Boyan Slat: il sogno di ripulire gli oceani prende vita

Boyan Slat, olandese classe 1994, rovescia la percezione del problema di come ridurre il consumo della plastica nel mondo e fonda The Ocean Cleanup.

Nel 2012 Boyan Slat, appena 16enne, iniziò a cercare una soluzione semplice per un problema molto complesso: in che modo sarebbe possibile ripulire gli oceani dalla plastica?

Mentre si trovava in vacanza in Grecia, Slat rimase sconcertato dalla enorme quantità di plastica che inquinava il mare. Dal momento che impedire che questa venisse riversata in acqua appariva una lotta contro i mulini a vento, il giovane olandese spostò il focus del problema e si interrogò sulla possibilità di riuscire a raccogliere quella già presente in mare.

Nel febbraio di cinque anni fa, l’allora 18enne Boyan Slat abbandonava per sempre gli studi di ingegneria aerospaziale per dedicarsi ad un sogno: creare un sistema di autopulizia degli oceani basato sullo sfruttamento delle maree e delle correnti.

Nel 2013 ha fondato a questo scopo la società The Ocean Cleanup, con la quale ha ottenuto, grazie al crowdfunding, oltre due milioni di dollari in 100 giorni, con il contributo di 38mila sostenitori originari di 160 Paesi, e creato il primo prototipo di barriera sottomarina per avviare il progetto ambientalista più vasto e ambizioso mai realizzato.

Nel 2016, il progetto illustrato da Boyan Slat ha trovato concretizzazione, anche grazie al sostegno del governo olandese e della Royal Boskalis Westminster, una società specializzata in infrastrutture marine. Ad oggi, la sua invenzione, inserita tra le migliori del 2015 da Time e che gli è valsa un posto nella lista di Forbes degli Under 30 più brillanti al mondo, ha raccolto oltre 30 milioni di dollari di donazioni da privati.

Boyan Slat Team

Slat ha creato un team di 80 studiosi, tra biologi e ingegneri, per trovare una tecnologia del tutto nuova, sostenibile e capace di resistere alla forza del mare aperto. Dopo aver avviato nel settembre del 2017 una mappatura degli oceani per comprendere la reale dimensione dell’inquinamento da plastica, a giugno del 2018 è stato installato il primo prototipo nel Mare del Nord, luogo ideale per testare la resistenza del dispositivo dato che lì si registrano tempeste molto più forti che non resto del mondo.

Ma come funziona l’Ocean Array Cleanup?

Per farla semplice, l’idea di Boyan Slat prevede un sistema di tubi galleggianti, sospesi ma legati alle ancore in profondità, che accumuli la plastica in superficie sfruttando il flusso delle correnti, senza l’ausilio di motori o uomini a pilotarlo. Il dispositivo è profondo circa 3 metri ed è in grado di intercettare la maggior parte della plastica che galleggia in superficie e le panne assorbenti di cui è dotato bloccano i rifiuti lavorando come una sorta di imbuto: la plastica convogliata nella parte centrale viene raccolta una volta al mese e portata in una piattaforma, per poi essere filtrata, separata dal plancton e conservata per il riciclo.

Boyan Slat Invention

Dopo uno studio di fattibilità di due anni, il 9 settembre scorso è salpato il primo boomer da San Francisco diretto verso il Great Pacific Garbage Patch, un’isola di rifiuti che si estende su un’area grande tre volte la Francia a metà strada tra la California e le Hawaii: sarà un test che cercherà di osservarne il funzionamento sul campo e rilevare eventuali problemi prima che altri boomer vengano spediti in tutti gli oceani nel 2020.

Il biologo italiano Francesco Ferrari, che lavora per The Ocean Cleanup, ha spiegato:

passeremo un mese su una barca a 50 miglia nautiche da San Francisco a osservare il funzionamento del tutto. Il design definitivo prevede un tubo curvo e galleggiante lungo 600 metri, a cui è agganciato uno «schermo» di poliestere profondo 3 metri e non una rete, molto più rischiosa per gli animali. Lasciato al largo da una nave e controllato poi via Gps, il sistema (se tutto andrà bene) creerà una zona calma dove si accumulerà la plastica che ogni mese verrà recuperata con delle barche per essere riciclata.

L’invenzione di Slat sarà a impatto zero visto che per l’accumulo della plastica si affiderà completamente alle correnti oceaniche naturali e non richiederà alcuna fonte di energia esterna. Tutta l’elettronica utilizzata sarà alimentata dall’energia solare.

Boyan Slat

L’obiettivo è recuperare entro il 2040 il 90% della plastica che oggi si trova in superficie al ritmo di 5 tonnellate al mese. Secondo i modelli della Ocean Cleanup, il dispositivo potrebbe ripulire il 50% del Great Pacific Garbage Patch in 5 anni.

Combinando la pulizia con la riduzione della produzione sulla terraferma, potremmo tornare ad avere oceani liberi dalla plastica entro il 2050.

Laureata in giurisprudenza e redattrice, nonché co-fondatrice di Inchiostro Virtuale.
Potete contattarmi inviando una mail a v.taddei@inchiostrovirtuale.it

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