Infanzia rubata: essere nati nel lato sbagliato del mondo

Una delle più gravi forme di violazione dei diritti dei bambini è rappresentata dal lavoro minorile, che li priva della loro infanzia, condizionandone lo sviluppo psico-fisico, la salute e l’aspettativa di vita.

C’è un settore che non conosce crisi: quello dello sfruttamento minorile, il cosiddetto regime di child labour, lo sfruttamento economico in condizioni nocive per il benessere psico-fisico del bambino, come spiega l’UNICEF; una piaga che negli ultimi 10 anni abbiamo visto diminuire sensibilmente, secondo quanto riportato dai dati dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro, ma che siamo bel lontani dal riuscire ad eliminare.

È inaccettabile che nel 2017 milioni di bambini in tutto il mondo continuino ad essere privati della propria infanzia e del loro diritto di essere al sicuro, di crescere, imparare e giocare. Dobbiamo e possiamo fare di più per garantire un futuro migliore, fino all’ultimo bambino. (Valerio Neri, Direttore Generale di Save the Children)


Nel mondo, 700 milioni di bambini, sono privati della possibilità di vivere liberamente la propria l’infanzia. 

Nel rapporto “Infanzia rubata”, presentato da Save the Children in occasione della Giornata Internazionale dei Bambini, si leggono numeri sconcertanti:

• 263 milioni di bambini non vanno a scuola;

• 168 milioni sono coinvolti in varie forme di lavoro minorile;

• 6 milioni muoiono ogni anno prima dei 5 anni;

• 15 milioni di ragazze si sposano prima dei 18 anni, 4 milioni prima dei 15 anni;

• 17 milioni di ragazze sotto i 19 anni diventano madri.

Inoltre anche l’ILO sottolinea il dato di 168 milioni di bambini impiegati in varie forme di lavoro minorile: sfruttati nelle miniere, costretti a respirare sostanze chimiche e pesticidi agricoli, ad utilizzare macchinari pericolosi, a trasportare carichi pesanti. Grande protagonista di questa tragica realtà è ovviamente anche lo sfruttamento sessuale dei minori a fini commerciali e l’aberrante tratta dei bambini per l’espianto degli organi.


Il lavoro minorile priva questi bambini della propria infanzia e li trasforma in autentici schiavi.

Secondo lo studio sul lavoro minorile nell’industria delle sigarette beedi (study on child labour in Indian bidi industry), le industrie di beedi, paan e sigarette hanno il più alto numero di bambini lavoratori, al secondo posto troviamo il settore edilizio, a seguire quello dei collaboratori domestici. Altri sconvolgenti inchieste hanno riguardato le industrie dei tappeti indiani, che hanno acceso i riflettori sulla pratica della mutilazione delle mani dei bambini così da consentire loro una migliore e più facile cucitura.

Un settore su tutti sta avendo maggiore risalto mediatico ed è quello della moda: tolto il velo di omertà che copriva la “fast fashion”, il documentario “The true cost” ci pone di fronte alla cruda realtà che si cela dietro alle golose offerte dei colossi dell’abbigliamento low cost. Una interessante presa di coscienza ci è stata fornita anche lo scorso anno, grazie ad una puntata di Piazza Pulita, dove venivano mostrati bambini, figli di rifugiati, con le mani e la faccia blu mentre lavorano in una azienda tessile che produce jeans e scarpe in un sobborgo di Istambul, in Turchia (che potete trovare qui e qui) e, nei giorni scorsi, anche grazie a Le Iene.

A dispetto di ciò che si potrebbe pensare, il lavoro minorile è un fenomeno che non lascia immuni neanche i Paesi occidentali, dove semmai si tende a nasconderlo e a parlarne solo quando vengono denunciate situazioni limite. E l’Italia è fra questi.

In Italia, tuttavia, c’è ancora molta strada da fare per dare a tutti i bambini la possibilità di costruirsi un futuro, considerando che oltre un milione di minori vive in povertà assoluta e che quasi 1 su 3 è a rischio povertà ed esclusione sociale, una delle percentuali più alte in Europa. (Valerio Neri)


Essere nati nel lato giusto del mondo è stato un caso, un caso fortunato.

Smettere di dare per scontato l’unico stile di vita che siamo abituati a conoscere è il primo passo per comprendere che questa problematica, più o meno lontana da noi geograficamente, si ripercuote nella nostra vita di tutti giorni, e per questo, nel nostro piccolo, dovremmo tutti sentirci obbligati moralmente a fare qualcosa per garantire un futuro migliore a questi bambini.

Il problema dello sfruttamento minorile è un problema di interesse globale e ci sono 168 milioni di buone, ma invisibili, ragioni che aspettano di non essere più ignorate.

Laureata in giurisprudenza e redattrice, nonché co-fondatrice di Inchiostro Virtuale.
Potete contattarmi inviando una mail a v.taddei@inchiostrovirtuale.it

Ti è piaciuto? Condividilo!

Comments are closed.