Guille & Belinda: ricordi di un tempo fuori dal tempo

Quando ero ragazzino, le giornate sembravano non finire mai.

Era come se qualcuno, con abile mano, avesse fatto un taglio preciso lungo il perimetro di quella stagione, a conti fatti breve, e l’avesse ricollocato altrove, dove lo spazio e il tempo seguono regole diverse.
La “mia giornata”, mangiata in parte dagli obblighi scolastici, cominciava dopo i compiti, verso le quattro, con l’appuntamento imprescindibile della merenda. E finiva con le urla di mia madre che mi richiamava all’ordine per cena, mentre immerso con splendida incoscienza, dentro avventure sempre nuove, mi spingevo con la banda di figli dei nostri vicini, oltre i confini del campo dietro casa.

Quel ritaglio somigliava a un ready-made duchampiano, a una fotografia fra le pagine di un libro finito per errore in soffitta, un brandello tolto dal comune fluire degli anni e posto sopra un piedistallo, dove dargli occasione e spazio, per sputare fuori tutta una serie di significati che avrebbero connotato, in modo silenzioso e vigile, i sotterranei degli anni a venire.
Quel lasso di tempo, di un’elasticità sorprendente, aveva tutte le caratteristiche di una sospensione: un momento fuori contesto, in un certo senso dotato di una magia intrinseca, capace di far germogliare ovunque simboli ermetici e passaggi nascosti verso future possibilità.

Alessandra Sanguinetti, Dal libro The Adventures of Guille and Belinda.

Alessandra Sanguinetti, Dal libro The Adventures of Guille & Belinda.

Alessandra Sanguinetti, Dal libro The Adventures of Guille and Belinda.

Alessandra Sanguinetti, Dal libro The Adventures of Guille & Belinda.

Oggi che sono adulto e nei miei giorni liberi mi sveglio carico di buoni propositi, capita troppo spesso di distrarmi il tempo di un soffio e ritrovarmi di colpo a sera inoltrata, con la mia giornata bruciata alla velocità di un dubbio, come fosse fatta di materiale sintetico.
Oggi che non so più trovare il bandolo della matassa, concentrarmi sull’essenziale, valorizzare il poco che davvero importa, mi rendo conto che quei giorni lontani, quel “trapianto” di tempo, nascondevano un segreto cruciale: una lezione che non avrei dovuto perdere, ma che ho scordato per strada, seguendo come un topo idiota, il pifferaio impostore che diceva di crescere, di farla finita con le stronzate, di barattare le ore con uno stipendio ridicolo, per compiacere qualcuno che non c’è o che non guarda mai in questa direzione.


Ma il medium fotografico non è certo estraneo a questo genere di ritagli: forbici, frame e coltello sono una parte essenziale del suo linguaggio.

“Di alcune cose non riesci a vedere
Quanto male ti fanno sentire
A volte provi a fermare il tempo
Finché gli impegni non diventano un susseguirsi di ruote che girano
Ma io sono semplicemente una macchinetta rotta
E faccio cose che non intendo realmente fare”.

(The Mountain Goats, Cry for Judas)

Alessandra Sanguinetti è una fotografa americana nata a New York e cresciuta in Argentina (membro Magnum dal 2007). Fin dall’infanzia, trascorre le vacanze estive alla fattoria di suo padre, nella vasta pianura fuori Buenos Aires. Fra le frequentazioni che risultano determinanti per la formazione del suo sguardo, durante questi lunghi soggiorni, va ricordata sicuramente Juana, un’anziana signora che la introduce ai misteri di un mondo, quello contadino, fatto di silenzi, ritmi lenti e spazi sconfinati, intrigante ma al contempo pragmatico, aspro e il più delle volte, tutt’altro che ideale. Il dialogo continuo con questa figura, che la mette di fronte alle contraddizioni e alle peculiarità del controverso rapporto fra allevatori e animali destinati al mattatoio, è la base su cui costruisce il  suo primo lavoro fotografico, On the sixth day.

Alessandra Sanguinetti, Dal libro The Adventures of Guille & Belinda.

Alessandra Sanguinetti, Dal libro The Adventures of Guille & Belinda.

Alessandra Sanguinetti, Dal libro The Adventures of Guille & Belinda.

Alessandra Sanguinetti, Dal libro The Adventures of Guille & Belinda.

L’incontro con Guille & Belinda

Sempre a casa di Juana, dove c’è un quotidiano e continuo viavai di persone, Alessandra fa la conoscenza delle due cugine Belinda e Guillermina, due bambine all’epoca di nove e dieci anni, che dal 1999 decide di seguire, con sguardo discreto e un’empatia rara, lungo i passaggi critici dell’età, attraversando con loro i giochi spensierati e surreali dell’infanzia, le zone d’ombra della pubertà, gli struggimenti e le solitudini dell’adolescenza, fino a guardarle diventare donne, ancora unite, apparentemente indivisibili, ma ognuna dentro un proprio percorso che si lascia alle spalle tutti quei sogni, che un tempo sembravano non contemplare una data di scadenza.

Le giornate di Guille e Belinda, ancora bambine e ancora in salvo, nella prima parte di questo enorme lavoro (The adventures of Guille & Belinda), sembrano resistere agli urti di quella vita che chiama con prepotenza e malagrazia. Disegnate da una luce sempre morbida, intima e sottile, trovano, giorno dopo giorno, la propria ragione d’essere, il proprio “porto sicuro”, l’una nell’altra. E i teatrini che imbastiscono, tutte le fantasie, le proiezioni, sono brevi incursioni dentro un futuro da cui si può, in qualsiasi momento, ancora tornare. C’è molto di posato, molto di simbolico, persino catartico in questi scatti. La fotografa mette sul piatto la sua vita, racconta la proprie fragilità, l’idea che certe cose vadano trattenute, in qualche modo difese: lo fa attraverso lo sguardo dolce, curioso, a tratti dimesso, ma sempre gemello, di questi due frammenti in apparenza agli antipodi, ma che in realtà combaciano alla perfezione.

Alessandra Sanguinetti, Dal libro The Adventures of Guille & Belinda.

Alessandra Sanguinetti, Dal libro The Adventures of Guille & Belinda.

Alessandra Sanguinetti, Dal libro The Adventures of Guille & Belinda.

Alessandra Sanguinetti, Dal libro The Adventures of Guille & Belinda.


C’è una splendido scatto che le ritrae abbandonate, a pelo d’acqua, mentre scivolano via disarmate, come gli ultimi minuti di una giornata grandiosa appena trascorsa.

C’è qualcosa di tragico in questa fotografia, qualcosa che corre sotto di loro come un presagio, niente di eclatante, un’ombra che passa in profondità: forse per la suggestione della Sanguinetti di farle giocare a fingersi entrambe l’Ophelia di Millais, annegata di disperazione; forse perché mi torna alla mente quel tragico racconto di McEwan (Ultimo giorno d’estate), di cui questa immagine sembra il disperato epilogo. O semplicemente, è ancora questione di tempo, quell’ombra nera che passa dietro la ragazza di Munch in Pubertà, la paura dopo ogni rito di passaggio della vita, ad ogni giro di giostra, di perdere un pezzo di se stessi, fino a non sapere più chi siamo.

Come nell’altra foto, dove abbracciate, senza alcun riparo, ci voltano le spalle, guardando la tempesta che sta arrivando e sono sole contro il mondo: l’unico conforto è la promessa sottintesa dai gesti, da quella vicinanza, dagli sguardi che si scambiano per tutta la serie, di anno in anno, che ci saranno sempre, l’una per l’altra, che tutto quello che arriverà, nel bene e nel male, lo affronteranno insieme.

Alessandra Sanguinetti, Dal libro The Adventures of Guille & Belinda.

Alessandra Sanguinetti, Dal libro The Adventures of Guille & Belinda.

Alessandra Sanguinetti, Dal libro The Adventures of Guille & Belinda.

Alessandra Sanguinetti, Dal libro The Adventures of Guille & Belinda.


Alessandro Pagni

Classe 1980. Foto-ricordi per notturni di penna, amici di vino e biscotti salati. Amo la musica da quando ero bambino, amo l’arte da quando sono diventato adulto. Nel mezzo ho sempre scritto.
Se volete contattarmi scrivete a: a.pagni@inchiostrovirtuale.it

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