DAS: sintomi e gestione del disturbo nei bambini

Sulla scia del tema mensile, di cui abbiamo parlato qui, nell’articolo affronteremo un problema molto comune nell’infanzia.

Si tratta del Disturbo di Ansia da Separazione (DAS), che può avere ripercussioni negative in età adulta, se non riconosciuto e trattato precocemente. Del 4% dei bambini interessati, infatti, si stima che più di un terzo non guarisca spontaneamente, andando incontro nel tempo ad agorafobia, attacchi di panico e depressione, minanti la qualità della vita (Ehrenreich et al., 2008). Ed è proprio per questo che i genitori, aiutati eventualmente dagli insegnanti, dovrebbero riconoscere i campanelli d’allarme e correre al più presto ai ripari.


Ma ora conosciamo meglio il nostro nemico, a partire dai sintomi che lo caratterizzano!

Cos’è il DAS? E come si manifesta?

A differenza delle edizioni precedenti, il DSM-5 colloca il DAS tra i Disturbi d’Ansia, definendolo come:

La preoccupazione eccessiva, o inappropriata rispetto all’età, al pensiero di doversi allontanare da casa o dalle figure più importanti. 

Di solito si tratta dei genitori, soprattutto la madre, benché possano essere coinvolti i parenti o le baby-sitter. La paura che possa capitar loro qualcosa di brutto, durante la lontananza, è talmente forte che i bimbi fanno di tutto per evitare la separazione e possono addirittura somatizzarla, con manifestazioni fisiche che il medico dovrà escludere come secondarie ad altre malattie. A causa della forte ansia, quindi, i bambini si rifiuteranno di dormire o stare soli in casa, andare a scuola o partecipare a qualsiasi attività che li tenga lontani dai genitori, con forti ripercussioni sul piano sociale, familiare e cognitivo.

Questi sintomi, che possono insorgere a qualsiasi età, dovrebbero durare almeno quattro settimane (Carmassi et al., 2015). Per una questione di ordine e semplicità, li classificheremo in sintomi psichici, comportamentali e fisici. Vediamoli!

Sintomi psichici

L’ansia è il sintomo cardine del DAS e si manifesta in prossimità, o al solo pensiero, della separazione dalle figure importanti. Il bambino, infatti, teme che possano andarsene senza fare più ritorno o che possa accadergli qualcosa di brutto in loro assenza. La preoccupazione può svilupparsi in seguito ad eventi stressanti, come lutti e divorzi, benché gli studi rivelino che in questi casi, il rischio, aumenti significativamente solo nei bambini di circa 2 anni (Battaglia, 2015). Come vedremo più avanti, invece, le cause sono da ricercare altrove in quelli più grandi.

Sintomi comportamentali

Attraverso pianti, capricci e scatti d’ira, il bambino comunica la volontà di non volersi separare da casa propria e dai genitori. E questi ultimi, pur di non farlo soffrire, lo assecondano, permettendogli di dormire con loro, di assentarsi da scuola e così via. Così facendo, però, non fanno altro che rinforzare il disturbo, peggiorando ulteriormente la situazione (Ehrenreich et al., 2008).

Sintomi fisici

Diversi autori riportano la somatizzazione dell’ansia nei bambini, che può manifestarsi in svariati modi (Ciechomski et al., 2004; Ehrenreich et al., 2008). Vediamo i più comuni!

Sintomi gastrointestinali:
  • nausea,
  • vomito,
  • mal di stomaco,
  • mal di pancia,
  • diarrea.
Altri sintomi:
  • sudorazione,
  • tachicardia,
  • respiro corto,
  • fame d’aria,
  • mal di testa,
  • vertigini,
  • incubi,
  • disturbi alimentari.

A proposito di disturbi alimentari, cliccate qui per scoprire qual è il più diffuso!


Ma quali sono le cause del DAS? Esistono dei fattori predittivi del disturbo? La risposta a questi, e altri interrogativi, nel prossimo paragrafo!

Epidemiologia del fenomeno

Come accennato nell’incipit, il DAS infantile ha una prevalenza del 4%. Una percentuale piuttosto bassa, visto che tutti i bambini manifestano l’Ansia da Separazione (AS), a partire dai 6 ai 12 mesi. Quest’ultima è una condizione fisiologica, che generalmente regredisce verso i 3-6 anni, legata indissolubilmente all’evoluzione dei mammiferi e del genere umano in particolare (Battaglia, 2015).

Ansia da Separazione (AS) ed evoluzione

La nascita dei primi mammiferi, infatti, è associata alla comparsa di nuove aree cerebrali, quali la corteccia cingolata e la divisione talamo-cingolata, responsabili dell’acquisizione di comportamenti che rinforzano il legame tra genitori e figli e, di conseguenza, la dipendenza dei secondi dai primi. Dei tre nuovi comportamenti, cioè: l’allattamento (nursing), il gioco (play) e la chiamata di separazione (separation call), quest’ultimo sembra essere il più importante nello sviluppo dell’AS, in quanto permette al piccolo di esprimere dolore, rabbia e altri bisogni fisiologici alla madre, rendendo il loro rapporto più chiaro e interattivo.

Negli umani, tuttavia, l’importanza della separation call viene amplificata. I cuccioli d’uomo, infatti, dipendono maggiormente dai genitori, a fronte di un cervello proporzionalmente più grande rispetto a quello degli altri mammiferi, destinato ad accrescersi di un fattore 3,3 dalla nascita all’età adulta (contro il fattore 2,5 degli scimpanzé, la specie più prossima all’uomo). Ciò implica che, se da un lato, un cervello più grande permette di acquisire una gamma più ampia di comportamenti, dall’altro, invece, servirà più tempo per impararli, durante il quale i bimbi avranno bisogno di essere curati dai genitori. La dipendenza prolungata da questi ultimi e la relativa Ansia da Separazione, dunque, sono il prezzo da pagare per questo vantaggio evolutivo!

Riassumendo, quindi, l’AS nasce dall’esigenza innata dei bimbi di essere accuditi, fino a quando non potranno gestirsi da sé.


Arrivati a questo punto, tuttavia, una domanda sorge spontanea.

Perché l’AS diventa patologica? 

Il DAS, inteso come la forma patologica dell’AS, può svilupparsi a causa di fattori genetici e ambientali, come gli atteggiamenti che scoraggiano l’autonomia del bambino. Nella fattispecie, l’invadenza dei genitori è un fattore di rischio specifico, nei bambini ai quali è stata diagnosticata l’ansia (Ehrenreich et al., 2008).

L’invadenza è caratterizzata da un controllo sproporzionato della vita filiale. Dalle emozioni alle attività di routine, come il semplice vestirsi o il prepararsi per andare a letto, tutto viene controllato da genitori iperprotettivi e troppo coinvolti. Questi atteggiamenti, volti a prevenire lo stress del bambino, in realtà sono deleteri per il suo sviluppo, perché lo rendono sempre più dipendente dalle loro cure.

Battaglia (2015), inoltre, ipotizza che alla base del DAS possano esserci la mancanza di affetto e la depressione materna, così come un clima di tensione dovuto a problemi economici o di altro tipo.


Ma ora, chiariti i sintomi e le cause, vediamo su cosa si basa la diagnosi!

Diagnosi del Disturbo di Ansia da Separazione (DAS)

Nonostante sia piuttosto comune tra i bambini, il DAS non è così semplice da diagnosticare: il confine tra AS fisiologica e il disturbo vero e proprio, infatti, è molto labile. L’AS, inoltre, può manifestarsi in episodi, caratterizzati dalla riacutizzazione dei sintomi e dalla remissione spontanea degli stessi, che non necessariamente portano alla diagnosi di DAS. In questi casi, infatti, l’ansia può essere dovuta a cambiamenti ambientali temporanei e sembra essere importante per l’adattamento (Battaglia, 2015).

Capiamo bene, quindi, che non è sufficiente una singola visita né il parere di un solo specialista, per identificare il disturbo (Ciechomski et al., 2004).

Detto questo, su cosa si basa la diagnosi?

La valutazione prevede sia l’intervista, grazie alla quale s’identificano i sintomi, sia l’osservazione diretta del comportamento, per avere un quadro più completo.

Valutazione dei bambini in età scolare

Per questi bambini sono presenti numerosi questionari. Tra essi uno dei più affidabili è l’ADIS-C/P, un’intervista semistrutturata rivolta a figli e genitori, valutati separatamente. Il medico, dopo aver integrato le risposte di ambedue le parti, può ottenere informazioni precise sui sintomi, incluse frequenza, intensità e durata. Altri questionari, inoltre, sono disponibili qui.

Valutazione dei bambini in età prescolare

Il Preschool Age Psychiatric Assessment (PAPA) è uno dei pochi questionari, nonché il primo, pensato apposta per i più piccoli. Si tratta di un’intervista semistrutturata rivolta a genitori, con figli di 2-5 anni, anch’esso necessario per la valutazione dei sintomi.


Abbiamo visto di cosa si tratta e perché si manifesta. Ma esistono delle cure per il DAS? Scopriamolo nel prossimo paragrafo!

Terapia del Disturbo di Ansia da Separazione (DAS)

Alla luce di quanto visto finora, è chiaro che la gestione del DAS preveda una collaborazione tra specialisti, genitori e insegnanti, per ottenere risultati ottimali. La psicoterapia, infatti, che rappresenta il trattamento elettivo per il disturbo, è più efficace quando vi è il coinvolgimento dei genitori e di altre figure, fondamentali per lo sviluppo del bambino (Ciechomski et al., 2004). Ma ora, bando alle ciance e vediamo le strategie più importanti nella gestione del DAS!

Terapia Cognitivo-Comportamentale (TCC)

Come visto in precedenza, si tratta della terapia d’elezione del DAS. Evidenze sempre più crescenti, infatti, dimostrano che la TCC riduce l’ansia e aiuta i bambini a superarla più facilmente (Ehrenreich et al., 2008). Efficace sia come terapia individuale, sia come terapia di gruppo, la TCC permette di ottenere risultati migliori quando coinvolge i genitori (Ciechomski et al., 2004).


I dati relativi all’efficacia si riferiscono ai bambini di età superiore ai 7 anni (Ehrenreich et al., 2008).


Ma ora vediamo le tecniche di cui si avvale!

Educazione all’ansia

Lo psicoterapeuta spiega al bambino cos’è il DAS, come si manifesta e quali sono i comportamenti che lo rinforzano.

Intervento sui pensieri disfunzionali

Il piccolo impara a riconoscere i pensieri negativi, che gli impediscono di allontanarsi da casa e dai genitori, e a sostituirli con quelli realistici.

Esposizione 

Il bambino si espone gradualmente alle situazioni ansiogene, nella fattispecie la separazione dalle figure importanti. Il motivo? Capire che non esiste un pericolo reale quando ciò avviene.

Rinforzo

Al raggiungimento degli obiettivi prefissati, il bimbo riceve una ricompensa, per far si che rimanga sulla buona strada.

Modellamento

Lo psicoterapeuta usa l’adulto come modello, in modo che il bambino capisca come affrontare la separazione dai genitori.

Rilassamento e meditazione

Diverse tecniche, come il rilassamento muscolare, la respirazione diaframmatica e la meditazione, possono placare l’ansia. Perciò potrebbero essere utili prima di andare a scuola o in vista di qualsiasi attività ansiogena.

Costruzione della resilienza

Il bambino impara a usare le tecniche apprese in terapia, per venir fuori dai momenti difficili.

Parent training

I genitori vengono istruiti a reagire nel modo giusto alle richieste dei figli, evitando così di rinforzare il DAS.

E i farmaci?

Nei casi più severi, in aggiunta alla psicoterapia, si possono prescrivere gli psicofarmaci. Tra questi l’imipramina, da assumere al dosaggio di 10-25mg la notte, purché il bambino non soffra di disturbi cardiaci (Ciechomski et al., 2004).


Bene, cari amici, per oggi questo è tutto. Prima di salutarci, vi ricordo che l’articolo ha uno scopo puramente illustrativo. Per qualsiasi dubbio o curiosità, rivolgetevi al medico o altro specialista della salute. Alla prossima!

Bibliografia e sitografia

Classe 1987. Laureata in Farmacia presso l’Università di Cagliari, ho tramutato la mia passione per le piante officinali, e molto altro ancora, in lavoro. Insieme a Virginia Taddei e Annalisa Ardesi, sono fondatrice di Inchiostro Virtuale, attraverso il quale spero di coinvolgervi nelle tematiche a me più care, quelle inerenti alla salute e al benessere. Adoro i gatti, i romanzi di Dumas e Resident Evil.
Per contattarmi mandate una mail a j.zanza@inchiostrovirtuale.it

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2 thoughts on “DAS: sintomi e gestione del disturbo nei bambini”

  1. Ciao Diana, innanzitutto ti ringrazio dei complimenti! Comunque, non sono psicologa né educatrice: per scrivere l’articolo, infatti, ho studiato il materiale disponibile su PubMed, che ho riportato proprio alla fine tra le fonti. Un caro saluto e continua a seguirci!

  2. Ciao, Jessica! 😀

    Complimenti per questo nuovo articolo! Davvero approfondito! Utilissimo!
    Non sapevo fossi anche psicologa infantile! O forse sei educatrice?

    Un abbraccio!
    Alla prossima! 😀
    Diana P.

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