Hollywood nell’occhio del ciclone: aperto il vaso di Pandora

Da qualche settimana Hollywood è protagonista di una bufera che proprio non sembra volersi placare, ma quanto realmente siamo sorpresi da quello che sta succedendo?

Un’inchiesta del New York Times sulle molestie sessuali di uno dei produttori cinematografici più potenti al mondo, Harvey Weinstein, co-fondatore della Miramax e della Weinstein Company, ha aperto il vaso di Pandora e gettato Hollywood nella bufera ormai da quasi un mese. Dopo la pubblicazione dell’articolo, Weinstein, lasciato dalla moglie e licenziato dalla sua stessa compagnia, ha pubblicato una lunga lettera di scuse e annunciato una pausa dalle scene per potersi curare.

Dall’inchiesta del New York Times sono emersi i dettagli di innumerevoli casi di accuse di molestie sessuali, effettuate da Weinstein ai danni di sue dipendenti, attrici e modelle. Solo per citarne alcune: Ashley Judd, Rose McGowan, Gwyneth Paltrow, Angelina Jolie, Rosanna Arquette, Judith Godrèche, Mira Sorvino, Katherine Kendall, Ambra Battilana Gutierrez, Cara Delevingne.

Il caso ha avuto risalto anche in Italia subito dopo che Asia Argento ha rivelato di essere stata molestata da Weinstein a 20 anni. Ma a noi, si sa, piace strafare, ed ecco allora che nell’occhio del ciclone ci siamo finiti di riflesso per aver linciato mediaticamente la Argento, perdendo così l’occasione per poter parlare del problema delle molestie sessuali sul lavoro, un fenomeno tutt’altro che nuovo, ma che raramente viene denunciato o a cui quasi mai si dà risalto nella maniera adeguata, perché piace di più crocifiggere una donna, dando per scontato che stia usando il suo corpo per ottenere dei vantaggi, piuttosto che aprirsi al pensiero che la posizione dominante di un uomo può causare sudditanza psicologica e che non tutte le donne hanno il coraggio e la forza di dire no e denunciare.

Ma Weinstein si è rivelato solo la punta dell’iceberg perché in un mese la bufera non si è placata, anzi, un fiume in piena di denunce ha colpito Hollywood come in un effetto domino, scoprendo le carte di molti personaggi illustri.

Gli ultimi in ordine di tempo a farne le spese sono stati Dustin Hoffman, Kevin Spacey e Brett Ratner. Se però, da un lato, Hoffman, accusato di molestie dalla scrittrice Anna Graham Hunter in una lettera inviata a Hollywood Reporter, si è scusato e poi trincerato nel silenzio, dall’altra parte, invece, Kevin Spacey, non nuovo a queste accuse, si è sì scusato con il suo accusatore, l’attore Anthony Rapp, ma con una mossa da maestro della comunicazione ha fatto coming out distogliendo così la pressante attenzione dalla notizia più scottante. Almeno finché non sono comparse le nuove accuse di Roberto Cavazos, Daniel Beal ed un altro uomo che ha raccontato la sua versione dei fatti ma per ora preferisce restare nell’anonimato, che sono costate a Spacey la sospensione della serie di cui è protagonista, House of cards, e l’emmy che avrebbe dovuto ricevere a Novembre.

Hollywood non è nuova a questo tipo di avvenimenti. Uno dei casi più noti e controversi riguarda Bill Cosby, accusato di abusi da oltre 50 donne, per episodi che risalgono anche agli anni ’70. In tempi più o meno recenti sono finiti nella bufera volti noti come quello di Arnold Schwarzenegger, Steven Seagal, David Boreanaz e Casey Affleck, fratello del più noto Ben, fischiato e condannato dal web anche al ritiro della statuetta nell’ultima edizione degli Oscar.

La lista non comprende solo produttori, registi e attori di Hollywood, ma ha toccato il mondo dello spettacolo a tutto tondo: dal fotografo Terry Richardson al produttore di Brodway Gary Goddard, passando per l’ex presidente di Disney Tv David Neumann e quello di BBC Garth Ancier.

Ora, il problema delle molestie sessuali sul lavoro in generale è cosa nota a tutti, ed è inevitabilmente amplificata in un mondo come quello dello showbiz. Ma questa piaga non affligge solo la lontana Hollywood; ovviamente è un problema che riguarda anche il nostro, di proporzioni molto più modeste, mondo dello spettacolo, e bene viene rappresentato nella fiction 1992, dove Veronica Castello (Miriam Leone), pur di lavorare in tv si svende a produttori, registi e politici.

La cosa davvero inquietante di tutta questa storia, che dovrebbe farci tristemente riflettere ma che purtroppo non lo fa, è che questa dinamica è una cosa che noi diamo per scontata, come se fosse un rito di passaggio, una cosa normale. Nel caso dello showbiz sul piatto della bilancia c’è spesso anche il destino di intere carriere, motivo per cui i più preferiscono tacere.

Le avances, le proposte indecenti, le molestie sono atti illegali, non sono cose inevitabili per chi vuole fare carriera. Finché non cambieremo questa mentalità non arriveremo mai ad affrontare seriamente il problema.

Laureata in giurisprudenza e redattrice, nonché co-fondatrice di Inchiostro Virtuale.
Mi piace dire che ho un occhio sempre puntato sul mondo e per questo troverete il mio radar puntato sulla politica e in generale su tematiche di attualità.
Potete contattarmi inviando una mail a v.taddei@inchiostrovirtuale.it

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