Cambiamenti climatici: la teoria del sole

L’effetto del Sole sui cambiamenti climatici è una costante nel dibattito scientifico ormai da molto tempo e, alcuni scienziati, lo ritengono addirittura alla base del riscaldamento globale. Ma è realmente così?

Per i fisici del Sole, alla base della previsione dei cambiamenti climatici c’è l’attività solare, riconosciuta come fattore costante e determinante nella storia climatica del pianeta. Incrociando dati del passato della Terra con i dati ricavati dai satelliti, infatti, la fisica e l’astronomia solare si ritenevano in grado di poter avanzare delle previsioni meteorologiche accurate e formulare future evoluzioni attendibili del clima.

Molti studiosi e scienziati ritengono le macchie solari (regioni della superficie del Sole contraddistinte da una temperatura minore dell’ambiente circostante, oltre che da una forte attività magnetica) la causa alla base del riscaldamento globale e dei cambiamenti climatici. Quanto il numero di macchie solari sia attendibile come indicatore di cambiamenti climatici fu scoperto dal ricercatore danese Friis-Christensen e dai suoi collaboratori nel 1991, quando riuscirono a dimostrare la stretta correlazione tra l’attività solare e la temperatura globale nel periodo compreso fra il 1860 e il 1990.


Da allora, molti scienziati e ricercatori si sono occupati di studiare i livelli di attività solare proprio per dimostrare che il legame tra questa ed i cambiamenti climatici non è soltanto casuale.

Alcuni ricercatori dell’Università di Lund, in Svezia, sostengono di aver accuratamente ricostruito i livelli di attività solare durante l’ultima era glaciale.

Lo studio (i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Nature Geoscience) dimostra un legame inaspettato tra l’attività solare e i cambiamenti climatici. Esso mostra sia che le variazioni di attività solare non sono nulla di nuovo sia che l’attività solare influenza il clima, soprattutto a livello regionale e pertanto la comprensione di questi processi può aiutare a prevedere le mutazioni del clima in alcune regioni”.
Dr. Muscheler

Inoltre, partendo da uno studio del 2003, pubblicato nel prestigioso giornale “Geophysical Research Letters”, di un gruppo guidato dal prof. Richard Willson della Columbia University, che ha rilevato un trend in crescita della media della luminosità solare durante il periodo dal 1980 al 2002, due studiosi di fisica, Nicola Scafetta, ricercatore scientifico associato al Dipartimento di Fisica della Duke University, e Bruce West, professore nella medesima e capo del Direttorato di Scienze Matematiche e Informatiche dell’Army Research Office, hanno sostenuto che l’attività solare ha un maggior peso nell’incremento delle temperature registrate negli ultimi venti anni di quanto si possa credere. Il metodo usato nella loro ricerca ha preso in esame i cambiamenti solari su periodi di 22 anni invece che 11 e la conclusione alla quale sono arrivati è che il Sole può aver contribuito dal 10% al 30% al riscaldamento globale superficiale tra 1980 e 2002.


Lo scorso anno un celebre astrofisico, Stuart Clark, nel libro “L’Universo, questo sconosciuto” ha riaperto la questione dell’impatto del Sole sui cambiamenti climatici, riproponendo gli interrogativi sulla plausibilità della CO2 antropica come unico fattore alteroclimante.

Clark, citando una serie di studi e rilevazioni che correlano le variazioni climatiche agli andamenti periodici dell’attività solare piuttosto che alle attività umane, parte da un presupposto: se i cambiamenti climatici fossero correlati a cause naturali dell’atmosfera, come i cicli dell’attività solare, invece che al tasso di CO2 antropica, fattore non presente nel passato della Terra, significherebbe che questi cambiamenti non sono inediti e, dunque, non sono irreversibili.

Vi state chiedendo se è da queste idee che Trump fonda le sue teorie negazioniste del climate change? Assolutamente sì.

Si può escludere del tutto l’influenza di fattori naturali, quindi non inediti, dalle cause dei cambiamenti climatici?

Che l’attività solare non sia la causa principale del riscaldamento globale lo dimostra uno studio dell’Istituto sull’inquinamento atmosferico del Consiglio nazionale delle ricerche (Iia-Cnr) condotto da Antonello Pasini e Alessandro Attanasio, in collaborazione con Umberto Triacca dell’Università di L’Aquila. Lo studio, pubblicato su Environmental Research Letters, afferma che i forti raggi del sole non sono l’unica e la principale causa dei cambiamenti climatici che negli ultimi anni interessano il mondo.

Il Sole e la sua radiazione sono sempre stati considerati come cause fondamentali dei cambiamenti climatici, sia per gli influssi esercitati in passato sui periodi glaciali e interglaciali, sia per le variazioni di natura secolare o decennale. Recentemente, tuttavia, alcune ricerche hanno fornito un’evidenza empirica di trend opposti per temperature e quantità di radiazione solare relativamente agli ultimi decenni. I nostri risultati mostrano come la causa solare dei cambiamenti climatici sia stata fondamentale fino agli anni ’50 del secolo scorso perdendo poi progressivamente importanza dagli anni ’60, fino a che la significatività del legame causa-effetto tra Sole e temperature globali è scomparsa quasi completamente a partire dagli anni ’70.
A. Pisani

Gli scienziati, pur ammettendo che la variazione dell’attività solare sia stata in passato uno dei possibili fattori che hanno influenzato le temperature, ritengono che oggi la gran parte del surriscaldamento globale sia dovuta ad un’eccessiva concentrazione della CO2 e degli altri gas presenti nell’atmosfera a causa di emissioni non più solo di origine naturale, ma anche antropica.

I principali responsabili sono i combustibili fossili, l’incremento di metano e ossido di diazoto, principalmente dovuto al settore agricolo e la deforestazione, che contribuisce all’aumento di diossido di carbonio nell’atmosfera.

Purtroppo le teorie negazioniste sono dure a morire, soprattutto perché ancora sponsorizzate in maniera scellerata da Trump, da sempre fermamente convinto che il riscaldamento globale sia una invenzione dei cinesi per azzoppare l’economia americana e, anzi, potrebbe far comodo agli americani visti gli inverni sempre più rigidi.

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Per ora né gli appelli della comunità scientifica e delle star né le figuracce in mondovisione sono riuscite a far cambiare idea a The Donald, che, per volare verso Singapore per il vertice con Kim Jong un, non ha partecipato alla riunione sulla questione del clima al G7, tenutosi pochi giorni fa in Canada, confermando ulteriormente le sue posizioni sul tema.

Laureata in giurisprudenza e redattrice, nonché co-fondatrice di Inchiostro Virtuale.
Mi piace dire che ho un occhio sempre puntato sul mondo e per questo troverete il mio radar puntato sulla politica e in generale su tematiche di attualità.
Potete contattarmi inviando una mail a v.taddei@inchiostrovirtuale.it

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