Asia Argento: da #MeToo a #YouToo

Asia Argento è di nuovo al centro di uno scandalo per molestie sessuali dopo la pubblicazione di una inchiesta del New York Times, questa volta però non come vittima, ma come carnefice.

Secondo quanto rivelato dal New York Times, Asia Argento avrebbe versato 380mila dollari all’attore Jimmy Bennet, oggi 22enne, suo coprotagonista nel film del 2004 “Ingannevole è il cuore più di ogni cosa”, che l’aveva accusata di violenza sessuale per fatti risalenti al 2013, quando lui era ancora minorenne.

Ad incastrare l’attrice italiana sarebbe un selfie del maggio del 2013 che ritrae i due a letto, inviato alla stampa proprio da Bennet per 28mila dollari. Non solo, il NYT riporta anche i dettagli del pagamento pattuito tra le parti: 380mila dollari da versare in un anno e mezzo, con una prima tranche da 200mila dollari, versata dall’attrice nell’aprile del 2018.

Rivelazioni che hanno scosso e non poco il già precario equilibrio del mondo del cinema. Asia Argento era stata, infatti, tra le prime donne a denunciare le molestie subite dal produttore Harvey Weinstein e a farsi portavoce del movimento #MeToo, anche con un discorso sul tema delle molestie al Festival del cinema di Cannes 2018.

Oltre a negare tutte le accuse, la Argento ha fornito in una nota la sua versione dei fatti:

Quello che mi ha legata a Bennett per alcuni anni è stato solo un sentimento di amicizia terminata quando, dopo la mia esposizione nella nota vicenda Weinstein, Bennett inopinatamente mi rivolse una esorbitante richiesta economica. Bennett sapeva che il mio compagno, Anthony Bourdain, era percepito quale uomo di grande ricchezza e che aveva la propria reputazione da proteggere in quanto personaggio molto amato dal pubblico. Anthony insistette che la questione venisse gestita privatamente e ciò corrispondeva anche al desiderio di Bennett. Anthony temeva la possibile pubblicità negativa che tale persona, che considerava pericolosa, potesse portarci. Dunque, questo è l’ennesimo sviluppo di una vicenda per me triste che mi perseguita da tempo e che, a questo punto, non posso che contrastare assumendo nel prossimo futuro tutte le iniziative a mia tutela nelle sedi competenti”.

Negli sms pubblicati dal sito Tmz, però, si legge una conversazione tra Asia Argento ed il compagno Anthony Bourdain, autore di “Kitchen Confidential”, scomparso a giugno, nella quale l’attrice ammette di aver avuto un rapporto sessuale con Bennet ed è proprio il cuoco ad insistere nel volerlo pagare di tasca sua per chiudere la questione.

Ulteriori sms sono stati diffusi sempre dal sito Tmz, questa volta tra Asia Argento e l’amica, ormai ex, Rain Dove, altra importante sostenitrice del movimento #MeToo. Proprio la modella americana ha ammesso di essersi rivolta alla polizia perché indagasse sulla vicenda, dopo aver cercato di convincere l’amica a farsi avanti.

Così come fu per Kevin Spacey in America e per Fausto Brizzi in Italia, la gogna mediatica e le ripercussioni lavorative non si sono fatte attendere.

Dopo essere stata disconosciuta dal movimento #MeToo e attaccata su tutte le piattaforme social da attrici, politici e personaggi televisivi, è arrivata la presa di posizione di Sky, che ha scaricato Asia Argento per l’imminente nuova edizione di X-Factor, di cui l’attrice ha già girato le puntate che precedono i live. Inoltre, la CNN ha rimosso gli episodi che vedevano Asia Argento protagonista di “Anthony Bourdain: Parts Unknown”, la trasmissione di cucina del defunto compagno dell’attrice.

Ma a risentirne è anche il movimento #MeToo?

Secondo Tarana Burke, una delle fondatrici di #MeToo, episodi come questo non devono servire per mettere il movimento sotto una cattiva luce.

Il cambiamento potrà succedere solo se apriremo il vaso di Pandora e ci abitueremo alla scomoda realtà che non esiste una vittima modello. Siamo tutti esseri umani imperfetti e dobbiamo rendere conto per il nostro comportamento individuale. Persone ciniche useranno singoli esempi di cattivo comportamento delle donne per sostenere che le molestie sessuali e l’aggressione non fanno parte della misoginia strutturale, anche se tali abusi non hanno alcun genere; ignorate queste persone, hanno scarso interesse per la giustizia.

Laureata in giurisprudenza e redattrice, nonché co-fondatrice di Inchiostro Virtuale.
Mi piace dire che ho un occhio sempre puntato sul mondo e per questo troverete il mio radar puntato sulla politica e in generale su tematiche di attualità.
Potete contattarmi inviando una mail a v.taddei@inchiostrovirtuale.it

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