Flat Earth: il Sole gira sopra di noi?

Flat Earth, l’idea che la Terra sia piatta, lungi dall’essere un pensiero folcloristico limitato a pochi individui strambi, sta tornando a riscuotere un discreto successo.
Per un Terrapiattista, il nostro pianeta è un disco, sovrastato dai corpi celesti che ruotano, il Sole a inseguire la Luna. Al centro del disco ci sarebbe il Polo Nord, mentre il Polo Sud sarebbe in realtà non un punto ma il lungo bordo del disco. Il tutto si regge grazie alla disinformazione, ma anche grazie all’inaccessibilità dei poli per i comuni mortali.

Benché già dal VI secolo a.C. gli antichi greci avessero convincenti elementi a supporto dell’idea di una Terra sferica, e di un sistema planetario con il Sole al centro (sistema eliocentrico), negli ultimi anni i Terrapiattisti fanno notizia, in barba a qualsivoglia metodo scientifico.
E sono in buona compagnia: anti-vax, sostenitori di diete strampalate, dai vegani ai fruttariani, per finire con i respiriani. E c’è anche chi nega con convinzione, o quanto meno mette indubbio, che l’uomo sia andato sulla Luna.
Colpa di Internet? Forse sì. Ma è proprio attraverso Internet che occorre riportarci al corretto binario dell’approccio scientifico.


Flat Earth, il ritorno dei Terrapiattisti

Lo scorso febbraio il sito Yougov.com ha condotto un sondaggio sul tema “Terra sferica o Flat Earth?”.
Il risultato raccolto su 8.215 adulti statunitensi è in buona misura sorprendente e preoccupante.

Il menu appena sotto il grafico consente di navigare il risultato del sondaggio per dati globali, orientamento politico, genere, località di residenza, fascia di età, condizione economica.
Il dato globale ci dice che solo l’84% degli intervistati ritiene senza esitazione che la terra sia sferica. Il 9%, invece, ha dubbi o addirittura è convinto della Flat Earth, mentre il 7% non ha posizione (quindi non si pone il problema). Il risultato è sostanzialmente uniforme rispetto all’orientamento politico, al genere e alla località di residenza.

Se, invece, si guarda alla condizione economica, ecco che la Terra è sferica per il 79% di chi guadagna meno di 40.000$, percentuale che sale al 92% tra chi ne guadagna 80.000 o più.

Il risultato potrebbe essere però un effetto collaterale dell’età dell’intervistato: il reddito cresce generalmente con l’età, quindi la popolazione che guadagna meno di 40.000$ dovrebbe essere mediamente più giovane.

Una conferma arriva dal grafico per età: se il 94% degli over-55 è convinto senza esitazioni che la Terra sia sferica, questa percentuale scende al 66% tra gli under-24.

Esatto, sembra sia proprio così, solo per due giovani adulti su tre la Terra è sferica. Del restante 34%, un poco meno della metà (16%) non ha opinioni al riguardo (!), il resto si distribuisce tra convinti assertori della Flat Earth (4%) e dubbiosi vari (14%).

I Terrapiattisti sono quindi tanti, diffusi e organizzati. Il video che segue è un servizio della ABC News sulla conferenza internazionale sulla Flat Earth dell’anno scorso.

La colpa è di Internet?

L’attuale Internet ha due caratteristiche che agevolano la propagazioni di informazioni anti-scientifiche:

  • dà voce a chiunque, su qualunque argomento (caratteristica positiva, presa in sé);
  • non è dotato di un efficace algoritmo di ranking delle informazioni che trasporta.

Il risultato è che, ad esempio, una mia affermazione sui vaccini e quella di un esperto del campo vengono misurate sulla base di likefollowers, piuttosto che sulla fondatezza dell’argomentazione. Vince chi è più bravo a comunicare, quindi, non chi è più probabile che la racconti giusta.

Per chi legge è difficile farsi un’opinione ragionata, se non si hanno solide basi scientifiche. Confrontiamo, ad esempio, questi due video: il primo a supporto, il secondo contro la Flat Earth.

Autore del primo è Mike Cavanaugh, ingegnere e astronomo per diletto, o meglio a tempo perso (ma davvero perso). Può essere interessante conoscerlo attraverso la sua scheda, sul sito della recente Flat Earth Convention tenutasi in UK.
Nota: può essere utile aggiungere i sottotitoli, dal menù di configurazione del video Youtube (la rotellina).

Il secondo è dell’astrofisico e (bravo) divulgatore Neil deGrasse Tyson.

In quanti hanno abbastanza argomenti per confutare o accettare il modello di Flat Earth proposto nel primo? E Tyson, per quanto bravo, riesce a convincere che le argomentazioni dei Terrapiattisti sono campate in aria?

I Greci e la questione della sfericità della Terra

Il Sole è stato elemento chiave nell’osservazione e nell’elaborazione delle conoscenze astronomiche, per gli antichi greci. Basta citare Aristarco di Samo, l’autore del primo modello di sistema solare eliocentrico, oltre che di una misurazione ahimè sbagliata del rapporto tra distanza Sole-Terra e distanza Luna-Terra, ed Eratostene di Cirene, quello del crivello, a cui si deve invece una misura accurata della circonferenza terrestre (quindi Terra sferica!).

Aristarco, intorno al 300 a.C. sistematizzò un modello in cui il Sole e le stelle erano fisse, mentre la Terra girava attorno al Sole.
Perché, se le stelle sono fisse e la Terra in movimento intorno al Sole, non vediamo variare nel corso dell’anno la distanza tra le stelle? A questa obiezione dei sostenitori della Flat Earth (opinione prevalente, allora) Aristarco rispondeva che era l’enorme distanza della Terra dalle stelle, in confronto al raggio di rotazione, che rendeva impercettibile quella variazione.

Se su questo punto Aristarco era nel giusto, sballò alla grande sul calcolo del rapporto tra le distanze dalla Terra di Luna e Sole.
Il suo metodo era basato sulla geometria del triangolo rettangolo (vedi figura da okpedia.it) e sulla base della misurazione dell’angolo sotto il quale erano visti Luna e Sole quando quest’ultimo illumina esattamente a metà la Luna.

L’errore commesso da Aristarco era proprio nella misura dell’angolo, che portava a una sovrastima di un fattore 20 dell’angolo sotto il quale dal Sole si vedono Luna e Terra, erroneamente valutato in 3°. Però il concetto era corretto.

Eratostene e la misura della circonferenza terrestre

Molto più vicina al valore effettivo fu la stima della circonferenza terrestre ottenuta da Eratostene, anch’essa basata sull’osservazione del Sole.

Eratostene conosceva con ottima precisione la distanza tra le città egiziane di Alessandria e Sirene (oggi Assuan).
Inoltre sapeva che al solstizio d’estate il Sole era a perpendicolo su Siene, mentre era in grado di misurare, con precisione e nello stesso momento, l’angolo di scostamento dalla verticale dei raggi solari ad Alessandria, basandosi sulla proiezione delle ombre.
Estrapolare la misura della circonferenza della Terra (sferica!) da questo angolo e dal relativo segmento di circonferenza (distanza Alessandria-Siene) è una semplice applicazione di geometria. Semplice almeno se si ricordano le rette parallele tagliate dalla trasversale e le proporzioni.

La misura di Eratostene (252.000 stadi) è straordinariamente vicina ai 40.000km circa, con un errore compreso tra il -2,4% e lo +0,8%, grazie alla stima molto precisa della distanza tra Alessandria e Siene. A questa aveva provveduto il Fisco egiziano, che effettuava rilievi molto precisi sul territorio. Già, il Fisco.

Internet e la conoscenza

Torniamo ai nostri giorni e al problema del contrasto alle teorie strampalate sul Web.
La soluzione sarebbe quella di un algoritmo di ranking delle informazioni, molto complesso da rendere affidabile.
Il ranking di Google, ad esempio, partì basato sul concetto di link popularity, per essere successivamente integrato e corretto. Di base, però, rimane il concetto che più siti (a loro volta affidabili) puntano a una pagina, più sarebbe affidabile l’informazione veicolata da quella pagina.
Se dieci anni fa poteva essere un’assunzione ragionevole, oggi lo è decisamente meno: una bufala ripresa da un’orda di blog e siti di news rischia di esser presa sul serio, implicitamente rafforzando la presunzione di affidabilità del sistema.

Anche l’algoritmo di Facebook, che mi propone informazioni affini alle mie posizioni, rischia di rafforzare la presunzione di affidabilità di pagine che sono lontane dal rigore scientifico.


Come ce ne usciamo?

Al momento nessuno ha la ricetta, anche perché c’è l’ulteriore complicazione che la ricetta stessa deve consentire di rispettare i budget pubblicitari su cui vivono Google, Facebook e compagnia informando. E, a dirla tutta, sarà bene guardare con attenzione a quanto ci verrà proposto sul tema: le manipolazioni dell’opinione pubblica non sono ormai solo un sospetto ma una realtà certificata, vedi lo scandalo Cambridge Analytica.

La sola difesa che rimane, oggi, è quella di trattenere la manina che sta per condividere un articolo, prendendosi una decina di minuti per risalire alle fonti della notizia. Se non si ha tempo, meglio non condividere, piuttosto che rischiare di diffondere sciocchezze. Occorre sempre ricordare che condividere un’informazione su un argomento su cui non siamo formati correttamente, è una delega in bianco, un attestato di fiducia incondizionata in chi ha confezionato quella informazione.
Il concetto è da applicare a ogni tipo di situazione: diffidare di immagini ad effetto, titoli che indignano, articoli che sorvolano sulle fonti. Qualunque sia la direzione da cui arriva l’informazione, che sia una pagina Facebook o un messaggio Whatsapp.
Per semplificarsi la vita meglio seguire alcuni criteri base:

  1. condividere informazioni su cui siamo solidamente formati;
  2. se siamo fuori dal nostro ambito di conoscenza ferrata, selezionare un numero limitato di siti di cui ci si fida, e dai quali si può condividere dopo un minimo di controllo;
  3. per tutti gli altri siti, meglio controllare molto bene le fonti; se non si ha tempo, non condividere;
  4. affidarsi a pochi ma solidi siti di verificatori (debunker) da consultare in caso di dubbio; ne suggerisco un paio: Il Disinformatico, con relativa pagina Facebook e il blog di David Puente, che si  può seguire anche su Facebook.

Mi chiamo Pasquale Petrosino, radici campane, da un paio d’anni sulle rive del lago di Lecco, dopo moltissimi anni vissuti a Ivrea.
Ho attraversato 40 anni di tecnologia informatica, da quando progettavo hardware maneggiando i primi microprocessori, la memoria si misurava in kByte, e Ethernet era una novità fresca fresca, fino alla comparsa ed esplosione di Internet.
Tre passioni: la Tecnologia, la Matematica per diletto e le mie tre donne: la piccola Luna, Orsella e Valentina.
Potete contattarmi scrivendo a: p.petrosino@inchiostrovirtuale.it

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