Acqua potabile in Cina: un’emergenza nazionale

Quando si pensa ai problemi ambientali della Cina, la prima immagine che salta subito in mente è quella relativa alle città invase dallo smog. Raramente si fa, invece, menzione a un’altra situazione altrettanto preoccupante: la carenza di acqua potabile.

Iniziamo da qualche dato. Un rapporto ambientale pubblicato nel 2014 ha stimato che 280 milioni di cinesi, circa il 20% della popolazione del Paese, non beve acqua potabile. Non solo, 110 milioni di essi abita a meno di un chilometro da siti industriali fortemente inquinanti, quali centrali termiche, petrolchimiche o a carbone.

Il problema non è meno evidente nelle grandi città. Uno studio del 2015 ha rilevato che l’85% dell’acqua dei principali fiumi di Shanghai non è potabile, mentre il 56,4% di essa è addirittura inutilizzabile per qualsiasi scopo. Quest’ultima condizione è presente invece nel 40% dell’acqua di Pechino. Ancora più allarmante la situazione nella città portuale di Tianjin, non molto distante dalla capitale: qui l’acqua non potabile raggiunge il 95%,

Acqua potabile cancerogena

Anche quella che in teoria è acqua potabile non è del tutto sicura. Un articolo pubblicato su Science ha infatti evidenziato la presenza di arsenico nelle falde freatiche usate per l’acqua da bere. Un pericolo che riguarda quasi 20 milioni di cinesi. Inutile dire che le conseguenze potrebbero essere molto gravi, rappresentate da disturbi cardiovascolari, diabete o tumori. Come si può notare nell’immagine seguente, il rischio maggiore è per i residenti nelle zone rurali nella Cina occidentale.

Acqua potabile in Cina: un'emergenza nazionale - Livelli di arsenico nell'acqua - © Rodriguez-Lado et al

Livelli di arsenico nell’acqua in Cina – © Rodriguez-Lado et al.; Science 341 (6148)

Una ricerca del 2016 della Tsinghua University’s School of Environment ha invece rilevato, in campioni provenienti da 44 città di 23 province, la presenza di NDMA. Questo viene impiegato nel processo della disinfestazione del cloro, e viene considerato, al pari delle nitrosammine, un “contaminante emergente”. Si tratta di un agente potenzialmente cancerogeno, anche se i livelli riscontrati nelle acque di rubinetto cinesi non dovrebbero essere tali da giustificare la formazione di tumori (maggiori dettagli in tal senso li trovate qui, insieme ad ulteriori spiegazioni su cosa sia l’NDMA).

In ogni caso non ci sono dubbi in merito all’esistenza dei “villaggi del cancro“, tanto che anche il governo cinese l’ha confermata. Come si può intuire dal nome, riguardano oltre 400 località che a causa dell’eccessivo inquinamento dell’acqua, oltre che dell’aria, sono caratterizzate da un’alta incidenza di tumori. Tra le malattie più diffuse c’è sicuramente la fluorosi scheletrica, dovuta all’eccessiva assunzione di fluoro, che può portare anche alla paralisi.

Un bene scarso

Ma perché i cinesi bevono l’acqua anche se è inquinata? La risposta è che spesso, purtroppo, non possono fare diversamente. Tra i tanti problemi che affliggono la Cina c’è infatti anche quello della scarsità d’acqua.

Il motivo per cui l’acqua è scarsa è legato a questioni geografiche. Nel nord della Cina la popolazione è circa la metà di quella dell’intero Paese mentre le terre coltivabili sono i due terzi. Tuttavia l’80% delle risorse idriche si trova nel meridione. Per dare un’idea dell’entità del fenomeno, la disponibilità di acqua a Pechino è di 100m3 a persona, considerando che la soglia internazionale di scarsità è pari a 1000m3. Volendo fare una visuale dell’intero Paese, basti pensare che sebbene la Cina ospiti il 20% della popolazione mondiale, le sue risorse idriche sono pari invece al 7%, con il consumo di acqua pro-capite minore di quattro volte rispetto alla media mondiale.

Come se non bastasse la Cina sta avendo problemi anche di siccità, con la progressiva desertificazione del territorio. Se circa vent’anni fa i corsi d’acqua erano 50 mila, estesi per un’area intorno ai 100km2, nel 2013 si erano praticamente dimezzati. Sembra addirittura che il lago Hongjiannao possa scomparire nei prossimi dieci anni, dal momento che ogni anno perde tra i 30 ed i 60 cm di superficie. Per contro il deserto del Gobi si allarga di 3.600km2 all’anno.

Acqua potabile in Cina: un'emergenza nazionale - Lago Hongjiannao

Lago Hongjiannao

Non appare così strano, dunque, pensare che la gente sia costretta a bere la poca acqua che ha a disposizione, anche se non è del tutto pulita.


A proposito di acqua, cliccate qui per leggere l’articolo sui benefici dell’acqua minerale.


Il governo cinese negli anni ha comunque intrapreso diverse misure volte a rendere potabile l’acqua del Paese. Tuttavia si tratta di una situazione che, data la sua entità, non può essere risolta dall’oggi al domani. È necessaria invece una politica mirata e costante, in modo che la popolazione cinese possa riappropriarsi di un bene primario per troppo tempo negatole.

Classe 1986. Sono laureato in Scienze dell’Amministrazione e ho conseguito un Master in “Relazioni Industriali nel lavoro privato e pubblico”.
All’università ho scoperto la lingua cinese ed è stato amore a prima vista, tanto che da allora ho continuato a studiarla da autodidatta.
Nel blog, oltre a parlarvi della cultura cinese, cercherò di rendervi più familiare una delle lingue più incomprensibili per antonomasia.
Potete contattarmi scrivendo a: m.bruno@inchiostrovirtuale.it

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