Immigrazione: le donne protestano ancora contro Trump

L’indignazione contro la politica dell’immigrazione di Trump torna ad occupare le prime pagine dei giornali, dopo le rivelazioni sulle condizioni di un centro di immigrazione al confine con il Messico.

L’uno per tutti e tutti contro Trump sembra un motto destinato a non tramontare tanto presto; soprattutto grazie al nuovo scandalo immigrazione. Infatti, una registrazione audio che riporta le voci strazianti di bambini che invocano i loro genitori in una struttura al confine con il Messico, ottenuta dall’organizzazione Pro Publica, grazie ad un informatore di Jennifer Harbury, attivista per i diritti umani, ha di nuovo aperto il vaso di Pandora dell’indignazione contro l’amministrazione Trump.

La nuova linea dura di Trump prevede tolleranza zero e che ogni tentativo di varcare la frontiera senza visto venga considerato un crimine (cosa che ha quasi causato un incidente diplomatico, quando pochi giorni fa una studentessa francese in vacanza in Canada ha inavvertitamente varcato il confine durante una corsa sulla spiaggia ed è stata per questo arrestata e detenuta per 15 giorni perché sprovvista di documenti al momento del fermo)  e quindi anche i richiedenti asilo vengano detenuti e processati per il reato di immigrazione illegale.

Questa soluzione ha attirato, come ormai all’ordine del giorno, anche le critiche dello Star System: da Springsteen a Sarah Sanders, passando per il cantante degli U2, Bono Vox. Sul fronte delle donne, quattro ex-First Lady (Rosalynn Carter, Laura Bush, Michelle Obama e Hillary Clinton) hanno condannato la politica scellerata del Presidente Trump.

Inoltre, Women’s March e Center for popular democracy, hanno organizzato una manifestazione contro la politica del Presidente Trump sull’immigrazione e sulla separazione dei bambini dai genitori entrati clandestinamente alla frontiera con il Messico.

Circa un migliaio di donne hanno marciato da Pennsylvania Avenue fino a Capitol Hill: l’iniziativa, però, rischiava di passare quasi inosservata, ma l’arresto dell’attrice Susan Sarandon, da sempre attivista politica, la quale aveva già dimostrato il suo dissenso alla politica di Trump lo scorso anno manifestando, insieme a Leonardo di Caprio, al fianco dei Sioux che protestavano contro il via libera al completamento dell’oleodotto Dakota Access, ne ha assicurato ampia risonanza mediatica.

Caratteristica sicuramente non passata inosservata durante la marcia è stata lo slogan “We care”, con il quale le donne hanno mandato un chiaro messaggio a Melania Trump.

immigrazione - protesta we care

La first lady, infatti, per recarsi nel centro migranti al confine con il Messico ha indossato l’ambiguo spolverino verde di Zara con la scritta “I really don’t care, do you?”, salvo poi cambiarsi per evitare ulteriori polemiche.

immigrazione - melania trump

Per rispondere alle critiche contro la First lady, la sua portavoce, Stephanie Grisham, ha dichiarato:

È solo una giacca, non c’è nessun altro significato.

In una nota diffusa dalla Casa Bianca si precisa che la visita, fortemente voluta dalla First Lady dichiaratasi apertamente contraria alla divisione dei minori dalle loro famiglie, non era che un modo per «ringraziare le forze dell’ordine e i servizi sociali per il loro duro lavoro, portare sostegno e ascoltare pareri su come l’Amministrazione può potenziare gli sforzi già in corso per ricongiungere i bambini con le loro famiglie».

Ma il presidente Trump, intervenuto in difesa della moglie, ha spiegato che la giacca si riferiva ai media e ai continui attacchi alla famiglia presidenziale.

Dopo questo increscioso episodio, la Wildfang, azienda di Portland, sbeffeggiando la scritta della giacca indossata da Melania Trump, ha realizzato un’altra giacca con la scritta “I really care, don’t you?”, andata letteralmente a ruba (sono state vendute giacche per un totale di 250mila dollari in soli 5 giorni!), e ne devolverà i ricavi ad un’associazione che fornisce assistenza legale alle famiglie dei migranti separate al confine con il Messico.

Per sedare la protesta dilagante ormai anche oltre confine e condannata dai maggiori governi del mondo oltre che dall’ONU, il Presidente ha firmato il decreto esecutivo per tenere insieme le famiglie dei migranti clandestini, evitando anche di subirne conseguenze in termini elettorali, come confermano i sondaggi.

Laureata in giurisprudenza e redattrice, nonché co-fondatrice di Inchiostro Virtuale.
Mi piace dire che ho un occhio sempre puntato sul mondo e per questo troverete il mio radar puntato sulla politica e in generale su tematiche di attualità.
Potete contattarmi inviando una mail a v.taddei@inchiostrovirtuale.it

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