Del calcetto di Natale (o di Ponzio Pilato)

Il calcetto che ha luogo a cavallo fra Natale e Capodanno per smaltire i pasti delle feste è ormai una vera e propria tradizione natalizia, di cui forniamo una pratica guida.

Durante le festività natalizie, le disamine e le celebrazioni delle tradizioni proprie di questo periodo dell’anno, sono un elemento essenziale per essere pronti al Natale che verrà. Nel lungo cammino che porta al 25 dicembre e poi, tutto d’un fiato, al 6 gennaio, i primi approfondimenti riguardano la decorazione delle case affinché queste siano consone al tanto atteso spirito natalizio: dal tipo di albero utilizzato al vischio sino al presepe, non vi è possibilità di non trovare veri e propri decaloghi per non sbagliare neanche il più piccolo dettaglio nella loro realizzazione. Lo stesso può dirsi per le località scelte per trascorrere le vacanze: chi non si è imbattuto almeno una volta in un articolo dal titolo “I 5/10/50 posti preferiti dagli Italiani per trascorrere le feste di Natale”? La mappatura del globo terracqueo è quantomai esaustiva. In ultima istanza poi c’è una vera e propria imposizione di ricette natalizie, che sembra posta in essere dal MinCulPop piuttosto che da cuochi, aspiranti tali o addirittura da food blogger.

Uno spam continuo di piatti che compaiono via social e mail.

Nota a proposito di spam e cibo: fa sempre bene ricordare lo sketch dal quale proviene proprio il termine spam, che indica pubblicità virale non richiesta.


In questo immenso panorama culturale nazionalpopolare, però, viene ignorata un’ultima tradizione (perché tale ormai è) che segna inevitabilmente le vacanze di gran parte di noi: il tragico calcetto natalizio, in particolare quello che si svolge a cavallo fra Natale e Capodanno. Si cercherà allora di fornire una guida per questo doveroso rituale del quale troppo spesso ci si dimentica, per tracciarne tutte le peculiarità.

Partiamo da un presupposto: il calcetto natalizio è ontologicamente diverso da qualunque altro calcetto dell’anno e non solo per collocazione temporale.

Se di solito nel resto dell’anno le motivazioni principali per giocare sono la componente ludica e quella del mero allenamento, per gli incontri che hanno luogo fra il 27 ed il 30 dicembre lo scopo è uno solo: smaltire i clamorosi pasti che ci hanno appesantito oltremodo nei giorni precedenti. La certificazione di ciò è contenuta nel messaggio di invito alla partita (ricevuto o inviato) il quale contiene immancabilmente un inciso breve ma ricco di significati impliciti: il calcetto si fa “giusto per smaltire”.

Con questa frase si sottintende che:
  1. siamo tutti nella stessa condizione psicofisica;
  2. nessuno dovrebbe avere particolari pretese agonistiche nel corso del match;
  3. si deve smaltire ma non troppo, perciò basta correre poco (punto strettamente connesso al precedente), con buona pace di quello che rileverà la heat map di ogni giocatore.

Heat map

Nota numero 2: una heat map è una mappa (come quella qui sopra) che indica le zone in cui un giocatore si è mosso e ha partecipato al gioco. Qui in alto la più classica heat map del tipico attaccante del calcetto natalizio che difficilmente ha la forza fisica e mentale per uscire fuori dall’area di rigore avversaria.


La prima implicazione pratica riguarda la composizione delle rose: se nel resto dell’anno c’è generalmente spazio solo per appassionati, habitué o semplicemente per persone più allenate, la piccola postilla di cui sopra estende il parco dei possibili partecipanti praticamente a chiunque, anche ai meno avvezzi allo sport (o al calcetto nello specifico). Questi ultimi infatti, forti delle implicazioni appena elencate, sentono che la propria disabitudine al movimento e la propria scarsa forma fisica possano passare maggiormente inosservate. Una sorta di “partita franca” che permette loro di giocare psicologicamente liberi da qualunque senso di inadeguatezza; un riconciliarsi con il proprio corpo bellissimo e terapeutico. Non solo: il particolare periodo in cui la partita viene organizzata permette l’adesione di individui che normalmente sono troppo impegnati per partecipare o che, addirittura, studiano o lavorano lontano da casa. Così facendo aumenta il numero di giocatori occasionali a discapito della quota di “calcettisti seriali”, i quali faranno meglio a deporre qualunque velleità agonistica, che talvolta contraddistingue un normale calcetto nel resto dell’anno.

Nonostante tutte queste attenuanti, però, c’è un enorme peso psicologico che grava sui giocatori: il cenone del 31 dicembre.

Con che spirito infatti si può affrontare una partita per bruciare un pranzo come quello di Natale (oltre la cena della Vigilia) se di lì a brevissimo tempo ci sarà un impegno enogastronomico di egual portata? I più fragili psicologicamente allora potrebbero crollare sotto il peso di questa incombenza e tirare i remi in barca ancor prima di quanto ci si potrebbe aspettare: il pensiero (inconscio o meno che sia) potrebbe essere che di lì a poco tutti quegli sforzi saranno vanificati dalla cena dell’ultimo dell’anno, solitamente abbastanza pesante da impedire di giocare nuovamente per un lasso di tempo sufficiente a rendere vano tutto “l’allenamento” del calcetto natalizio. Questo ostacolo deve essere superato per dare un minimo di dignità al calcetto natalizio, che altrimenti diventerebbe un mero calcetto di Ponzio Pilato fatto per pulirsi la coscienza e non altro. Ipotesi tutt’altro che infrequente.


A questo punto la scelta su che tipo di calcetto avere sta a voi lettori.

Soprattutto sta a voi valutare l’opportunità di organizzarlo o meno. Gli ostacoli per mettere in campo lo spirito giusto sono tanti, perché in effetti oggi c’è la Serie A e forse le partite è meglio guardarle che giocarle, domani sarà già l’ultimo dell’anno ed è forse troppo tardi per pensare di imbastirne una senza che diventi pilatesca. Magari è meglio aspettare l’anno nuovo, quando si avrà più voglia e si sarà più in forma.

Sarebbe un peccato, però, far venir meno quella che ormai è una grande tradizione natalizia.

Studente di Giurisprudenza – si spera per poco – iscritto all’ordine dei pubblicisti. Per deformazione professionale seguo qualunque fatto d’attualità. Non sono malato di sport, mi limito a scandire i periodi dell’anno in base agli eventi sportivi. Ogni tanto provo a fare il nerd, con risultati alterni.
Potete contattarmi scrivendo una mail: l.picardi@inchiostrovirtuale.it

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