, benché con risultati più modesti. Per questi motivi, i chirurghi ricorrono alla prima opzione in caso di iperidrosi molto grave e alla seconda nei casi meno severi.

Ma la simpatectomia toracica è sicura?

Come tutti gli interventi, purtroppo, anche la simpatectomia presenta dei rischi che, tuttavia, possono essere limitati rivolgendosi a chirurghi operanti in strutture autorizzate. Lesioni polmonari, emorragie, accumuli di aria o linfa tra le membrane polmonari e lesioni del nervo frenico, possono essere prevenute ricorrendo a tecniche chirurgiche precise. Il dolore post-operatorio, eventualmente, può essere tenuto sotto controllo con i comuni antinfiammatori.

Tra le complicanze più comuni vi sono l’iperidrosi compensatoria e gustativa.

Di 738 pazienti sottoposti a simpatectomia toracica, tra il 1998 e il 2016, il 40,5% di essi ha sviluppato iperidrosi compensatoria, cioè la comparsa di ipersudorazione in zone differenti da quelle inizialmente coinvolte. Nonostante ciò solo un paziente si è pentito dell’intervento, dal momento che ha sviluppato una grave iperidrosi compensatoria.

Nelle forme lievi e moderate, infatti, essa non costituisce un problema, perché può essere controllata:

  • facendo attenzione al peso;
  • evitando il consumo di cibi e bevande che innalzano la temperatura corporea (termogenici);
  • indossando indumenti adeguati;
  • usando gli antitraspiranti o assumendo gli anticolinergici su prescrizione medica;
  • prestando attenzione alle temperature ambientali.

La sudorazione gustativa, invece, si manifesta in 1/3 dei pazienti e consiste nella sudorazione eccessiva del volto, in seguito al consumo di cibi e bevande termogenici. In tal caso, dunque, sarà sufficiente evitarli per controllare il problema.

Ma in quali casi è controindicato l’intervento?

La simpatectomia toracica è controindicata nei pazienti obesi e in quelli psichiatrici, perché in questi casi l’iperidrosi può derivare dall’eccesso di peso o dagli psicofarmaci. Se vi è un eccesso ponderale, quindi, occorrerà dimagrire per stabilire se è la causa dell’iperidrosi o se quest’ultima è primaria, nel qual caso si potrà operare.

L’intervento può essere eseguito sui più giovani, purché gli strumenti siano adeguati alla gabbia toracica e agli spazi intercostali e il paziente sia in grado (benché sotto responsabilità dei genitori, se minorenne) di prendere decisioni informate. Secondo Vannucci e Arajùjo (che hanno pubblicato una revisione sulle 739 simpatectomie effettuate), inoltre, operarsi da giovani riduce il rischio di iperidrosi compensatoria e aumenta le probabilità di guarigione.


E con questo siamo giunti alla fine del nostro articolo, cari lettori, che speriamo possa esservi stato utile. Se vi è piaciuto, consigliatene pure la lettura. Alla prossima!

L’articolo ha uno scopo puramente illustrativo e non sostituisce il parere del medico.

Bibliografia e sitografia

Classe 1987. Laureata in Farmacia presso l’Università di Cagliari, ho tramutato la mia passione per le piante officinali, e molto altro ancora, in lavoro. Insieme a Virginia Taddei e Annalisa Ardesi, sono fondatrice di Inchiostro Virtuale, attraverso il quale spero di coinvolgervi nelle tematiche a me più care, quelle inerenti alla salute e al benessere. Adoro i gatti, i romanzi di Dumas e Resident Evil. Per contattarmi mandate una mail a j.zanza@inchiostrovirtuale.it

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